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"La Vicìnia"
Lui dal 2006
 
I beni comuni fondamentali sono patrimonio collettivo dell’umanità
LE PROPRIETà COLLETTIVE PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI
Intervento del segretario della Proprietà collettiva di Pesariis

[Delio Strazzaboschi]
I beni comuni fondamentali sono patrimonio collettivo dell’umanità. Comprendono le cose da cui dipende la vita stessa dell’uomo, come l’acqua, la terra, l’aria le foreste e la pesca, ma anche i saperi locali, gli spazi pubblici, l’eredità genetica e la biodiversità. Ciò che contraddistingue i beni comuni, o usi civici, è la forma comunitaria della proprietà, che non è pertanto né pubblica né privata. Essi sono mezzi di sussistenza; non sono però merci, ma spazi di auto-organizzazione sociale e produttiva delle comunità, cui è affidato il controllo delle risorse naturali e che si contrappongono oggettivamente al mercato del capitalismo neoliberista.

Contrariamente a quanto si crede, le proprietà collettive esistono e sono importanti anche nei Paesi avanzati. In Italia, ad esempio, dove tutto o quasi è stato privatizzato, esse ricoprono ancora un sesto del territorio nazionale (circa 50 mila kmq), rispetto ai due terzi del momento dell’unificazione italiana. Basti ricordare che l’urbanizzazione del secondo dopoguerra è stata realizzata al 90% su terre di uso civico, illegittimamente vendute dai Comuni, che invece dovevano conservarle, e nonostante l’esplicito divieto di legge. Ma la modernità comporta anche negare l’evidenza: negare che beni comuni e usi civici siano ancora importanti, non riconoscere che le diverse forme di proprietà delle risorse naturali hanno conseguenze assai diverse sullo stato dell’ambiente. E, in fondo, il prevalere dell’egoismo proprietario e della sua incondizionata difesa, riducendo al minimo qualsiasi vincolo socio-ambientale, e subordinando l’interesse pubblico a quello privato.
Per difendere i beni comuni e i valori di solidarietà sociale, e sostenibilità ecologica che essi rappresentano, serve perciò oggi una vera e propria rivoluzione culturale. Perché il capitalismo è in crisi: per sopravvivere, fa la guerra permanente, trasforma i lavoratori in merci, privatizza la natura. Serve anche una riflessione teorica sul significato di modernità e progresso, sui relativi prezzi da pagare e sulla stessa democrazia, ormai ridotta a vuoto guscio. C’è chi si chiede infatti come sia possibile fare società e stare assieme se non si ha più nulla da condividere e spartire, sia a livello materiale che sociale. Se i cittadini sono solo portatori di interessi, consumatori, la sovranità dei consumatori sostituisce quella dei cittadini. Ma, per ironia, i consumatori non superano l’11% della popolazione mondiale e pertanto viene avanti la democrazia dell’11%, quella dei ricchi e dei privilegiati!
Riprendere la discussione sui beni comuni, su 50 mila kmq di proprietà collettive italiane (anche ipotizzando la generalizzazione di singole buone pratiche di rivitalizzazione gestionale), è sicuramente utile, e forse decisivo.