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"La Vicìnia"
Març dal 2006
 
Da sinistra: Marcello Marian, Alberto Germanò, Paolo Vitucci, Pietro Nervi, Carlo Grgic e Stefano Barbacetto all’assemblea costitutiva della Consulta, martedì 7 marzo, presso il Senato

L’indirizzo di saluto del coordinatore Carlo Grgic
DUEMILA 500 ENTI IN RETE

Con queste parole il neoeletto coordinatore della Consulta della Proprietà collettiva, Carlo Grgic di Padriciano (Ts), ha introdotto i lavori dell’assemblea costitutiva, martedì 7 marzo, presso il Senato, a Roma

Gentili signori e signore, in quest’altissima sede di Roma, sede della moderna democrazia, ricordando come proprio in questo luogo, molti decenni or sono, senatori e studiosi di grande levatura salvaguardarono lo storico principio d’imprescrittibilità dei diritti in questione, mi viene permesso l’onore di rivolgere a nome della Consulta nazionale della Proprietà collettiva a tutti i partecipanti a questa assemblea costitutiva – autorità, presidente dei lavori, relatori, amministratori delle proprietà collettive, funzionari della pubblica amministrazione, studiosi della materia, colleghi ed amici – il caloroso saluto di benvenuto ed il vivo ringraziamento per aver accolto il nostro invito a partecipare all’assemblea costitutiva della Consulta nazionale della Proprietà collettiva.
Con grande soddisfazione abbiamo accolto le adesioni che sono state tante ed inaspettate, giunte da diverse parti d’Italia. Ringrazio nuovamente i numerosi convenuti, provenienti da Campania, Lazio, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, segno evidente del profondo interesse diffuso per queste antiche forme di proprietà terriera, della loro importanza e delle loro potenzialità sotto il profilo economico, ambientale, sociale e culturale.
Vorrei, in questa occasione, illustrare brevemente le ragioni per cui è sorta questa Consulta nazionale della Proprietà collettiva; il modo in cui è stata realizzata; i programmi che ci proponiamo di svolgere.
Su proposta di un gruppo di amministratori della proprietà collettiva, in occasione dell’undicesima Riunione scientifica presso il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive si è formato un Comitato promotore per costituire la Consulta nazionale della Proprietà collettiva. Una Consulta che ha lo scopo di raggruppare tutti gli enti collettivi nel territorio italiano ed il fine di conservare, sviluppare ed approfondire le peculiarità storiche, giuridiche, culturali, istituzionali ed economiche delle proprietà collettive, dei domini civici e delle risorse naturali di collettivo godimento, nell’ottica della propria vocazione europea, attraverso ricerche, iniziative e manifestazioni idonee ad una maggiore conoscenza dell’argomento ed alla difesa dei diritti collettivi.
Un doveroso e vivo ringraziamento mio personale e del Coordinamento regionale delle proprietà collettive in Friuli-V. G. al Comitato promotore che ci ha conferito l’incarico di dare vita alla proposta per la costituzione della Consulta nazionale. Ne siamo onorati. Ringrazio per la fiducia dunque, i signori Giovanni Battista Piras, Marcello Marian, Pier Luigi Ferrari, Carlo Ragazzi, Angelo Mari, Fiorenza Dragone, Carlantonio Zanzucchi, Michele Filippini, Walter Regiani, Bruno Ferrarrotti, Stefano Lorenzi, Carlo Alberto Rossi, Nicoletta Aloisi, Cristina Gritti, Stefano Barbacetto, Luche Nazzi, Delio Strazzaboschi, Martino Kraner ed il prof. Pietro Nervi, che non hanno mancato di darci suggerimenti e consigli preziosi.
Con la costituzione della Consulta nazionale della Proprietà collettiva e con il contributo di illustri oratori e di grandi esperti di livello nazionale, ci impegniamo a creare fra i diretti interessati finalmente un confronto diretto, una giusta interpretazione ed il rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti dello stato di diritto in cui viviamo.
Le pubbliche amministrazioni, i comuni e gli uffici regionali dovrebbero, a nostro avviso, rispettare ed applicare in modo uniforme la legislazione in materia, alla luce e nel rispetto delle generali tendenze politiche dell’Unione europea in materia di autonomie locali.
Queste terre, che nella loro conduzione collettiva possono offrire ancora molto all’economia agrosilvopastorale, ricoprono circa il 10% dell’intero territorio italiano, ubicate nelle zone più diverse, in collina, in montagna, ed in prossimità delle coste. Tale stima è sicuramente approssimata per difetto, nel momento in cui non si tiene conto di migliaia, forse di milioni, di ettari che sono stati indebitamente privatizzati con occupazioni abusive mai sottoposte a controllo, con procedimenti fasulli, con provvedimenti illegittimi e arbitrari.
Sono certo che l’incontro odierno rappresenti un passo importante per far valere i nostri diritti. Gli Enti collettivi devono avere un ruolo di primaria importanza nella gestione e nell’amministrazione delle proprie terre, con la presenza dei propri rappresentanti negli organi esecutivi e non soltanto in quelli consultivi. È per questo motivo che la Consulta nazionale deve costituirsi come interlocutore unico presso il Parlamento e la pubblica amministrazione ad ogni livello di governo elettivo del territorio, mantenendo ed ampliando spazi di autonomia.
Questa nuova forma di approccio bottom-up, quale processo di gestione democratica ai fini dello sviluppo locale, dimostra un notevole potenziale, anche nella gestione della proprietà collettiva che rimane una fonte inestimabile di esperienza nella gestione partecipativa delle risorse naturali.
La Consulta nazionale della Proprietà collettiva intende operare sull’intero territorio italiano, coordinandosi con l’istituzione di Coordinamenti regionali, provinciali e comunali della Proprietà collettiva, ove mancanti, per contribuire alla pianificazione territoriale ai relativi interventi urbanistici, all’assistenza gestionale ed amministrativa, alla salvaguardia dell’identità locale contrapposta alla devastante omogeneizzazione culturale urbana, alle esigenze economiche della popolazione locale interessata, mediante forme adeguate di gestione e di conservazione, alla collaborazione con istituzioni pubbliche, con Università e Centri di ricerca nazionali. La principale intenzione della Consulta nazionale è quella di collegare oltre 2 mila 500 enti collettivi nel territorio italiano per favorire uno sviluppo e crescita sociale, culturale ed economica delle terre di collettivo godimento, per mantenere e rafforzare in capo alle comunità locali, titolari delle terre di collettivo godimento, le competenze dell’amministrazione e la gestione delle proprietà collettive (bottom-up) e per agire concretamente tramite una stretta collaborazione fra i diversi soggetti collettivi e consentire la circolazione delle informazioni elementari e la condivisione generale dei risultati ottenuti dalle singole realtà nel territorio italiano. Ma soprattutto di essere fedeli alla dichiarazione comune delle proprietà collettive sottoscritta nell’odierno atto costitutivo.