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"La Vicìnia"
Març dal 2006
 
Il documento letto a Palazzo Madama
AVVENIMENTO STORICO

L’intervento del Coordinamento regionale tra i Comitati per l’Amministrazione separata degli Usi civici e i Consorzi di Comunioni familiari delle Terre collettive del Friuli-V. G., letto alla assemblea costitutiva della Consulta nazionale della Proprietà collettiva da Maria Grazia Rega, presidente del Comitato frazionale di Valle e Rivalpo (Arta)

Il Popolo del Terre collettive della Carnia, del Carso triestino e del Friuli, rappresentato qui dal Coordinamento regionale tra i Comitati per l’Amministrazione separata degli Usi civici e i Consorzi di Comunioni familiari delle Terre collettive, partecipa con emozione e speranza allo storico appuntamento di quest’oggi.
Nella nostra regione, sono 100 mila e più i legittimi proprietari degli oltre 75 mila ettari di terre collettive, sparsi dai monti della Carnia e della Valcanale alla pianura friulana, di qua e di là del Tagliamento, dal Carso goriziano e triestino alle lagune marine di Grado e Marano.
Ventiquattro Amministrazioni separate; 18 “Vicìnie”; 29 “Comunelle”, espressione di comunità con lingue e tradizioni diverse, operano sul nostro territorio con responsabilità e determinazione per salvuaguardare questo nostro «altro modo di possedere» e la cultura della comunità, la cultura giuridico-istituzionale, economica e tecnologica, la cultura ecologica e dell’innovazione, la cultura della conservazione e della democrazia, che vi sono intrinsecamente sottese.
Il nostro Popolo si attende molto dalla “Consulta nazionale” che oggi nasce, perché esso non è ancora adeguatamente riconosciuto né valorizzato nemmeno dalle nostre stesse Amministrazioni comunali e regionale.
Tutti noi vogliamo che le Terre civiche vengano infine considerate, come esse sono realmente: un inestimabile bene comune di pubblico e generale interesse e un modello di gestione patrimoniale di tipo usufruttuario del territorio, che supera la riduttiva concezione del solo prelievo e che tien conto che la proprietà delle Terre civiche appartiene alle generazioni future in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse. Abbiamo molto lavoro da fare e per questo auguriamo a tutti nelle nostre lingue: Bon lavôr! Gute Arbeit! Dobro delo! Buon lavoro!