Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Novembar dal 2002
 
I fins de “Associazion dai Consorzis vicinâi” de Val Cjanâl
NON TUTTI REMANO CONTRO

[Martino Kraner - pressident de “Associazione dei Consorzi Vicinali” de Val Cjanâl / Kanaltal / Kanalska Dolina]


Tra i “Consorzi Vicinali” della Valcanale (disciplinati dalle norme contenute nei rispettivi statuti e dalle vigenti disposizioni, con particolare riferimento agli art. 10 e 11 della l. 1102/1971, compresi quelli riconosciuti ai sensi della l. r. 3/1996 e leggi ivi richiamate), il 6 maggio 2002, è stata costituita un’associazione senza fini di lucro denominata “Associazione dei Consorzi Vicinali della Valcanale”.
L’Associazione persegue lo scopo di coordinare ed incentivare, con un’azione unitaria, coerente con le finalità proprie dei singoli Consorzi, l’esercizio ed il godimento collettivo dei diritti reali sui fondi di natura agro-silvo-pastorale di proprietà di consorziati e di proprietà di terzi che lo richiedano prioritariamente attraverso i Consorzi di appartenenza territoriale e, ove ciò non fosse possibile, direttamente all’Associazione, nel quadro di secolari e riconosciute consuetudini e tradizioni, ai fini della valorizzazione economica ed ambientale del patrimonio di proprietà collettiva in zona montana, per la salvaguardia anche di antiche e peculiari istituzioni locali. Provvede alla cura ed in particolare allo sviluppo del ciclo biologico di carattere vegetale del bosco e del sottobosco, promuove le connesse attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti del bosco e valorizza il territorio ed il patrimonio forestale anche per finalità turistiche, di ricreazione e di ospitalità.
Potrà anche amministrare, sorvegliare e tutelare la proprietà di associati e terzi che ne facciano richiesta e a ciò la deleghino. In sostanza, attraverso l’“Associazione dei Consorzi” si potranno coordinare e gestire le iniziative di tutti i proprietari di fondi nella Valcanale in quanto l’Associazione rappresenta i Consorzi ma anche i terzi che ne abbiamo interesse e che non possano farsi rappresentare dai “Consorzi Vicinali” di appartenenza, sia perché hanno interessi in territori dove non esiste il Consorzio sia perché posseggono fondi particolarmente estesi come, ad esempio, il “Fondo edifici culto” che è proprietario di terreni in tutta la Valcanale. è stata determinante, per la costituzione dell’Associazione, l’emanazione della l. r. 12/2000 sulla raccolta dei funghi, in quanto ci si è resi immediatamente conto che la liberalizzazione nella raccolta dei funghi avrebbe provocato un’irrefrenabile invasione di raccoglitori con conseguenze ben immaginabili per il patrimonio fondiario e per la natura. Analizzando il problema, anche con l’assistenza di esperti, è sorta la consapevolezza che la Regione stava commettendo un vero e proprio abuso nei confronti dei proprietari di fondi a destinazione agro-silvo-pastorale in quanto, in base all’art. 821 del Codice civile, i frutti naturali appartengono al proprietario del terreno con la conseguenza che tale soggetto ha il diritto di inibire l’accesso al fondo con i mezzi che ritiene più idonei e che la Regione non ha la facoltà di autorizzare la raccolta di funghi su terreni privati senza il preventivo consenso dei proprietari stessi.
La Regione ha sì previsto delle norme comportamentali da parte dei proprietari che non volessero consentire l’accesso a raccoglitori muniti di permesso regionale, ma i proprietari hanno il diritto, civilisticamente garantito, di scegliere i mezzi e le modalità ritenute più opportune. In virtù proprio di queste considerazioni e già prima della costituzione dell’“Associazione tra i Consorzi” della Valcanale, reputata da subito come il mezzo più idoneo a difendere gli interessi dei proprietari fondiari, si è provveduto, dapprima, ad una tabellazione del territorio con lo scopo di vietare la raccolta dei funghi ed, in un secondo momento, al rilascio di un permesso del valore simbolico di mille lire; tutto ciò è stato fatto con intento cautelativo e a dimostrazione che i frutti del sottobosco possono essere ceduti unicamente dai proprietari del fondo sul quale crescono. Appena costituita l’Associazione, poi, si è provveduto ad organizzare il rilascio di permessi stagionali a pagamento di 40 euro per i residenti, di 75 euro per i non residenti ma con proprietà di seconde case per complessive 30 uscite giornaliere e di 100 euro per gli altri non residenti per un massimo di 30 uscite giornaliere nelle sole giornate di giovedì, sabato e domenica. è stato previsto anche il rilascio di permessi per turisti che alloggino in alberghi e per pendolari che consumino in Valcanale almeno 1 pasto presso un pubblico esercizio o agriturismo in quanto la raccolta dei funghi dovrà essere in futuro un valido supporto allo sviluppo turistico della Valcanale. è stata coinvolta nel rilascio dei permessi la locale “Associazione micologica” ed il “Fondo edifici culto” stesso ha rilasciato una delega per la gestione del territorio da un punto di vista fungino. è la prima volta che proprietari privati di fondi, attraverso l’“Associazione dei Consorzi Vicinali” che, se chiamata, cura anche gli interessi degli aventi diritto di servitù gravanti sulle proprietà del “Fec”, hanno la possibilità di difendere i propri interessi e di perseguire delle iniziative d’interesse comune.
La Foresta di Tarvisio, che viene considerata una delle più belle d’Europa e che è per oltre il 75% di proprietà del “Fec”, ma che è gravata da diritti di servitù da parte di quasi 800 famiglie della Valcanale, può garantire risultati sicuramente importanti per lo sviluppo economico di tutta la Valcanale a condizione, però, che s’instauri un corretto rapporto di collaborazione tra la proprietà ed i fruitori delle risorse. La foresta, infatti, oltre al legname, può offrire ottimi risultati economici derivanti dalla raccolta dei prodotti del sottobosco quali i funghi, le erbe officinali, i piccoli frutti e quale fonte di benessere e ricreazione derivante dal godimento dell’ambiente naturale. La raccolta dei prodotti del sottobosco ed il godimento dell’ambiente naturale da parte dei turisti pone però un problema serio che è quello dello sviluppo turistico ambientalmente sostenibile in zona montana. è d’indubbio interesse economico una massiccia presenza di turisti in Valcanale, presenza che va comunque regolamentata poiché può comportare alti rischi ambientali in quanto si è constatato che il turista, da un lato, ha perso il senso del rispetto della proprietà altrui e, dall’altro, la cognizione dei danni che un’invasione di massa può causare all’ecosistema. Un osservatore attento nota, ad esempio, come i sentieri montani di avvicinamento ai rifugi, battuti massicciamente dai turisti, siano in notevole degrado nei luoghi in cui s’inerpicano a serpentina sui pendii della montagna in quanto la brutta abitudine di scendere per scorciatoie ha, come conseguenza, che le stesse diventino, a causa delle precipitazioni atmosferiche, dei rivoli sempre più profondi e di conseguenza i sentieri, col tempo, sempre più difficilmente praticabili. è pertanto opportuno, prima di aprire la montagna al turismo di massa, istruire adeguatamente i futuri turisti sui comportamenti da tenere ed attivare norme di legge restrittive se non addirittura punitive affinchè un immediato beneficio economico, dato dalla presenza del turista, non comporti dei danni irreparabili alla natura.