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"La Vicìnia"
Lui dal 2022
 
Renzo Trentin, a lungo amministratore dei Beni di Bressa, oltre che entusiasta e generoso dirigente del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.

Trentin a Roma (primo da sinistra, in piedi), per la costituzione della “Consulta nazionale della Proprietà collettiva, il 7 marzo 2006. Insieme a lui, Ivana Zanetti e Fabio Formentin (Marano lagunare), Delio Strazzaboschi (Carnia) e Martino Kraner (Valcanale)
Il Popolo dei Domini collettivi rende omaggio a Renzo Trentin
SERVITORE ESEMPLARE DELLE COMUNITà
A 10 giorni di distanza l’uno dall’altro, il Friuli ha perso due protagonisti della sua storia sociale ed economica e due autorevoli paladini dei Beni collettivi

[Luca Nazzi]
Il mese di luglio, il Friuli ha perso, a pochi giorni di distanza, due protagonisti insostituibili della protezione e della promozione degli Assetti fondiari collettivi: Renzo Trentin di Codroipo e l’illustre accademico Paolo Grossi, presidente emerito della Corte costituzionale (che ricordiamo anche in un successivo articolo).

Il 4 luglio, è scomparso il presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo Grossi, colui che prima come autore del volume “«Un altro modo di possedere». L’emersione di forme alternative di proprietà alla coscienza giuridica postunitaria”, nel 1977, e poi come promotore del Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento ha ispirato la stagione della riscoperta e del riconoscimento degli Assetti fondiari collettivi, che tanti frutti ha portato, oltre che in ogni parte d’Italia, anche nella Regione Friuli-V. G. (www.friul.net/articui_vicinia.php?id=991).
A pochi giorni di distanza, il 14 luglio, è morto anche Renzo Trentin, a lungo amministratore dei Beni di Bressa (in Comune di Campoformido) nonché entusiasta e generoso dirigente del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva; esempio luminoso per tutti coloro che, in Friuli e a Trieste, hanno davvero preso sul serio l’appello di Grossi a farsi custodi ed interpreti della specificità antropologica connessa ai Domini collettivi, nella quale si perpetua il duplice primato della Comunità e della Terra sul singolo individuo.
Ma Trentin aveva raccolto con entusiasmo anche l’invito del grande studioso fiorentino della Storia del Diritto a rivestirsi di quella «psicologia attiva e combattiva di resistenza all’ignoranza e all’ostilità perduranti», indispensabile ancor oggi per l’esercizio di «quella grande funzione economica e sociale, storica ed etnica», che il Popolo dei Domini collettivi è chiamato a svolgere, amministrando i propri Beni (l’intervento completo di Grossi del 28 giugno 2009 può essere letto all’indirizzo: www.friul.net/articui_vicinia.php?id=411).

Renzo Trentin era nato a Codroipo il 21 maggio 1941. La sua intensa carriera di dirigente d’impresa si era sviluppata nel paese natale, presso l’azienda del settore tessile “La Furlana”.
Impegnato socialmente e politicamente nel campo progressista, ha manifestato la propria solidarietà e la propria generosità adottando, insieme alla moglie Rosalia Garzitto, formatrice di insegnanti ed esperta di servizi per l’Orientamento scolastico, quattro figli.
Trasferitosi a Bressa di Campoformido, ha offerto le proprie competenze manageriali e progettuali, non sempre adeguatamente ascoltato e seguito, per il rilancio e l’ammodernamento della gestione dei consistenti Beni frazionali della sua nuova Comunità.
Contemporaneamente ha operato in seno al Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, fino alla traumatica crisi del 2018, impegnandosi come vicepresidente per le province di Pordenone e Udine e come membro del Consiglio direttivo e del Collegio dei sindaci.
Sempre attento alla propria formazione e ad un aggiornamento continuo, è stato assiduo frequentatore delle Riunioni scientifiche di Trento, promosse dal Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, alle quali partecipava a proprie spese, senza mai pesare sulle casse degli enti e delle associazioni che rappresentava. E con amabilità e fermezza incontrava amministratori pubblici e cittadini coinvolti nella riscoperta e nella gestione degli Assetti fondiari collettivi, per ispirarli e, quando necessario, per correggerli.
Nel 2006, ha attivamente preso parte alla costituzione della Consulta nazionale della Proprietà collettiva, a Roma, insieme alla nutrita delegazione friulana e slovena.
Testimonianza del suo impegno e del suo contributo di pensiero e azione per la promozione dei Domini collettivi sono due interventi di Trentin proposti da “La Vicìnia”. Il primo – “Le sfide che dobbiamo vincere insieme” – è apparso nel 2006 nello “Speciâl Bresse”, curato dall’allora supplemento del mensile “La Patrie dal Friûl” (www.friul.net/articui_vicinia.php?id=167); il secondo su “Economia sociale e Beni collettivi” (www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1060) è stato redatto nel 2016 per il Bollettino parrocchiale “Fior del prato” di Bressa. In entrambi i casi, la sua Comunità era alle prese con il rinnovo del Comitato frazionale.
Ben prima della storica approvazione della Legge 168 del 2017 “Norme in materia di domini collettivi”, Renzo Trentin auspicava un ruolo centrale per le Proprietà collettive in una nuova “economia sociale”.
«A patto che sappiamo rinnovare il nostro modo di possedere collettivo, secondo una volontà pluralista e non individualista – annotava acutamente, riferendosi specificatamente alla propria Comunità, ma con uno sguardo aperto sull’intera realtà regionale e italiana –. Ce lo richiedono le mutate condizioni sociali ed economiche di un mondo sempre più globale. Secondo me – sottolineava Trentin – si tratta innanzitutto di aprire nuove strade, sulla base della solidarietà e della mutualità, per perseguire il vero bene della Comunità».
Colpito da una grave e lunga malattia, si è spento nella propria abitazione il 14 luglio ed è stato cremato, dopo una cerimonia funebre privata nella cappella del Cimitero di Udine.