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"La Vicìnia"
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Un ritratto di Fausto Schiavi, opera dell’artista Luciano Ceschia (dal volume del 1982 di Gino di Caporiacco e Gianfranco Ellero “Fausto Schiavi una battaglia per il Friuli”)

Riflessione sull’utilizzo collettivo della proprietà, a 50 anni dalla morte di Fausto Schiavi
LA STRADA DEL FUTURO PER LA MONTAGNA
Una struttura quale quella del Commisario degli usi civici – sosteneva il politico pontebbano – «funziona male… non ha più ragione d’essere... procede in direzione opposta a quella giusta»

[L. N.]
Sono trascorsi 50 anni dalla scomparsa di Fausto Schiavi, ingegnere di Pontebba e presidente del “Movimento Friuli” dal 1967 alla sua morte, il 23 gennaio 1972.
Nel paese natale è stato commemorato con una celebrazione eucaristica e una cerimonia in cimitero, promossa la domenica dell’anniversario da Comune, Parrocchia e Istituto “Pre’ Checo Placerean”.
Fausto Schiavi è ricordato con stima e riconoscenza anche dal Popolo delle Terre collettive del Friuli, della Carnia, del Canal del Ferro e della Val Canale perché, a più riprese, si è interessato degli Assetti fondiari collettivi, sottolineando le incongruenze, i ritardi e il disinteresse della politica regionale, ma anche la trascuratezza delle Comunità locali e l’inadeguatezza delle Amministrazioni comunali.
“La Vicìnia” ha dedicato alla sua eredità più interventi, che possono essere riletti agli indirizzi: http://www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1229 (“Boschi e contadini”) e http://www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1125 (“Malghe collettive”), sottolineando in particolare l’incisività e l’attualità delle tesi sostenuti nello scritto “L’agricoltura di montagna” del 1971.
In questo anniversario, ripubblichiamo integralmente quanto da lui sostenuto in Consiglio regionale, il 24 giugno 1970, durante la surreale discussione sull’“Aumento dell’indennità spettante al Commissario, al Commissario aggiunto ed agli Assessori addetti al Commissariato per la liquidazione degli usi civici con sede in Trieste”, a seguito del rinvio, da parte del Governo centrale, di una norma approvata dalla Regione Friuli-V. G.
A distanza di oltre 50 anni, tutti i “nodi” che Schiavi denunciava – a partire dalla «direzione in cui si muove il Commissario preposto» – restano clamorosamente da sciogliere.


Signor Presidente, egregi colleghi. La legge che ci occupa oggi è, nella sua sostanza, abbastanza irrilevante ed è quasi – direi – irrispettoso per la dignità del Consiglio che cose di tanto poca importanza debbano essere da noi discusse. Avremmo potuto, quindi, disinteressarcene completamente, lasciando che la maggioranza facesse quello che voleva.
E in tal caso avremmo visto, se dietro questa piccola legge non esistesse una grossa questione.
Gli usi civici – come hanno ben detto tutti gli intervenuti nel dibattito – rappresentano un problema ben importante, e ciò del resto traspare dalla stessa relazione. In essa infatti si ammette che lo stato delle cose in tale settore è senz’altro disastroso. Si riconosce, anche, nel contempo, che la potestà a rimediare spetterebbe alla Regione e, quindi, implicitamente si addossa al Consiglio, o meglio, alla maggioranza, la responsabilità di non essere finora intervenuta in proposito. Effettivamente bisogna porre rimedio a questa carenza tanto più che – a mio avviso – la questione è ancora più grave di quanto non non sia apparsa negli interventi precedenti.
Se analizziamo il problema degli usi civici, per quanto concerne la montagna, ci rendiamo subito conto che la direzione in cui si muove il Commissario preposto alla liquidazione degli stessi è fondamentalmente sbagliata.
Se infatti andiamo a vedere che cosa veramente è e come si è originato l’uso civico, non possiamo non scoprire in esso la prova storica – meglio: una delle prove storiche – che la proprietà in montagna, ed in particolare la proprietà del bosco, o per lo meno l’utilizzazione della proprietà stessa, è sempre stata collettiva.
Ora se, come io ritengo, la tendenza all’utilizzo collettivo deve essere necessariamente per la montagna la strada del futuro – dopo il breve e completamente negativo esperimento della proprietà privata – cioè se noi dobbiamo cercar di costituire un Consorzio che possieda tutti i boschi (strutturazione questa che è stata attuale in montagna sotto diverse forme, dal feudatario all’uso civico, per oltre duemila anni, meno i cento anni di intervallo che abbiamo avuto ultimamente), dobbiamo riconoscere che la liquidazione dell’uso civico, il frazionamento del bosco è un errore. Tale tesi, del resto, è stata più volte riconosciuta come valida dallo stesso relatore Martinis.
Quindi, non solo noi dobbiamo rivedere la legislazione sugli usi civici, ma dobbiamo rivedere addirittura i concetti di base.
In altre parole è necessario che venga riesaminato e ristudiato tutto il problema e che soltanto dopo si decida dove dobbiamo andare e cosa vogliamo fare.
Partendo da tale presupposto è evidente che il voler continuare a mantenere in vita una struttura, quale quella del Commisario degli usi civici, che funziona male, che non ha più ragione d’essere, che procede in direzione opposta a quella giusta, è un errore.
Il nostro voto sarebbe stato, quindi, categoricamente negativo, se voi stessi non ci aveste rappresentato questa soluzione come un fatto transitorio, ed è soltanto per questo motivo che abbiamo deciso di astenerci.

Dal volume “Fausto Schiavi una battaglia per il Friuli”, a cura di Gino di Caporiacco e Gianfranco Ellero, Reana del Rojale, 1982