Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Lui dal 2021
 

Il blog “La Cjantarôle” analizza la gestione comunale delle Proprietà collettive di Forni di Sotto
AMMINISTRAZIONE FALLIMENTARE
Nel 2014, il Comune, con l’appoggio di Regione e Commissario agli Usi civici aveva bloccato la costituzione dell’Amministrazione separata dei Beni di Uso civico, prevista dalla legge 278/1957

[La Cjantarôle]
Sei anni dopo la mancata costituzione dell’Amministrazione separata per la gestione dei Beni collettivi delle Comunità di Baselia, Tredolo e Vico, a causa dell’ostruzionismo dell’Amministrazione comunale, spalleggiata da Regione e Commissario agli Usi civici, qual è la situazione delle vaste Proprietà collettive agro-silvo-pastorali, a Forni di Sotto?
Un articolo del blog “La Cjantarôle” presenta una situazione sconcertante, come se nell’Alta Val Tagliamento non dovesse essere applicata la Legge statale 168 del 2017 “Norme in materia di domini collettivi”.


Usi civici: Legge attuale e stato nel Comune di Forni di Sotto

Siamo qui ad aggiornare la situazione degli Usi Civici di Forni di Sotto; come si vedrà qui di seguito, l’Amministrazione comunale mostra di ignorare i termini di legge in forza dei quali essa, per amministrare il bene degli usi civici di Forni, ovvero la grandissima parte delle proprietà impropriamente dette “comunali”, boschi e malghe, soggiace all’obbligo di rendicontare separatamente (e quindi visibilmente) le entrate e le spese imputabili ad essi (L. n. 168/2017 art. 2 comma 4: «I beni di proprietà collettiva e i beni gravati da diritti di uso civico sono amministrati dagli enti esponenziali delle collettività titolari. In mancanza di tali enti i predetti beni sono gestiti dai comuni con amministrazione separata. Resta nella facoltà delle popolazioni interessate costituire i comitati per l’amministrazione separata dei beni di uso civico frazionali, ai sensi della legge 17 aprile 1957, n. 278».
Nell’ultimo bilancio consuntivo per le spese e le entrate dell’anno 2020, (e non abbiamo verificato per quanto si proroghi all’indietro tale situazione), al punto 866 titolo 4 «proventi di beni soggetti ad uso civico - fitti di malghe e alberi schiantati», dove dovrebbero essere evidenziati gli introiti provenienti dagli Usi civici (che per legge devono essere destinati unicamente ad alcuni tipi di investimenti e non, per esempio alla spesa corrente), non si registra alcun introito (0 €).
Ciò dà adito al dubbio che tali entrate siano state convogliate ad altri capitoli e che si sia di fronte ad una palese incapacità di amministrare l’imponente patrimonio comune di cui è dotata la popolazione di Forni (al capitolo “Taglio boschi” si trovano unicamente 1818 €!); in compenso sono stati venduti terreni comunali, non sappiamo se soggetti ad uso civico (segue interrogazione), per 63.000 € circa (all’art 3 comma 3 della suddetta legge: «Il regime giuridico dei beni di cui al comma 1 resta quello dell’inalienabilità, dell’indivisibilità, dell’inusucapibilità e della perpetua destinazione agro-silvo-pastorale»).
Ciò significa che per vendere un terreno soggetto ad uso civico, occorre l’autorizzazione del Commissario regionale agli Usi Civici, la Delibera della Giunta Regionale e, magari, un percorso partecipato che abbia coinvolto i proprietari ovvero la popolazione.
Nell’anno 2014, un gruppo di cittadini chiedeva al Comune di poter eleggere l’Organo di Gestione previsto dalla legge; la Regione, interpellata dal Comune, rispondeva negativamente (vedi documenti più sotto) perché Forni in quella data non era dotato di Frazioni.
I cittadini producevano allora una serie di documenti comprovanti che tale circostanza riguardava una mera convenzione, alquanto più recente rispetto all’antichissima nascita dei beni collettivi, la quale avveniva in seno alle popolazioni originarie del luogo in tempi ancestrali; da allora molte forme di comunità si sono succedute (ville, frazioni, borgate ecc).
Non veniva concessa, da parte del Comune, l’indizione delle votazioni.
Ad oggi, con la legge 168/2017, tali ostacoli pretestuosi sono stati spazzati e si è fatta tangibile la possibilità di procedere all’elezione di un Organo di Gestione, anche in mancanza di assenso da parte del Comune; molti esempi sono già apprezzabili in Regione e in Carnia.
Ovviamente si auspica che gli amministratori vedano con entusiasmo una “scesa in campo” della popolazione nella gestione del proprio patrimonio ancestrale e che tutto avvenga nel comune spirito di tutela e buon impiego delle risorse; la partecipazione della gente, dei legittimi proprietari, in sinergia con l’Ente comunale, non può che migliorarli entrambi.

https://cjantarole.wordpress.com/2021/07/04/benicomuniafornidisotto-usicivici/

Siamo un piccolo gruppo di paesani di Forni di Sotto in provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia.
Il nostro è un paesello di circa 600 anime situato in una incantevole Alta Val Tagliamento. Crediamo che il paesaggio, i saperi, il paese stesso, si trovino in pericolo a causa di sciagurate politiche durate parecchi decenni; risultato ne è l’abbandono del territorio, il degrado sociale e l’approdo di strategie predatorie prive di argine alcuno.
Vorremmo rendere un servizio alla nostra piccola Comunità ed a noi stessi ragionando localmente ma con un occhio sempre attento al “globale”. Ci autofinanziamo anche grazie a qualche ben accetto contributo volontario. Il giornalino “La Cjantarôle”, è il nostro modo di informare e dare spazio alla discussione.
Disponiamo di una casella postale: cjantarole.fornidisotto@gmail.com e di una pagina Face Book: La Cjantarole