Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Jugn dal 2021
 

Da sinistra Giampaolo Bidoli, Franceschino Barazzutti Remo Brunetti e Massimo Moretuzzo
Anche a Cavazzo è stato ricordato il decennale dei Referendum del giugno 2011
COMUNITà IN CAMPO PER L’ACQUA BENE COMUNE
Occorre applicare anche in Friuli, senza intralci, la Legge 168/2017

«Incominciamo a rivendicare e ad esercitare integralmente i nostri doveri e le nostre responsabilità di cura e di custodia, a beneficio delle nostre Comunità e dei nostri Beni collettivi, che abbiamo ricevuto integri dalle generazioni passate e che le generazioni avvenire ci hanno affidato in usufrutto». Anche l’appello dell’Alleanza friulana Domini collettivi è risuonato forte, il 12 giugno, in occasione della commemorazione dei Referendum del 2011 per l’Acqua bene comune.
Per l’occasione, il “Patto per l’Autonomia” ha promosso una pubblica manifestazione sulle rive del Lago di Cavazzo, alla presenza di Comitati popolari, ambientalisti e amministratori.
Di seguito l’intervento di Luca Nazzi dell’Alleanza e il comunicato del gruppo regionale del “Patto”.


Esperienze concrete di autogestione comunitaria

I Beni comuni non esistono se non ci sono Comunità che se ne prendono cura, in quanto ne hanno realmente bisogno e perché ne fanno uso per la loro vita quotidiana.
Se ciascuno di noi non si sente responsabile e non si prende cura dei Beni comuni, a nulla varrà protestare perché la Politica e l’Economia ne fanno un uso predatorio, genocida ed ecocida, a discapito della qualità della vita di ognuno noi e delle generazioni future.
In questi 10 anni, abbiamo aspettato che la Politica facesse la sua parte. Ma noi abbiamo fatto la nostra?
Abbiamo avviato esperienze concrete di autogestione comunitaria delle nostre risorse idriche?
Abbiamo costituito Cooperative di Comunità o altri Enti gestori comunitari, per gestire i nostri Servizi idrici?
Abbiamo obbligato i nostri Comuni a contrastare le violazioni della volontà popolare espressa nei Referendum del 2011?
Abbiamo utilizzato i nostri “sovra-canoni”, derivanti dall’utilizzazione a fini idroelettrici delle nostre acque, per sostenere i nostri progetti e le nostre battaglie?
Dal 2017, grazie ad una lungimirante Legge dello stato, incredibilmente approvata all’unanimità da entrambe le Camere, abbiamo uno strumento straordinario per esercitare la nostra responsabilità comunitaria.
In applicazione della Costituzione, la Legge numero 168 “Norme in materia di domini collettivi”, all’articolo 3, riconosce che anche «i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici» sono «beni collettivi».
Pertanto, la gran parte dei corsi d’acqua, delle sorgenti e dei laghi sono proprietà inalienabili, indivisibili, inusucapibili, a perpetua destinazione agro-silvo-pastorale e con vincolo paesaggistico, delle rispettive Comunità rivierasche.
Laddove Comunità coese e battagliere hanno voluto esercitare, con coscienza e responsabilità, questi straordinari diritti e doveri hanno ottenuto risultati straordinari.
Penso agli amici della Comunanza Agraria dell’Appennino Gualdese, che hanno posto fine allo scandoloso sfruttamento delle proprie sorgenti da parte del colosso dell’acqua minerale “Rocchetta Spa”, perpetrato con la complicità e la connivenza della Regione Umbra e del Comune di Gualdo Tadino.
Ma senza andare troppo lontano, penso allo storico “Consorzio Acqua potabile” di Camporosso che, a nome e per conto della piccola Comunità della Val Canale, gestisce in totale autonomia il proprio acquedotto, assicurando sia «un elemento indispensabile al sostentamento e al nutrimento di elevata qualità a bassissimi costi» sia la partecipazione di tutti i cittadini.
Finiamola di rivendicare diritti.
Incominciamo a rivendicare e ad esercitare integralmente i nostri doveri e le nostre responsabilità di cura e di custodia, a beneficio delle nostre Comunità e dei nostri Beni collettivi, che abbiamo ricevuto integri dalle generazioni passate e che le generazioni avvenire ci hanno affidato in usufrutto.

Luca Nazzi
Alleanza friulana Domini collettivi
12 giugno, 10° anniversario dei Referendum del 2011


Basta speculazioni sulla pubblica utilità

Nel decennale del referendum, partecipato incontro del Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia sulla riva del lago di Cavazzo.
Unanime l’appello per una gestione pubblica e sostenibile dell’acqua

Dalla difesa dei torrenti di montagna minacciati dalle mini-centraline idroelettriche alla rinaturalizzazione del lago di Cavazzo, alla tutela del fiume Tagliamento. A dieci anni dal referendum per l’acqua come bene comune, il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia ha chiamato a raccolta, sabato 12 giugno, sul lago di Cavazzo, cittadine e cittadini, associazioni ambientaliste e comitati territoriali impegnati nella difesa dei corsi d’acqua regionali per sollecitare «l’urgenza di una gestione pubblica e sostenibile dell’acqua» e per denunciare «il saccheggio dei corsi d’acqua a scopo idroelettrico, sovvenzionato da incentivi statali, che, conti economici alla mano, ha tutti i tratti di un affare speculativo a favore di soggetti privati con un pesantissimo impatto sul territorio, i cui costi ambientali sono tutti a carico delle comunità».
Al centinaio di persone intervenute, con striscioni e bandiere che ne raccontavano l’appassionato impegno a difesa della loro terra contro il dissennato sfruttamento delle risorse idriche e delle sue ricchezze naturali, i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli e Massimo Moretuzzo hanno annunciato il deposito di una mozione con la quale chiederanno alla Giunta Fedriga di dare mandato alla Commissione paritetica affinché, con una norma di attuazione, venga attribuita alla Regione la competenza sulla pubblica utilità in merito agli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
«Sia la Regione a stabilire quali possiedono il requisito di pubblica utilità che, di fatto, porta con sé i finanziamenti pubblici», ha detto il capogruppo Moretuzzo. La mozione impegna inoltre l’esecutivo regionale a definire le aree non idonee alla costruzione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. «Il Friuli-V. G. segua l’esempio virtuoso della Provincia autonoma di Bolzano, che, con una legge provinciale, regola il riconoscimento della pubblica utilità in maniera differenziata sulla base della potenza e delle caratteristiche degli impianti, negandola alle piccole derivazioni sotto i 220 kW, dando prova di declinare la disciplina di questa materia sulla base delle diverse necessità e delle peculiarità», ha evidenziato Moretuzzo, ricordando il pressoché nullo contributo del mini-idroelettrico alla produzione energetica italiana visto che «appena il 6% dell’elettricità generata da impianti idroelettrici è stata prodotta da impianti di piccola dimensione, inferiore a 1 Megawatt».
«Il referendum del 2011 è stata una straordinaria prova di partecipazione democratica, di responsabilità ambientale e di solidarietà, la chiara espressione della volontà della società civile di tenere la gestione dell’acqua fuori dalle logiche del mercato. Il risultato referendario, però, è stato prima disconosciuto, poi disatteso e infine contrastato attraverso il rilancio e lo stimolo dei processi di privatizzazione», ha osservato Moretuzzo, sottolineando che «anche nella nostra regione ci sono multiutility quotate in borsa che gestiscono il servizio idrico integrato, come accade a Trieste con Hera dove si registra l’allontanamento del potere decisionale, anche per effetto delle decisioni del Comune che negli anni ha venduto circa 18 milioni di azioni, portando la sua partecipazione nella multiutility da quasi il 5% al 3,7%. Oggi più che mai è importante ricordare che l’acqua è un bene comune che va difeso, sempre. Va, dunque, rilanciata la battaglia di 10 anni fa. Lo abbiamo ribadito dal lago di Cavazzo: un caso paradigmatico di come sia necessario ripensare e correggere scelte strategiche e produttive del secondo dopoguerra e che hanno avuto un impatto importante sui territori e sul loro sviluppo. Rinaturalizzare il lago oggi significa non solo lavorare sul tema della qualità e della tutela dell’ambiente, ma anche immaginare, tra gli altri, un nuovo modello di sviluppo turistico, sostenibile e di qualità».
E sempre sul lago di Cavazzo, ormai quasi tre anni fa, ha ricordato il consigliere Giampaolo Bidoli, «il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia promosse una manifestazione, molto partecipata, per dire basta alla speculazione sull’acqua, nel corso della quale avevamo proposto la costituzione della Società idroelettrica regionale, un appello al quale è stato dato ascolto e che ha condotto alla legge attraverso la quale la Regione si è impegnata a costituire la Società elettrica regionale per gestire le grandi derivazioni, che auspichiamo diventi al più presto realtà».
Unanime, nei numerosi interventi, la difesa del bene acqua – un diritto, non una merce, è stato ricordato – e la necessità di una gestione sostenibile di acqua ed energia, fondamentale per il futuro del Friuli-V. G.
Hanno portato il loro contributo i rappresentanti di Cevi-Centro di volontariato internazionale, Comitato “Salviamo il Fella”, Alleanza friulana Domini collettivi, Movimento tutela Arzino, Comitato Arca-Assieme resistiamo contro l’autostrada, Legambiente, Patto per l’Autonomia di Trieste e Stop TTIP.
A chiusura dell’incontro, Franceschino Barazzutti del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, ha sollecitato un intervento forte di amministratori e società civile a tutela dell’acqua, bene pubblico, che va sottratto al controllo di società esterne alla Regione Friuli-V. G.
«Dal referendum di dieci anni fa le cose sono peggiorate: sull’acqua si fanno guadagni. Contro il processo di finanziarizzazione di questa risorsa primaria, serve una gestione autonoma dei beni comuni, a beneficio delle Comunità e dei territori nei quali quei beni si trovano». Sul filo del ragionamento, Barazzutti ha insistito sull’«urgenza del percorso di rinaturalizzazione del lago di Cavazzo, danneggiato pesantemente dall’impatto della centrale di Somplago, una situazione ormai cronica che l’avvio del “Laboratorio Lago dei Tre Comuni” non ha risolto».

www.pattoperlautonomia.eu/gruppo-consiliare/926-bidoli-e-moretuzzo-la-regione-rivendichi-la-competenza-sulle-centraline-idroelettriche-basta-speculazioni-sulla-pubblica-utilita