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Il Fella a San Rocco di Pontebba

“Salviamo le ultime acque della nostra montagna”
STOP ALL’ASSALTO
Comitati e Domini collettivi lanciano l’ennesimo appello per salvare i corsi d’acqua

L’«assalto agli ultimi corsi d’acqua» del Friuli «va fermato, perché l’acqua è il bene comune e strategico per eccellenza, perché è fondamentale per la vita, per l’equilibrio idrogeologico, per l’ambiente ed il turismo e non deve quindi essere sfruttata per arricchire gli speculatori»: ancora una volta risuona con forza l’appello dei Comitati della Carnia, del Friuli occidentale, del Canal del Ferro e della Valcanale.
Fra i 27 Comitati che, insieme a 4 Circoli di “Legambiente” e 25 intellettuali, hanno sottoscritto il Documento-denuncia “Salviamo le ultime acque della nostra montagna”, per la prima volta, vi è una folta rappresentanza di Domini collettivi, da Maiaso a Clavais, dalle Vicinie/Nachbarschaft, che aderiscono all’Associazione dei Consorzi vicinali della Valcanale, alle Jus e Srenje, riunite nel Coordinamento regionale delle Proprietà collettive.
L’Appello, che riproduciamo integralmente, è già stato inviato ai Ministri della Riconversione ecologica e dell’Agricoltura, a tutti i Parlamentari eletti in Friuli e a Trieste, al presidente, agli assessori e ai consiglieri regionali, ai sindaci di tutti i Comuni montani della Regione e agli organi d’informazione.


Nella prima metà degli anni ’50 i corsi d’acqua Vinadia, Degano, Navarza, Lumiei, Tagliamento e relativi affluenti sono stati indiscriminatamente derivati dalla Sade nelle centrali di Ampezzo e di Somplago lasciando gli alvei desertificati con gravi danni idrogeologici ed ambientali e sconvolgendo il Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni con lo scarico in esso dell’acqua gelida e torbida della centrale di Somplago.
Come se non bastasse, in questi ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio assalto selvaggio e speculativo ai pochi residui corsi d’acqua della nostra montagna per la costruzione di centraline per lo più da parte di privati.
Infatti quello delle centraline idroelettriche è un investimento molto remunerativo grazie agli incentivi pubblici (i certificati verdi) pagati dagli utenti nelle bollette.
Tale selvaggio assalto è confermato – come recentemente reso noto dalla stampa – dalle 130 nuove domande di concessioni giacenti in Regione, per lo più di soggetti extraregionali.
Ultimamente assistiamo ad un’accelerazione di questo assalto ed anche, purtroppo, del rilascio di concessioni da parte della Regione. Un’accelerazione che, nonostante l’opposizione della popolazione, investe il fiume Fella con centrali che si susseguono “a catena” da Malborghetto a Resiutta, l’una captando lo scarico di quella immediatamente a monte, ma che investe anche gli ultimi due tratti rimasti allo stato naturale del torrente Degano. Infatti la conferenza dei servizi il 5 gennaio 2021 ha approvato il progetto di un’ulteriore centrale che interessa il corso d’acqua dall’abitato di Forni Avoltri al ponte Temerat, mentre in Regione è in fase avanzata l’istruttoria
di un progetto con opera di presa alla stretta di Comeglians e centrale ad Entrampo. Area questa che, unitamente al sovrastante Colle di San Giorgio, è catalogata dal Piano Paesaggistico Regionale come bene tutelato.
Il tutto accade nonostante la ferma opposizione dei Comuni di Forni Avoltri, di Comeglians, di Ovaro e della popolazione. Così l’intero corso del Degano sarà sotteso dalle derivazioni idroelettriche per lo più facenti capo a soggetti estranei al territorio: il Degano sarà il torrente che fu!
Questo assalto agli ultimi corsi d’acqua va fermato perché l’acqua è il bene comune e strategico per eccellenza, perché è fondamentale per la vita, per l’equilibrio idrogeologico, per l’ambiente ed il turismo e non deve quindi essere sfruttata per arricchire gli speculatori. Tanto più che una volta ottenuta la concessione il titolare considera quell’acqua come “sua” ed è favorito dalla vigente legislazione nell’ottenimento di proroghe alla scadenza trentennale della concessione, di modo che l’acqua “concessa” difficilmente ritorna nella piena disponibilità pubblica. Occorre quindi affermare con forza che la risorsa acqua non può essere utilizzata solo per produrre kW, che il suo utilizzo deve essere plurimo e giudizioso sul quale alle popolazioni locali spetta un ruolo determinante.

Pertanto i Comitati rivolgono un pressante APPELLO

ai Sindaci dei Comuni montani, quali figure istituzionali di primaria rappresentanza del territorio, alle Comunità di Montagna e al Consorzio BIM affinché non si facciano allettare dalle proposte di “compensazioni” al proprio Ente e non si accontentino delle briciole del banchetto altrui, quali sono i canoni e i sovraccanoni concessori, le interessate sponsorizzazioni, ma con il certo sostegno delle associazioni e dei cittadini si facciano invece interpreti della indilazionabile necessità di salvaguardare le ultime acque della montagna assumendo una comune presa di posizione da parte dei rispettivi Consigli, con cui si rivendichi un proprio ruolo dell’Ente Pubblico Locale in materia di utilizzo delle acque, che non sono infinite,

e chiedano allo Stato

l’abolizione degli incentivi all’idroelettrico che, mentre gravano sulle tasche degli utenti, favoriscono la speculazione sul “bene pubblico acqua”, desertificano i corsi d’acqua, ormai persino i ruscelli d’alta quota, danno un insignificante contributo al bilancio energetico nazionale;

una modifica delle vigenti disposizioni, secondo le quali i produttori – cooperative escluse – consegnano l’energia ai convogliatori Terna e Enel. Modifica che introduca l’assegnazione gratuita ai comuni, sul cui territorio insistono gli impianti, di una parte dell’energia prodotta rapportata alla potenza installata. Ciò analogamente a quanto previsto dalla recente Legge nazionale e regionale in materia di grande idroelettrico;

più in generale, una nuova legge organica sulla/per la montagna atteso che l’ultima, la 1102, risale al lontano 1971; una legge che metta a disposizione strumenti di autogoverno e mezzi finanziari per superare il differenziale con la pianura urbana.

Alla Regione

di adottare una politica meno “elettricista”, più ambientalista e attenta al risparmio energetico.
La cartina, costellata dalle derivazioni idroelettriche in atto, dà l’immagine di un inaccettabile accanimento sulle acque e non può che suggerire ad ogni persona di buon senso un deciso
«NO GRAZIE!» a nuove idrocentrali – tanto più in presenza della diffusione di più avanzate tecnologie verdi di produzione di elettricità – e di esigere che la Regione non rilasci ulteriori concessioni idroelettriche – fatte salve quelle di minicentraline funzionali a malghe, rifugi alpini e Domini collettivi – sì da preservare gli ultimissimi corsi d’acqua e i loro brevi tratti rimasti ancora allo stato naturale, e di esigere inoltre di effettuare una indilazionabile dettagliata rilevazione dello stato delle derivazioni idroelettriche su tutti i corsi d’acqua al fine di verificare la rispondenza delle captazioni in atto alle prescrizioni della concessione, prevedendo sanzioni severe, compresa la revoca della concessione, per i concessionari che derivano volumi d’acqua superiori a quanto autorizzato;
di garantire non solo il reale rispetto del Deflusso Ecologico (D. E.), che nessuno rispetta e fa rispettare, ma una radicale revisione del concetto del D. E. considerato che nelle situazioni il D. E. si è rivelato non solo del tutto inadeguato a garantire una dignitosa portata nei corsi derivati, ma è venuto via via svolgendo addirittura una “funzione imbonitrice” per rendere più accettabile il proliferare delle centraline (tanto c’è il D. E., che in realtà non c’è!). Radicale revisione, che assuma il principio – e lo attui nella pratica – che dall’opera di presa va restituita un’adeguata portata che ripristini la dignità, la continuità sull’intero tratto e la fruibilità del corso d’acqua;
di dare concreta e rapida attuazione al disposto dell’art. 4 commi 35-38 della L. R. 6 agosto 2019 che prevede «Al fine di individuare le criticità del Lago dei Tre Comuni e proporre le conseguenti soluzioni finalizzate a recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso e a garantirne la fruibilità, anche ai fini turistici, in conformità al Piano Regionale di Tutela delle Acque, è istituito presso la Direzione centrale ambiente ed energia, il tavolo tecnico denominato Laboratorio Lago dei Tre Comuni». Il citato Piano Regionale prevede la realizzazione di un canale di by-pass che convogli le acque della centrale direttamente all’emissario del lago.
Alla data odierna detto Laboratorio non ha elaborato alcuna soluzione: ulteriori ritardi non sono accettabili. Tanto più che la realizzazione del by-pass potrebbe rientrare nei finanziamenti europei e permetterebbe una soluzione integrata del ripristino della naturalità e fruibilità del lago, della fornitura irrigua alla pianura, di produrre energia elettrica nella centrale a2a di Somplago con un regime di produzione conforme alle esigenze del territorio e non solo degli azionisti lombardi come avviene ora, avuto presente che la centrale passerà alla Regione;
di costituire senza ulteriori indugi una propria Società energetica a capitale pubblico, indispensabile a seguito del passaggio alla Regione del grande idroelettrico, ma funzionale anche all’acquisizione delle centrali idroelettriche minori e centraline ubicate nel nostro territorio, in particolare di quelle facenti capo a “foresti”;
di risolvere con adeguati interventi l’inaccettabile contraddizione per cui, i territori montani pur essendo grandi produttori-fornitori di energia idroelettrica, al verificarsi di eventi naturali anche di non particolare intensità, finiscono… al buio!

I Comitati rivolgono un invito a tutte le persone amanti della nostra montagna a non rimanere indifferenti – e quindi complici – davanti al saccheggio delle sue ultime acque e ad intervenire in loro difesa nei modi che ritengono opportuni; agli abitanti della montagna ad uscire dallo stretto giro dei soli interessi personali e ad occuparsi anche del territorio in cui vivono, il quale – diversamente – finirà per essere sempre più emarginato e sfruttato da altri.


Comitato Tutela Acque del Bacino Montano del Tagliamento - Tolmezzo
Comitato Salvalago - Alesso
Circolo Legambiente della Carnia - Valcanale Canal del Ferro - Tolmezzo
Circolo Legambiente della Pedemontana Gemonese, Gemona
Circolo Legambiente delle Prealpi Carniche Montereale Valcellina
Circolo Legambiente di Pinzano al Tagl.to
Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi “Free Rivers Italia”
CeVI Centro Volontariato Internazionale - Udine
Gruppo Fridays For Future Carnia
Movimento Tutela Arzino - Val d’Arzino
Comitato Rio Pecol - Paularo
Comitato Carnia in Movimento - Valle del But
Per Altre Strade (PAS). Comitato Interregionale Carnia-Cadore, Sezione Carnica Alto Tagliamento - Forni di Sotto
Comitato “Forra del torrente Leale” - Val del Lago
Comitato Val Degano - Ovaro
Comitato Valcellina - Barcis
Comitato Val Meduna - Meduno
Comitato ARCA - Forgaria nel Friuli
Comitato “Amici del torrente Alberone” - Valli del Natisone
Comitato No centrale Resia 2 Ponte Rop - Resia
Comitato per la Vita del Friuli Centrale - Porpetto
Comitato “Salviamo La Fuina” - Val Pesarina
“Salviamo il fiume Fella” Comitato spontaneo - Val Fella
“Frazionisti di Maiaso” Proprietà collettiva Frazione Maiaso - Enemonzo
Associazione Culturale Lidrîs Furlanis - Talmassons
Arci Cocula / Cummunity Culture Landscape - Comeglians
Associazione Culturale Giorgio Ferigo - Comeglians
Comitato Gianfrancesco da Tolmezzo ODV - Socchieve
Dominio Collettivo di Clavais - Ovaro


Franceschino Barazzutti, portavoce del Comitato Tutela Acque del Bacino Montano del Tagliamento
Aran Cosentino, attivista ambientale
Angelo Floramo, docente e ricercatore - San Pietro di Ragogna
Mattia Primus, presidente del Dominio Collettivo di Clavais - Ovaro
Enrico Agostinis, studioso di storia e cultura della Carnia - Collina di Forni Avoltri/Milano
Tullio Avoledo, scrittore – Pordenone
Paolo Rumiz, scrittore - Trieste
Ulderica da Pozzo, fotografa – Udine/Ravascletto
Giulio Squarci, regista, autore de “I custodi dell’acqua”
Fabio Del Fabbro, ingegnere - Forni Avoltri
Enos Costantini, studioso di storia dell’agricoltura friulana - Torreano
Marzio G. Mian, giornalista e scrittore - Milano
Gianni Bressan, sismologo dell’Osservatorio Geofisico Sperimentale - Udine
Sandro Fabbro, professore di urbanistica e pianificazione territoriale dell’Università di Udine, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, sez. del Friuli-V. G.
Federico Rossi, giornalista - Villacaccia di Lestizza
Pieri Stefanutti, studioso di storia e cultura della Val del Lago - Alesso
Stefano Montello, scrittore e operatore sociale - Ronchis
Gruppo musicale FLK e Associazione Culturale Scras - Bassa Friulana
Andrea Collavino, regista e attore, promotore di API-artisti e presidi indipendenti del Friuli-V. G.
Massimo Somaglino, attore e regista - Udine
Fabiano Fantini, Elvio Scruzzi e Claudio Moretti, Teatro Incerto - Gradisca di Sedegliano
Paolo Patui, operatore culturale - San Daniele del Friuli
Renato Rinaldi, operatore culturale - Cividale del Friuli
Martino Kraner, presidente del Consorzio di Rutte, dell’Associazione dei Consorzi della Valcanale e del Coordinamento regionale delle Proprietà Collettive - Tarvisio
Valter Colle, editore - Udine
Associazione culturale Il Laboratorio - Udine
Marco Pacini, giornalista - Rigolato
Don Pierluigi Di Piazza con il Centro di Accoglienza Ernesto Balducci - Zugliano


agasdimont@gmail.com