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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2021
 
Il numero unico “Collina”, edito dal Circolo culturale Eugenio Caneva e dall’Unione sportiva Collina

Fausto Schiavi (1928-1972), leader del “Movimento Friuli” dal 1967 alla prematura scomparsa (www.dizionariobiograficodeifriulani.it/schiavi-fausto/)
Una riflessione sui Domini collettivi nella montagna carnica
BOSCHI E CONTADINI
La propone il numero unico “Collina”, nell’edizione del 2020

[Luca Nazzi, Alleanza friulana Domini collettivi]
Anche nel numero del 2020, il Giornale sociale del Circolo culturale Eugenio Caneva e dell’Unione sportiva Collina propone una riflessione sulla gestione dei Beni collettivi.
La piccola Comunità carnica, ove nel 1806 è stata costituita la Comunione familiare montana denominata “Consorzio privato di Collina”, da anni rivendica anche la gestione di quella parte di Beni frazionali che, nonostante il Bando del Commissario regionale agli Usi civici, il Comune di Forni Avoltri continua ad amministrare, contrastando la volontà dei Frazionisti.


Ciò di cui hanno bisogno Collina e la Carnia

Ho «l’impressione che la Regjone non abbia ancora capito il problema delle zone montane, che si lasci confondere e non abbia il coraggio di applicare in esse quel principio che dichiara conclamatamente valido per la pianura. Per la montagna si arriva – e mi dispiace dirlo – a teorizzare addirittura l’abbandono.
Io penso che sia anche questa una spiacevole eredità nazionale in quanto l’Italia non ha mai capito la montagna, né sotto l’aspetto delle idee né sotto quello degli uomini (…).
Eppure, signor Assessore, l’impostazione teorica del problema è semplice. Punto numero uno: per la sua stessa difesa, la montagna ha bisogno di due cose: i boschi ed i contadini, da questo non si sfugge. Il contadino, punto numero due, per vivere ha bisogno del bosco (...). Quindi, bisogna dare i boschi ai contadini (…). Questa è la soluzione verso la quale si deve tendere; il bosco – come è dimostrato da millenni di storia – non può che essere proprietà comune dell’associazione dei contadini. Non ci si può fermare, signor Assessore, di fronte alle prime difficoltà. Fra queste vorrei citare il fatto che i boschi sono oggi in mano di enti, anche bisognosi, come i Comuni, che, però, non sanno ricavarne alcun utile; oppure appartengono ad enti molto meno bisognosi e molto meno utili, quali l’Ente delle Tre Venezie, il Demanio, il Fondo per il Culto e tutta questa bella serie di carrozzoni che economicamente non servono a niente».
Anche se risalgono a ben 50 anni fa, non sono per nulla invecchiate, le lucide osservazioni dell’indimenticabile consigliere regionale di Pontebba, Fausto Schiavi (1928-1972), pronunciate a nome del “Movimento Friuli”, durante il dibattito sulla legge n. 26 del 23 luglio 1970, che introduceva modifiche ed integrazioni alle norme istitutive dell’Ersa e del Comitato consultivo dell’Agricoltura, delle Foreste e dell’Economia montana.
Contadini e Boschi, ieri come oggi, sono indispensabili per vivere in montagna e affinché la montagna viva. Si tratta di una realtà riconosciuta in tutto l’Arco alpino, in Francia come in Svizzera, in Austria come in Slovenia, in Val d’Aosta come in Sud Tirolo/Alto Adige…
Ma pare che, in questo nostro angolo di Alpi, sull’orlo del definitivo tracollo economico e demografico, si preferisca continuare a fingere che i rimedi o le soluzioni possano essere altri.
Gli Enti di cui parlava Schiavi – utili o inutili; bisognosi o, il più delle volte, scandalosamente spendaccioni… – continuano ad ignorare le esigenze degli agricoltori, come pure continuano ad impedir loro la gestione dei boschi e, soprattutto, continuano a nascondere, a negare o contrastare, con le armi della burocrazia, la più ovvia delle realtà: in masssima parte, i Boschi e i Pascoli della Carnia (come, peraltro, nel resto della montagna friulana) sono Domini collettivi, la cui gestione va restituita alle Comunità proprietarie, come richiesto fin dal 1997 nel Documento-Proposta “Terre civiche nella montagna del Friuli” e nella “Dichiarazione della Proprietà collettiva” del 2006 e come ultimamente prescritto dalla Legge statale 168/2017.
Solo così potrà essere, infine, superata la «riduttiva concezione del solo “prelievo”», applicata dai Comuni che continuano ad amministrare i Beni frazionali al posto delle Comunità, avviando finalmente una vera e propria “Gestione patrimoniale collettiva”, di «tipo usufruttuario (in base al principio secondo cui la proprietà delle Terre civiche appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse)».