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"La Vicìnia"
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Diego Quaglioni, Pietro Nervi e Paolo Grossi (da sinistra), al tavolo della “Riunione scientifica” del 2017
I Domini collettivi si confrontano con l’emergenza più grave
COMUNITà, TERRA E CRISI CLIMATICA
Secondo Paolo Grossi, gli Assetti fondiari collettivi sono «artefici nel lungo periodo ambientale di una ecologia integrale e di una economia antropologica»

[L. N.]
Anche i Domini collettivi, riconosciuti dalla Legge statale 168/2017, affrontano la sfida della crisi climatica: da un lato nel tentativo di proteggere i loro patrimoni minacciati, dall’altro per offrire un contributo originale al fine di affrontare gli immani problemi che sfidano l’umanità.
Per questo, il “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive” di Trento dedica la sua 26a “Riunione scientifica” al tema: “Impatti del cambiamento climatico e vulnerabilità degli insediamenti rurali”, che sarà sviluppato, prendendo in considerazione “Il patrimonio materiale degli Assetti fondiari collettivi come centralità della Terra nelle politiche del territorio e dell’ambiente e sfida per rafforzare il senso di appartenenza alla Comunità”.
A causa del protrarsi delle disposizioni emergenziali, lo svolgimento della Riunione, in programma il 19 e il 20 novembre, sarà garantito in video conferenza, via Web, dai Servizi IT di Economia dell’Università di Trento, tramite il “Canale Usicivici UniTrento". La diretta video sarà garantita dalla Sala conferenze “Alberto Silvestri” del Palazzo di Economia, in via Rosmini 44 di Trento.
Se le disposizioni lo consentiranno, il Centro trentino si prefigge di attivare anche la registrazione on line per la partecipazione in presenza.


La “Riunione scientifica” del “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive” su “Impatti del cambiamento climatico e vulnerabilità degli insediamenti rurali. Il patrimonio materiale degli assetti fondiari collettivi come centralità della terra nelle politiche del territorio e dell’ambiente e sfida per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità” si aprirà giovedì 19 novembre alle 15.30, con l’introduzione del presidente del Centro organizzatore, Pietro Nervi.
I lavori della prima sessione saranno presieduti dal prof. Paolo Grossi, professore di Storia del diritto italiano nell’Università di Firenze e presidente emerito della Corte Costituzionale.
La prima relazione, su “Gestione di Beni collettivi e adattamento al cambiamento climatico”, sarà proposta da Roberto Zoboli, professore di Economia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano.
Seguirà, alle 17, una seconda relazione di Dom Salvatore Frigerio, presidente del Collegium “Scriptorium Fontis Avellanae”, intitolata “Non servuli, sed homines. Rapporto del Monachesimo Camaldolese e Avellanita con il Territorio”.
Saranno previsti successivamente 3 interventi, che affronteranno i temi: “Usi civici, non solo prerogativa della montagna, ma modelli di possibili fonti di sviluppo del territorio” (a cura di Roberto Gardini, segretario della Comunanza Agraria di Petrignano Del Lago – Perugia – e Sandro Ciani, coordinatore delle Associazioni Agrarie dell’Umbria); “La gestione collettiva della risorsa idrica per uso umano (idropotabile) e come energia rinnovabile (idro-elettrica): il caso del Consorzio delle Comunalie Parmensi di Borgo Val di Taro (Parma)” (a cura di Michele Dellapina, responsabile delle fonti rinnovabili del Consorzio); e “L’Università agraria di Canale Monterano fra usi civici e valorizzazione ambientale e turistica: la storia, gli usi civici attuali, la Riserva naturale regionale di Monterano (a cura di Maurizio Armando D’Aiuto, presidente, e Daniele Natili, direttore amministrativo).
I lavori di venerdì 20 si apriranno alle ore 9.30 con la sessione presieduta da Antonella Illuminati, vicepresidente di “Jus Gentium” di Roma. Ad aprirla, la terza relazione della “Riunione scientifica” che sarà affidata ad Alberto Merler, professore di Sociologia nell’Università di Sassari, il quale affronterà il tema: “Le Comunità che non si rassegnano. Progettare insieme la propria terra e il proprio futuro”.
La quarta relazione del convegno trentino proporrà le “Uberlegungen zur Resilienz von Agrargemeinschaften im osterreichischen Alpenraum / Riflessioni sulla resilienza di Proprietà collettive nell’Arco alpino austriaco” di Waltr Seher, Ass. Prof. Dipl.-Ing. Dr.nat.techn dell’Institut für Raumplanung, Umweltplanung und Bodenordnung (IRUB) di Vienna (con traduzione simultanea).
Nella mattinata, sono previste anche tre comunicazioni sui temi “Semel civicum semper tutelatum: la legge n. 168/2017 fra nuove tutele ambientali e abrogazioni tacite della liquidatoria legge n. 1766/1927” di Davide Bertani, avvocato del Foro di Reggio Emilia; “Gli usi civici nel Reatino alla fine dell’Ottocento” di Giuliana Pesca, docente di Italiano e Storia negli istituti d’Istruzione superiore; e “Gli assetti fondiari collettivi nell’era dei cambiamenti climatici: rischi identitari e strategie di adattamento” di Fiore Fontanarosa, ricercatore t. d. di Diritto privato comparato nell’Università degli Studi del Molise.
La “Riunione scientifica” si chiuderà con la terza sessione, presieduta dal professor Amedeo Postiglione, fondatore e direttore dell’International Court of the Environment Foundation e vicepresidente dell’EU Forum of Judges for Environment (con inizio alle ore 14.30).
Raffaele Volante del Dipartimento di Diritto privato e Critica del diritto dell’Università di Padova dedicherà la quinta relazione al tema: “Il nuovo Testo unico forestale e i problemi per i Dominii collettivi”.
Seguiranno altre due comunicazioni su “Centralità della terra e degli Assetti fondiari civici alla luce del pensiero economico-agrario italiano: l’insegnamento di Pietro Cuppari” (Francesco Musotti, professore associato di Economia agraria all’Università di Perugia - Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e ambientali - Unità di economia applicata); e su “Fare storia con «Citizen Science»: un archivio digitale delle Carte di Regola delle Comunità trentine” (Stefano Malfatti, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento).
Le ragioni della "Riunione scientifica”, la presentazione del tema e gli argomenti di rilevante interesse scientifico individuati dal “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive” per l’appuntamento del 19 e 20 novembre sono così proposti dal sito dell’istituzione trentina.

Le ragioni di una “Riunione scientifica”

Con la convocazione della 26^ Riunione scientifica, il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive si pone l’obiettivo di costituire una ulteriore occasione di incontro fra studiosi, ricercatori accademici, amministratori degli enti di gestione, testimoni ad alto livello, per approfondire i temi più attuali degli Assetti fondiari collettivi.
In contrasto col sentire comune, che identifica la Proprietà collettiva con un settore tradizionale e quindi poco innovativo, vi sono, invece, molte ragioni che ci inducono a ritenere altrimenti.
Giovandosi, allora, delle opportunità derivanti dalla collaborazione transdisciplinare, la Riunione si pone come sede di confronto, di dibattito e di approfondimento culturale per quanti identificano nella proprietà collettiva un diverso modo di possedere (contrastando il forte pregiudizio ideologico contro la Proprietà collettiva) ed un diverso modo di gestire (contrastando l’opinione ampiamente diffusa secondo cui la proprietà collettiva è fonte di inefficienza).

Il tema generale

1. I contributi scientifici presentati alla 25^ Riunione del Centro studi hanno riproposto con insistenza la centralità della terra nelle politiche del territorio e dell’ambiente e, conseguentemente, la necessità di approfondire la riflessione sull’ampio concetto di “terra” (spazio, natura, ecosistema, risorse naturali, fattore di produzione di artefatti, fattore di produzione di servizi naturali finali, bene di consumo, posizione geografica, proprietà).
Il suggerimento non poteva non essere raccolto dal Cento studi per approfondire e meglio comprendere sia gli impatti del cambiamento climatico che la complessa problematica della vulnerabilità degli insediamenti rurali contraddistinti dalla presenza della Proprietà fondiaria collettiva.
Già Paolo Grossi (1977) parlava di rapporto Uomo/Terra, per evocare la caratteristica degli Assetti fondiari collettivi quali artefici nel lungo periodo ambientale di una ecologia integrale e di una economia antropologica.
La Legge 431/1985 (c. d. Legge Galasso) ha fatto emergere sul piano operativo il sistema storico dei Beni di uso civico e tutela questi beni come beni di interesse paesaggistico ed ambientale, da cui discende l’interesse della Comunità generale alla conservazione degli Usi civici nella misura in cui questa contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.
Papa Francesco (Punto 139 della Enciclica Laudato si’, 2015) introduce il concetto di ecologia integrale ed intervenendo sul rapporto tra ecologia ed economia, tra ambiente e lavoro, tra crisi ambientale e crisi sociale, insiste sul fatto di non essere in presenza di due crisi separate, l’una ambientale e l’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio–ambientale.
2. Il tema proposto per la 26^ Riunione ci invita, quindi, ad una riflessione transdisciplinare non solo tra studiosi di discipline diverse, ma anche con amministratori delle Terre collettive e testimoni privilegiati. Il punto di osservazione da cui partire è ben chiaro. E per meglio definirlo, si riportano di seguito alcune sintetiche puntualizzazioni.
3. L’Assetto fondiario collettivo, come Dominio collettivo delineato dall’art. 1 della legge 168/2017, è un ordinamento primario. Come tale va considerato come una entità unitaria, una specie di cellula vivente del grande tessuto del nostro Paese. Nella generalità dei casi, si presenta all’osservatore come: (a) una unità oggettiva, le Terre collettive, che costituiscono la base territoriale del patrimonio materiale della collettività, con a fianco, (b) una unità soggettiva, la collettività titolare del possesso, che si incentra in un organo di gestione espresso dalla stessa collettività.
Il dominio collettivo, peraltro, va distinto dal caso in cui alcune persone lavorano assieme nella stessa terra, sotto una medesima direzione, e mettono in comune il ricavo; in questo caso si tratta della conduzione agricola cooperativa o collettiva.
4. La Collettività è l’elemento di natura personale dell’Assetto fondiario collettivo ed è individuata in relazione all’uso collettivo di determinati beni. In altre parole, come insegna G. Lombardi (1999), «non è la Comunità a individuare il territorio, ma è il territorio a individuare la Comunità; e usando l’espressione territorio, voglio dire non soltanto il luogo al quale si riferisce il potere che l’ente esponenziale del gruppo – la collettività – esercita sui soggetti che ne fanno parte, ma il punto di riferimento necessario e sufficiente a individuare un insieme di soggetti legati dall’uso comune dei beni. Tali soggetti possono essere titolari anche di un personale patrimonio, ma hanno il diritto di usare le Terre collettive, ciascuno per proprio conto, secondo norme che la stessa collettività si dà».
5. Il Patrimonio collettivo è l’elemento di natura patrimoniale e, secondo la definizione che ne dà il Grande Dizionario della lingua italiana, patrimonio collettivo è il «complesso di risorse (naturali, ambientali o industriali, artistiche, ecc.) che sono proprie (in quanto considerate come bene comune e permanentemente a disposizione) di una determinata comunità insediata in un territorio, la quale attraverso l’esperienza, la fruizione, l’incremento di esse riconosce parte rilevante della propria identità storica, sociale, culturale e trae vantaggi e utilità notevoli».
6. Dal punto di vista economico della produzione e, conseguentemente delle direttive che si perseguono per realizzarla, l’Assetto fondiario collettivo è una organizzazione di utilizzazione della capacità produttiva delle risorse naturali, avvicinandosi ad una specie di industria trasformatrice che traduce in “utilità” (prodotti mercantili e servizi naturali finali) la ricchezza naturale della terra.
7. L’orientamento di strategico di fondo della gestione, vale a dire l’elemento teleologico dell’ordinamento, è espresso nella locuzione tutela/uso/conservazione al meglio del patrimonio naturale e perennazione della ricchezza naturale presente nelle Terre collettive in un sistema economia/ambiente in continua evoluzione.
8. Già con l’organizzazione della 10^ Riunione (2004) il Centro Studi aveva voluto richiamare l’attenzione «sulla situazione dei Domini collettivi nelle diverse realtà del nostro Paese, quale risultante di necessità e di opportunismo, di legalità e di abusivismo, di rassegnazione e di arroganza, di dinamiche di lunga o di breve durata, di protezionismo nostalgico e di sfruttamento predatorio delle risorse». Tuttavia, nel periodo più recente, le questioni di appartenenza e di identità si presentano un po’ ovunque, evidenziando «una generale crisi di perdita di sé e del suolo» (B. Latour, 2019) ed anche gli Assetti fondiari collettivi del nostro Paese sembrano coinvolti dalla sensazione di abbandono, identificata col nome di solastalgia da G. Albrect (2017), quale sentimento di nostalgia che si prova per un luogo nonostante vi si continui a risiedere, al ricordo di un passato ormai scomparso.
Partendo, infatti, dalla nozione di base territoriale del patrimonio materiale collettivo, dalla conoscenza della composizione e funzionamento di questo, dalle potenziali utilità erogate, si colgono immediatamente i motivi della solastalgia. La crescita economica, infatti, analizzata secondo l’andamento di un indicatore che aggrega servizi che sono oggetto di un prezzo di mercato, guarda quasi esclusivamente alle merci che si scambiano sul mercato e così i servizi naturali finali che contribuiscono al mantenimento degli equilibri ecologici che restano fuori mercato sono largamente ignorati. Non solo, ma la base territoriale destinata alla produzione di merci ha la possibilità di sostituzione, mentre quella destinata alla erogazione dei servizi naturali presenta possibilità di sostituzione solo entro certi limiti. La destinazione agro-silvo-pastorale, tipica del passato non è ritenuta ormai più in grado di provvedere alla tradizionale domanda di utilità della Collettività, e talvolta l’amministratore pubblico sembra preferire addirittura transazioni con agenti esterni perché più convenienti dal punto di vista finanziario.
L’obiettivo della 26^ Riunione è, quindi, di condividere alcune riflessioni sul tema proposto, perché ciò che conta non è tanto il titolo di proprietà – pur condizione necessaria, ma non sufficiente –, bensì il possesso (vale a dire il potere materiale di fatto esercitato su di un bene) ed il controllo sulle risorse collettive associato ai segnali del sistema di valori che informano il suo possessore (Ch. Perrings, 1987), nel caso specifico di solidarietà sincronica con la generazione presente e diacronica con la generazione futura.
Da sottolineare è l’attualità del tema proposto, non tanto per il passato per sempre perduto, quanto per la scomparsa del suolo collettivo che ha contrassegnato e garantito le condizioni di esistenza e di identità delle Collettività, per le quali, secondo l’ecologia, «i viventi modificano l’ambiente naturale e, a sua volta, l’ambiente modificato costringe i viventi ad adattarsi per poter sopravvivere e a moltiplicarsi» (A. Moroni, 1993) e, secondo l’economia, «il sistema sociale conserva l’ecosistema e l’ecosistema assicura le basi dello sviluppo del sistema sociale» (R. B. Norgaard, 1984).
Per questo sono da individuare indicazioni per orientarsi. La riunione vuole essere, pertanto, un'ulteriore occasione di dibattito per riflettere su alcuni profili degli Assetti fondiari collettivi che attualmente rivestono maggiore importanza per la stessa sopravvivenza delle istituzioni rappresentative della Proprietà collettiva nel nostro Paese.

Argomenti di rilevante interesse scientifico

Nel rispetto di quanto detto in precedenza, il Centro studi auspica che la trattazione del tema generale possa essere supportata con apposite ricerche su aspetti particolari che investono la specificità della gestione degli Assetti fondiari collettivi, condotte da ricercatori, amministratori, cultori della materia operanti nelle sedi accademiche o presso gli Enti collettivi e con interventi programmati su argomenti di rilevante interesse culturale ed operativo.
Dalle esperienze di gestione patrimoniale messe in atto sia da parte delle rispettive Amministrazioni elette dalla Collettività si deve convenire che la gestione degli Assetti fondiari collettivi è molto complessa in ragione dei molteplici profili che presenta sia nelle attività di tutela e di organizzazione che in quelle di valorizzazione delle utilità messe a disposizione della Collettività locale e dell'intera società.
A puro titolo esemplificativo, si indicano le seguenti aree di approfondimento relative ad esperienze significative: Principi ed azioni di protezione e di conservazione al meglio del patrimonio della collettività: 1. Patrimonio materiale; 2. Patrimonio immateriale culturale; Tipologia dei rapporti delle Amministrazioni degli Assetti fondiari con il sistema istituzionale: 1. Con i Governi elettivi a livello comunale, provinciale, regionale, nazionale; 2. Con il Commissario agli usi civici competente sul territorio; 3. Con la Magistratura; Modelli di gestione delle risorse naturali: 1. Ritmo di utilizzazione delle risorse rinnovabili; 2. Ritmo di utilizzazione delle risorse non rinnovabili; 3. Problemi connessi all’uso di risorse naturali ad impiego congiunto; 4. Problemi delle risorse naturali ambientali uniche, di amenità e luoghi iconici, di informazione, di ispirazione, di siti archeologici; 5. Cause della scomparsa di risorse biologiche per cause antropiche; Modalità di scambio dei flussi di utilità dalle terre collettive agli utilizzatori: 1.Con prelievo diretto da parte dei consociati; 2. Con prelievo diretto da parte di agenti economici esterni; 3. Con prelievo a cura dell’amministrazione e consegna agli utilizzatori: Il processo di scambio tra il processo di produzione e di utilizzazione delle utilità implica: 1. Transazioni, con mutuo vantaggio e con l’accordo degli agenti interessati; 2. Esazioni, vale a dire acquisizione, forzata e senza compenso, da parte dell’agente esterno al dominio collettivo (ad esempio sfruttamento eccessivo di risorse durevoli); 3. Inserzioni, vale a dire l’imposizione, forzata e senza compenso, di residui durevoli e non durevoli, smaltimento di rifiuti, ecc. da parte di utilizzatori delle terre collettive.