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"La Vicìnia"
Avost dal 2020
 

Sancita l’applicazione dell’articolo 3 della legge 168 del 2017
I CORPI IDRICI SONO BENI COLLETTIVI
La Comunanza agraria dell’Appennino Gualdese ottiene nuove significative vittorie nella storica lotta contro l’espropriazione delle Fonti della Rocchetta

[M. Z.]
«L’articolo 3 della legge 168 del 2017 così statuisce : “7. Sono beni collettivi: ... f) i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici”. Essi costituiscono elementi del patrimonio antico dei domini collettivi (articolo 3, comma 11°). Si tratta di una nuova categoria di beni collettivi non prevista dalla legislazione previgente in materia (...). Ciò conferma la non applicabilità degli istituti liquidatori o di mutamento di destinazione d’uso previsti dalla legge n. 1766/27 alle nuove proprietà collettive.
Per la sua ampiezza deve ritenersi che la previsione comprenda sia le acque superficiali che quelle sotterranee. Per analoghe ragioni deve ritenersi che costituiscano proprietà collettiva le acque insistenti sul sedime civico come nel caso in esame».
La sentenza n. 18 del 10 febbraio 2020, pronunciata dal Commissario aggiunto per la liquidazione degli usi civici nelle regioni Lazio, Umbria e Toscana, Antonio Perinelli, rappresenta sicuramente una svolta clamorosa e decisiva nella lotta che, da anni, la Comunanza agraria dell’Appennino Gualdese (www.appenninogualdese.com) sta conducendo per salvaguardare i propri Beni collettivi dall’espropriazione forzata, architettata dalla Regione Umbria e dal Comune di Gualdo Tadino, per favorire lo sfruttamento delle storiche sorgenti Rocchetta dall’omonimo colosso delle acque minerali di proprietà spagnola, “Rocchetta S.p.A.”.
Ma l’autorevole pronunciamento commissariale costituisce un solido fondamento anche per un’applicazione concreta e generalizzata del principio sancito dalla legge 168/2017 “Norme in materia di domini collettivi”, che ha introdotto «la proprietà collettiva dei “corpi idrici”».


Sono anni che la Comunanza agraria dell’Appennino Gualdese, per tutelare il proprio patrimonio e i diritti collettivi della sua Comunità, è costretta a difendersi da Regione Umbria, Comune di Gualdo Tadino e “Rocchetta S.p.A.”.
E dovrà continuare a farlo ancora, perché l’azienda gestita da “Industrias Reunidas” ha rifiutato l’invito alla trattativa proposto dalla Comunanza agraria, ignorando la storica sentenza del Commissario aggiunto per la liquidazione degli usi civici nelle regioni Lazio, Umbria e Toscana (pubblicata all’indirizzo www.appenninogualdese.com/attachments/article/108/sentenza_2020_18.pdf) e il severo pronunciamento dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato che, lo scorso maggio, ha censurato i provvedimenti con i quali la Regione Umbria aveva prorogato, senza gara, la concessione grazie alla quale “Rocchetta S.p.A.” potrebbe continuare ad utilizzare le Sorgenti collettive nell’Appennino Gualdese per altri 25 anni, versando canoni irrisori (www.appenninogualdese.com/notizie/comunicati-stampa/117-antitrust-contro-il-rinnovo-di-concessione-rocchetta - www.agcm.it/pubblicazioni/bollettino-settimanale/2020/21/Bollettino-21-2020).
«Rocchetta S.p.A. ci ha informati che non intende riconoscere le disposizioni della recente sentenza del Commissariato agli Usi Civici e che ne chiederà la sospensione prima di presentare un ulteriore ricorso – ha reso noto il Dominio collettivo umbro –. Giudichiamo questo ulteriore rifiuto il più grave, poiché nonostante i diritti e i doveri che la recente sentenza ci ha conferito – grazie al riconoscimento di terre, pozzi, acqua e sorgente Rocchetta ai gualdesi – abbiamo comunque proposto all’azienda pari condizioni rispetto al precedente ente concessorio, Regione Umbria, allo scopo di garantire comunque la tutela dell’impresa e dei lavoratori durante il periodo transitorio necessario alla trattativa».
Sulla spinosa vicenda ha curato un documentato servizio il mensile d’informazione indipendente “AltrEconomia”, nel numero di luglio-agosto (https://altreconomia.it/battaglia-acqua-rocchetta/?www.altreconomia.it?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL228na
228). Duccio Facchini vi sostiene che “La battaglia milionaria per l’acqua Rocchetta è a un punto di svolta”, anche se si dovrà attendere il mese di ottobre per conoscere il parere della Corte di Appello di Roma sui ricorsi contro la sentenza del Commissario agli Usi civici avanzati da “Rocchetta S.p.A.”, Regione e Comune.
«L’azienda – annota Facchini nel suo servizio – deve tutto a quel territorio: il nome, preso dalla valle della Rocchetta da cui “emunge” la minerale, e soprattutto i ricavi, 57 milioni di euro nel 2018. L’etichetta cela però un paradosso: mentre ne celebra i luoghi medievali, l’azienda fatica a riconoscere alcuni diritti fondamentali della popolazione che li abita. Su tutti, quello della proprietà collettiva sui terreni dove Rocchetta ha i pozzi in concessione, dichiarata ancora una volta nel febbraio di quest’anno in capo alla Comunanza Agraria dell’Appennino Gualdese».
“AltrEconomia” propone anche una dichiarazione della presidente della Comunanza, Nadia Monacelli, la quale affema: «Non siamo contrari allo sviluppo industriale, ma continuiamo ad affermare che questo non può essere ottenuto illegalmente, a discapito del territorio e delle famiglie gualdesi».


La gestione di boschi, acque e terreni collettivi
torna ad essere dei soli gualdesi e per i gualdesi

A commento della sentenza del Commissario agli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana e di un pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria, con il quale era stato stoppato «l’ennesimo ricorso del Comune di Gualdo Tadino» finalizzato a contestare «la piena legittimità e legalità della Comunanza Agraria Appennino Gualdese», il 13 febbraio, il Dominio collettivo umbro aveva emesso il comunicato “Due sentenze storiche: gestione e tutela terreni più vicine ai Gualdesi” (www.appenninogualdese.com/notizie/comunicati-stampa/110-due-sentenze-storiche-gestione-e-tutela-terreni-piu-vicine-ai-gualdesi), che riproduciamo integralmente.

Due sentenze storiche:
gestione e tutela terreni più vicine ai Gualdesi

Con una importante sentenza il TAR ha ribadito ieri la piena legittimità e legalità della Comunanza Agraria Appennino Gualdese, rigettando l’ennesimo ricorso del Comune di Gualdo Tadino ritenendolo inammissibile ed improcedibile, e ribadendo così che la Comunanza è a pieno titolo riconosciuta dalla nostra Costituzione come ordinamento giuridico primario della comunità gualdese, dotato di capacità di autonormazione e di gestione del patrimonio naturale (www.appenninogualdese.com/attachments/article/109/sentenza_TAR_12.02.2020.pdf).
Questa sentenza, a testimonianza della bontà e legittimità del percorso intrapreso, segue di pochi giorni la storica sentenza del commissariato per gli Usi Civici: le comunità originarie hanno pieno diritto di vivere, amministrare e tutelare autonomamente i propri patrimoni naturali; la gestione di boschi, acque e terreni collettivi torna ad essere dei soli gualdesi e per i gualdesi.
Anche le acque superficiali e sotterranee nelle proprietà collettive appartengono infatti esclusivamente alla collettività, in piena applicazione della Legge 168/2017, e non sono nella disponibilità né del Comune né della Regione che non hanno quindi competenza in merito, e nonostante i tentativi di appropriazione privata a danno della comunità, il magistrato stabilisce definitivamente che l’area e l’acqua Rocchetta appartengono ai gualdesi e a nessun altro.
In sostanza è stato ripristinato lo stato originale di pieno possesso dei luoghi e delle proprietà così come voluto dai nostri nonni, che ci hanno lasciato in eredità luoghi e strutture unici e preziosi, che possono certamente essere concessi in uso per creare benessere per la comunità, ma dovevano e dovranno essere custoditi con maggiore cura e non sottratti alla disponibilità della comunità stessa.
Oggi, finalmente, la magistratura rivela la verità e sancisce come tutte le irregolarità ed illegittimità da noi denunciate abbiano arrecato un grave danno agli assetti fondiari collettivi, che dovrà essere quantificato. Venivamo accusati di fare troppi ricorsi “in punta di diritto”...
Di fronte alla riconsegna di un bene così prezioso nelle mani della comunità – acque, fonti, e sorgente Rocchetta – tutti dovremmo gioire insieme senza divisioni, dall’ultimo gualdese fino al primo cittadino.
Rivolgiamo un appello alla politica, perché quando anche la Legge indica la via, la si persegua e cessi questa serie di scontri inutili e dannosi per l’intera comunità Gualdese, ed inizi finalmente una stagione di vera collaborazione tra Enti a beneficio di tutti.
Serietà, coscienza, studio, dedizione, così come applicati nelle dure battaglie civiche portate avanti sino ad oggi per quello che riteniamo essere il bene della collettività, continueranno ad essere applicati nella gestione delle proprietà collettive da oggi in avanti, ricordando a tutti che le porte della Comunanza Agraria Appennino Gualdese sono sempre state e sempre saranno aperte a tutti i cittadini aventi diritto che vogliano partecipare alla tutela ed alla gestione del nostro prezioso tesoro.


La Proprietà collettiva dei “corpi idrici”

In considerazione della loro importanza e degli sviluppi operativi che sottendono, riproduciamo integralmente anche le parti della sentenza n. 18 del 10 febbraio 2020 del Commissario aggiunto agli Usi civici per Lazio, Umbria e Toscana inerenti alla proprietà collettiva dei corpi idrici.

Svolgimento del processo

«Con ordinanza del 20.05.2019 veniva respinta la richiesta di revoca del CTU e, “Rilevato che, nelle more del giudizio, è entrata in vigore la legge 168/2017 che ha completamente ridisegnato la materia prevedendo nuove ipotesi di beni collettivi tra cui i corpi idrici (a. 3, lettera f) e di cui occorre far applicazione” si invitavano le parti a rassegnare le proprie conclusioni all’udienza del 04.10.2019».

Motivi della decisione

«13. (…) La Comunanza Agraria “Appennino Gualdese” ha chiesto il riconoscimento dell’appartenenza dei corpi idrici al proprio dominio collettivo».

«14. L’articolo 3 della legge 168 del 2017 così statuisce: «7. Sono beni collettivi: ...f) i corpi idrici sui quali i residenti del comune o dellafrazione esercitano usi civici».
Essi costituiscono elementi del patrimonio antico dei domini collettivi (articolo 3, comma 11°).
Si tratta di una nuova categoria di beni collettivi non prevista dalla legislazione previgente in materia che aveva riconosciuto alcuni usi civici su beni idrici (es. pesca, abbeverare gli animali) escludendo diritti sulle acque stesse.
Ciò conferma la non applicabilità degli istituti liquidatori o di mutamento di destinazione d’uso previsti dalla legge n. 1766/27 alle nuove proprietà collettive.
Per la sua ampiezza deve ritenersi che la previsione comprenda sia le acque superficiali che quelle sotterranee.
Per analoghe ragioni deve ritenersi che costituiscano proprietà collettiva le acque insistenti sul sedime civico come nel caso in esame.
In altri termini il legislatore, con la legge 168/2017, ha configurato – ai sensi dell’articolo 43 Costituzione (richiamato espressamente nell’articolo primo della legge) – una proprietà originaria delle acque insieme a quelle dei terreni su cui insistono.
È evidente la volontà del legislatore del 2017 – di segno contrario a quella precedente – di introdurre la proprietà collettiva dei «corpi idrici» (art. 3, comma 1°, lett. f, 1. n. 168/17).
Tale deroga si giustifica con l’affermazione contenuta nell’articolo 2 della legge secondo cui i beni
collettivi costituiscono: «a) elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle collettività locali; d) componenti stabili del sistema ambientale e e) strutture eco-paesistiche del paesaggio agro-silvo- pastorale nazionale».
In altri termini essi costituiscono gli elementi materiali fondanti il dominio collettivo riconosciuto all’articolo 1 della legge che, in quanto «ordinamento giuridico primario delle comunità originarie» riconosciuto dalla Repubblica, non tollera «intrusioni» da parte di ordinamenti diversi.
Analoghe considerazioni valgono per le acque sotterranee passibili di una captazione.
Anche in questo caso dovranno essere rispettate le norme proprie del dominio collettivo che, come riconosciuto dalla medesima legge ha capacità di autonormazione (a. 1, lettera b.) e gestione (a. 1, lettera c.).
La Regione Umbria considera escluso da tale novero le acque minerali e termali.
Tali acque secondo il r. d. del 1927 appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato trasferito alle Regioni.
Anche in questo caso deve considerarsi la disposizione della legge 168/2017 quale legge speciale sopravvenuta destinata dunque a derogare – limitatamente ai domini collettivi – le norme preesistenti in materia.
Nel caso di specie comunque le acque insistono su sedime ricompreso nel demanio civico e sono state utilizzate dalle popolazioni nel corso degli anni.
Si legge nella Consulenza che: «I presenti, dopo aver ascoltato la ricostruzione effettuata dal vicepresidente sig. Guerrieri ed aver espresso i propri commenti in merito, hanno constatato che la sorgente storica era collocata più in alto rispetto al piazzale, nella costa della montagna, e consisteva in due fuoriuscite d’acqua suo tempo condotte in un “bottino” non visibile perché interrato, conduce l’acqua verso una cannella. È la cannella da cui la popolazione dai tempi passati ha sempre liberamente prelevato acqua...».
Tale ricostruzione appare convincente se si tiene conto che la sorgente sorge «entro la particella del foglio 44 (ex 234) di proprietà del demanio civico» (Cfr. CTU) e dunque insiste su un’area di sedime di proprietà collettiva.
Essa è poi contornata da un vasto comprensorio civico nella disponibilità, sin dal 1893, dei naturali di Gualdo Tadino che debbono pertanto aver esercitato il prelievo di acqua per i fini più disparati (allevamento bestiame, irrigazione, ecc.) mentre il suo naturale deflusso ha consentito il mantenimento delle originarie destinazioni agro-silvo-pastorali che presuppongono la disponibilità idrica.
L’esercizio di tale diritto è confermato, in particolare, dall’esistenza del diritto di pascolo che non poteva essere esercitato senza la possibilità di abbeverare gli animali.
I naturali di Gualdo Tadino, tramite il loro esponenziale, hanno rivendicato la proprietà di questo corpo idrico».

«15. Deve pertanto dichiararsi che la sorgente storica – sita entro particella 234 – meglio individuata in Consulenza – appartiene alla proprietà collettiva della Comunanza Agraria dell’Appenino Gualdese».

«16. Quando «si sia stabilita l’esistenza di un contenzioso sulla “qualitas soli”, al Commissario spetta anche il potere di disapplicare gli atti amministrativi che – in ipotesi – possano essere in conflitto con il proprio accertamento» (Cfr. Sez. U, Ordinanza n. 1414 del 2018).
Debbono quindi disapplicarsi gli atti amministrativi che abbiano mutato la destinazione agro-silvo-pastorale dei fondi in questione».

P. Q. M.

«Il Commissario aggiunto per la liquidazione degli usi civici nelle regioni Lazio, Umbria e Toscana pronunziando nella controversia tra le parti in epigrafe meglio identificate così provvede:
1. dichiara che i fondi censiti in catasto terreni del Comune di Gualdo Tadino al foglio 44, particelle nn. 186, 205, 235, 395 e 396 costituiscono proprietà collettiva della Comunanza Agraria Appennino Gualdese;
2. dispone la reintegrazione di tali terreni in suo favore a cura della Regione Umbria;
3. dichiara la natura allodiale dei fondi censiti in catasto terreni del Comune di Gualdo Tadino al foglio 44, particelle nn. 181, 283, 284 e 288;
4. dichiara che la sorgente storica sita entro particella 234 – meglio individuata in Consulenza – appartiene alla proprietà collettiva della Comunanza Agraria dell’Appenino Gualdese; (…).

Così deciso in Roma il 07.02.2020.
Il Commissario Aggiunto Antonio Perinelli»