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"La Vicìnia"
Novembar dal 2019
 
Il sindaco di Marano Lagunare, Mauro Popesso (www.comune.maranolagunare.ud.it/index.php?id=11067)

L’Amministrazione Popesso «ha tolto ai Maranesi ogni possibilità di fare chiarezza»
MARANO: ENNESIMA RETROMARCIA
Le denunce del “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna” e del “Comitato per il Friuli rurale”

[Luca Nazzi]
Il Comune «ha tolto ai Maranesi ogni possibilità di fare chiarezza», lasciandoli «nell’incertezza sulle autorità da interpellare per la difesa dei loro diritti: i Pescatori rispetto agli abusi in Laguna… i Casoneri rispetto ai necessari interventi di manutenzione di motte e casoni»: con queste parole, diffuse attraverso l’amaro comunicato “Indietro come i gamberi”, il “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna” denuncia l’ennesimo tradimento patito dalla Comunità di Marano Lagunare.

Nell’antivigilia dell’udienza, fissata il 25 ottobre, durante la quale il Commissario regionale per gli Usi civici avrebbe dovuto finalmente «esprimersi sulla questione della proprietà lagunare (qualitas soli), cioè sull’appartenenza della Laguna ai Maranesi», la Giunta del Sindaco Mauro Popesso ha deliberato all’unanimità (grazie ai voti del vicesindaco Sandro Ceccherini e degli assessori Manuela Popesso, Andrea Codarin e Giovanni Isidoro Corso) di rinunciare al giudizio.
In continuità con la linea seguita dai suoi predecessori, ovvero Graziano Pizzimenti e Mario Cepile, anche l’attuale primo cittadino ha ceduto sul «passaggio di proprietà dell’intera Laguna alla Regione, senza il consenso dei cittadini, ai quali la Laguna appartiene per l’esistenza del diritto di uso civico». Tutto ciò in contraddizione non solo con una storia millenaria, confermata dai diritti da sempre riconosciuti alla confinante Comunità di Grado, e con l’estremo tentativo promosso dall’Amministrazione guidata fino al maggio scorso da Devis Formentin, ma anche con il nuovo quadro giuridico e il favorevole indirizzo politico solennemente sancito dalla Legge statale 168 “Norme in materia di Domini collettivi”. Tale norma costituzionale, licenziata all’unanimità dal Parlamento nel 2017, «ha ribadito inequivocabilmente – come ricorda il Comitato maranese – che il patrimonio antico dell’ente collettivo è inalienabile (cioè non può essere venduto) e ha riconosciuto la proprietà collettiva in capo ai cittadini in quanto titolari dei diritti di uso».
Agenzia del Demanio e Amministrazione regionale, invece, si ostinano a confondere l’imponente Dominio collettivo lagunare, che dal «1400 gli inizi del 1800 mai è stato messo in discussione dalle Autorità e ci è stato consegnato integro dai nostri “veci”», con la piccola porzione di beni statali (pari a 2,79 ettari) esistenti nel comprensorio di Marano-Grado, che l’articolo 1 comma 2 del Decreto legislativo 25/05/2001 n. 265 ha effettivamente trasferito alla Regione.
Il “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna”, nel suo documento, esprime sconcerto per la posizione del Comune che, deliberando di «revocare l’incarico all’avvocato e di non presentarsi davanti al giudice», riconosce che la Regione «sia proprietaria della Laguna», senza nemmeno un «dubbio in una materia così complicata, sulla quale era giusto andare a fondo e mettere un punto fermo una volta per tutte, senza tirare in ballo falsi problemi finanziari, di fatto inesistenti, dato che i soldi ci sono e sono quelli che entrano dagli usi civici, di cui il Comune è un semplice gestore, obbligato a usare tali fondi a favore dei cittadini titolari di tale diritto e non a suo piacimento».
Peraltro, il depauperamento dell’antico patrimonio collettivo lagunare ha un inizio ben più remoto, come ricordano ai Maranesi gli autori del comunicato “Indietro come i gamberi”. Da quando «esiste il Comune di Marano Lagunare (1806), periodicamente Sindaci e Podestà hanno impoverito questo patrimonio o regalato ad altri pezzi di territorio e di laguna: Acque di Lignano e Latisana nel 1825, a favore del Comune di Latisana; Comesera-Laccia nel 1832, a favore del Comune di Grado; Sant’Andrea, Martignano e Marinetta nel 1943, al Conte Caproni di Taliedo, Tenuta Muzzanella nel 1951 (laguna poi bonificata); Cassa di colmata nel Porto negli anni 2000 (acqua trasformata in discarica fanghi)».
Della vicenda si è occupata anche la stampa regionale che, tuttavia, fino ad oggi, si è soffermata soltanto sulla posizione dell’Amministrazione comunale. Stando al “Messaggero veneto” del 1° novembre, il sindaco Mauro Popesso avrebbe dichiarato: «Stato, Regione, Commissario agli Usi civici e Comune sono concordi nel ribadire che siano i cittadini maranesi, attraverso l’uso civico, ad avere il diritto di pescare in Laguna. Un diritto che non deriva dalla proprietà sulla stessa, ma come cittadini maranesi».
Nello stesso articolo, la giornalista Francesca Artico sostiene che il ritiro delle «3 cause che erano state promosse dall’Amministrazione Formentin» porterebbe «un risparmio alle casse comunali di oltre 25 mila euro». Ma non c’è riferimento alcuno, in tale articolo, ai mancati introiti causati dal contestatissimo «trasferimento di proprietà» alla Regione, ad esempio per concessioni di pesca e molluschicoltura o per canoni non più riscossi. D’altra parte risulterebbero comunque quisquilie, se si considera che il patrimonio sottratto alla Comunità, con il consenso del Comune, supera gli 8 mila 700 ettari. A tanto ammonta, infatti, la parte di Laguna (pari al 98,97% dell’intero comprensorio) considerata, fin dal Catasto Napoleonico del 1811, “Demanio civico” di Marano Lagunare, ovvero Proprietà collettiva della Comunità (come documenta l’associazione ecologista cagliaritana “Gruppo d’Intervento Giuridico” nella sua istanza al Commissario agli Usi civici, datata 7 agosto; http://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/08/07/la-laguna-di-marano-e-demanio-civico-dei-maranesi/).
Sulle tristi vicende maranesi è nuovamente intervenuto anche il “Comitato per il Friuli rurale” che, il 29 ottobre, ha diffuso il comunicato “Marano ai Maranesi” (www.facebook.com/comitato.friulirurale).
«Il bene dei Maranesi è stato trasferito in modo assolutamente illegittimo e fraudolento alla Regione Fvg – vi si legge –: in tutto ciò la popolazione è stata derubata nella più evidente complicità dei sindaci di Marano e di chi, pur avendone il dovere, non ha vigilato sulla regolarità degli atti pubblici e sulle evidenti complicità che, assenti i proprietari, hanno favorito la alienazione di un bene che per sua natura è assolutamente inalienabile». Ciò è stato possibile «equivocando maliziosamente la natura demaniale della laguna di Marano ed equiparandola a quella relativa ai soli percorsi navigabili, con una serie di delibere e verbali emessi nelle segrete stanze del potere», ma anche «abusando della inerzia dei Maranesi», i quali «lasciati nell’incertezza del da farsi si sono limitati ad imprecare contro un inarrestabile depauperamento del pescato, una invadenza incontrollata dei natanti forestieri che intralciano la pesca e danneggiano impunemente l’habitat e le attrezzature di pesca».
Di fronte a tale stato di cose, a nome del “Comitato per il Friuli rurale”, Aldevis Tibaldi si appella ai Maranesi affinché, per salvaguardare «la dignità degli antenati e delle future generazioni», proseguano la «causa abbandonata dal Comune» e chiedano la nomina di «un curatore che nel giudizio tuteli quegli interessi collettivi che il sindaco non ha voluto tutelare».
Tale suggerimento fa, forse, riferimento alla specifica legislazione inerente i Domini collettivi, la quale prevede espressamente (all’art. 75 del R. D. 26 febbraio 1928, n. 332, per l’applicazione della L. 16 giugno 1927, n. 1766) il problema del «conflitto di interessi» tra Proprietari del Bene ed Amministratori; come pure prevede che il Commissario agli Usi civici nomini una «speciale rappresentanza dei naturali», allo «scopo – spiega il professor Fabrizio Marinelli dell’Università dell’Aquila, nel volume “Usi civici e beni comuni” – di tutelare le ragioni della comunità proprietaria da eventuali abusi degli amministratori».