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"La Vicìnia"
Novembar dal 2019
 
Marano Lagunare (www.comune.maranolagunare.ud.it/index.php?id=11067)

Il portavoce del Comitato per la Vita del Friuli Rurale, Aldevis Tibaldi
L’appello-denuncia del “Comitato per la Vita del Friuli Rurale”
MARANO AI MARANESI
Il testo integrale del comunicato n. 721 del 29 ottobre 2019

[Aldevis Tibaldi, Comitato per la Vita del Friuli Rurale]
Un tempo chi attentava ai beni e agli interessi della Comunità e tradiva gli antichi statuti veniva condannato a morte o messo ai ceppi nella pubblica piazza per essere esposto al generale ludibrio e quale ammonizione per chi volesse seguirne l’esempio. Ebbene, oggi la fanno franca… a meno che la gente non si dia una mossa!

Nonostante i tanti che oggidì si riempiono la bocca con la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, la laguna e il suo patrimonio ambientale sono allo stremo; ma ciò che è peggio è che i diretti interessati, cioè i veri e indiscussi padroni di quel bene, che sono i Maranesi, si sono fatti prendere per il naso e sono rimasti inermi di fronte all’arbitrio di chi, anziché difenderli, li usa per obbedire al padrone di turno.
La storia di Marano risale alla notte dei tempi e i suoi abitanti ne possiedono la Laguna da epoca immemorabile, tanto che la tradizione orale venne formalizzata nel 1432 quando in occasione di una lite con la città di Grado il Tribunale supremo del Consiglio dei Dieci della Serenissima ha sentenziato essere «le acque, paludi, pescagioni e canali delle punte del fiume Anfora e di Porto Buso sino al Tagliamento esclusivamente dei Maranesi...».
Proprietà collettiva indiscussa e pacifica, sino a quando qualche sindaco disonesto o ignorante non ha cominciato a cedere pezzi di territorio.
Come se non bastasse, negli anni 2000, una vasta porzione di laguna antistante il porto è stata occupata da una enorme cassa di colmata per la raccolta dei fanghi contaminati, che al di là del grave danno ambientale ha usurpato un area di proprietà collettiva che per la sua natura non avrebbe potuto cambiare la sua destinazione d’uso.
Sempre abusando della inerzia dei Maranesi e degli effetti delle sovvenzioni pubbliche alla pesca, ecco arrivare la truffa del secolo: equivocando maliziosamente la natura demaniale della laguna di Marano ed equiparandola a quella relativa ai soli percorsi navigabili, con una serie di delibere e verbali emessi nelle segrete stanze del potere, il bene dei Maranesi è stato trasferito in modo assolutamente illegittimo e fraudolento alla Regione Fvg: in tutto ciò la popolazione è stata derubata nella più evidente complicità dei sindaci di Marano e di chi, pur avendone il dovere, non ha vigilato sulla regolarità degli atti pubblici e sulle evidenti complicità che, assenti i proprietari, hanno favorito la alienazione di un bene che per sua natura è assolutamente inalienabile.
Nonostante la gravità del fatto, sono trascorsi gli anni e con essi un senso progressivo di disaffezione e di impotenza da parte dei Maranesi, i quali lasciati nell’incertezza del da farsi si sono limitati ad imprecare contro un inarrestabile depauperamento del pescato, una invadenza incontrollata dei natanti forestieri che intralciano la pesca e danneggiano impunemente l’habitat e le attrezzature di pesca. Quanto basta a perdere ogni fiducia nelle istituzioni, tanto più di fronte a chi pesca in laguna senza averne titolo o all’arbitrio dei dragaggi commissionati dalla Regione che sversano i fanghi nelle praterie di fanerogame e tolgono l’habitat alla riproduzione del pesce; tanto più in esito all’incontrollato smaltimento dei reflui fognari della vicina Lignano, che avvelenano pesci e molluschi, o all’inarrestabile contaminazione degli immissari, o alla scandalosa gestione dei dragaggi del porto canale dell’Ausa Corno, che dopo anni di lavori, di perizie di variante, di costi incontrollati, di fanghi sparsi qua e là, è ancora al punto di partenza, peraltro senza che nessuno ne paghi le conseguenze.
Sebbene in ritardo e dopo inutili e puerili invocazioni, nel maggio del 2019 la giunta Formentin alla fine del suo mandato si è finalmente decisa a ricorrere presso l’apposito tribunale degli Usi Civici perché fosse sancita definitivamente la proprietà collettiva della Laguna e con essa l’abuso perpetrato dalla Regione e dai suoi complici.
Ebbene, considerato che il giudizio pendente verteva sulla “qualitas soli” della Laguna, ecco che con una prontezza degna di miglior causa e onestà intellettuale, la nuova giunta ha atteso la data della prima udienza presso al Commissariato agli Usi Civici per ritirare il mandato al legale incaricato di difendere gli interessi della Comunità e quindi per ritirarsi dal contenzioso. Un colpo basso che nessun quaquarquà dell’informazione regionale si è degnato di segnalare e che tuttavia si trova in piena sintonia con l’operato di quel sindaco che all’epoca aveva avvallato l’esproprio dei suoi amministrati e che oggi, non a caso, siede sulla poltrona dell’assessorato regionale ai lavori pubblici, senza per questo essere stato eletto o solo averne una specifica competenza sul piano tecnico. Sarà un caso, ma ecco che intanto dalla Regione arrivano fiumi di denaro per i concessionari e per lisciare il pelo al possibile dissenso. E dire che proprio nell’imminenza di quell’inatteso voltafaccia, la presentazione del “Nuovo Dizionario Maranese” ci aveva spinto a raccomandare al nuovo sindaco di dare pieno sostegno alle rivendicazioni dei suoi concittadini ed alla causa in atto. Avesse avuto il coraggio delle sue azioni, avrebbe obiettato: invece nulla!
Maranesi!
È arrivato il momento di svegliarsi! Ne va della dignità di tutti, degli antenati e delle future generazioni. Chiediamo la prosecuzione della causa e la nomina di un curatore che nel giudizio tuteli quegli interessi collettivi che il sindaco non ha voluto tutelare!

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