Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Otubar dal 2019
 

“Il mondo delle terre collettive Itinerari giuridici tra ieri e domani” di Paolo Grossi
Ecologia integrale ed Economia antropologica
A CONFRONTO SUL FUTURO DEGLI ASSETTI FONDIARI COLLETTIVI
Il 21 e il 22 novembre, a Trento, la XXV Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive

[L. N.]
S’intitola “Il futuro degli Assetti fondiari collettivi sta nella memoria delle loro radici” la XXV Riunione scientifica del “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive” di Trento.
I lavori si svolgeranno il 21 e il 22, nella sala “Alberto Silvestri” del Palazzo di Economia, in via Rosmini 44.
La quarta relazione, in programma alle 11.45 di venerdì 22 novembre, verterà su “La costante collaborazione transfrontaliera tra le collettività fondiarie di Ugoviz/Ugovizza e di Pontafel/Pontebba del Friuli-V. G. con le sei Comunità fondiarie confinanti della Carinzia”.


La Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento è la principale occasione d’incontro e confronto, in Italia, fra studiosi, ricercatori accademici, amministratori degli enti di gestione e testimoni ad alto livello sui temi più attuali degli Assetti fondiari collettivi.
Il tema “Il futuro degli Assetti fondiari collettivi sta nella memoria delle loro radici” sarà approfondito, in 3 distinte sessioni di lavoro, attraverso 5 relazioni con le quali si alterneranno 4 comunicazioni, la presentazione del volume di Paolo Grossi “Il mondo delle terre collettive” e interventi programmati.

La presentazione del tema generale

Il Comitato scientifico e il Comitato organizzatore della Riunione scientifica presentano così il tema generale della XXV Riunione scientifica:

Con continuità, il Centro studi ha fatto riferimento all’esperienza degli enti di proprietà collettiva e di essi sempre ha messo nella dovuta evidenza sia la “costante resistenziale” a fronte dei ripetuti tentativi orientati alla loro estinzione, sia la plurisecolare attenzione alle attività di tutela e di conservazione al meglio del demanio collettivo. Sarebbe, infatti, troppo lungo ricordare le lotte che le organizzazioni famigliari montane del Nord Italia hanno condotto sul piano giudiziario e politico per difendersi dalle legge 1766 del 1927 e per porsi fuori dalla sua applicazione.
Eppure, ancora nel 1929, A. Serpieri nella sua “Guida a ricerche di Economia agraria” presenta le comunità montane come “un ordinamento assai frequente nella montagna italiana, specialmente nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale e centrale”. È, poi, del 1977 la pubblicazione del noto contributo di Paolo Grossi “Un altro modo di possedere”, dal quale si evince la caratteristica degli assetti fondiari collettivi quali artefici nel lungo periodo ambientale di una ecologia integrale e di una economia antropologica. Ed è del 1985 la promulgazione della Legge 431 (c. d. Legge Galasso) che ha fatto emergere sul piano operativo il sistema storico dei beni di uso civico e che tutela questi beni come beni di interesse paesaggistico ed ambientale, da cui discende l’interesse della comunità generale alla conservazione degli usi civici nella misura in cui questa contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.
Fedele al suo statuto, il Centro studi, già con l’organizzazione della 10^ Riunione scientifica del 2004, ha voluto richiamare l’attenzione degli amministratori e degli studiosi sulla situazione dei domini collettivi nelle diverse realtà del nostro Paese, quale risultante di necessità e di opportunismo, di legalità e di abusivismo, di rassegnazione e di arroganza, di dinamiche di lunga o di breve durata, di protezionismo nostalgico e di sfruttamento predatorio delle risorse e come forma distintiva dell’innovazione che investe lo spazio rurale e che ha un impatto, diretto o indiretto, sulle terre di collettivo godimento, talvolta di non immediata percezione e di non facile valutazione. Ed alla trattazione scientifica dell’incontro aveva posto il titolo provocatorio – “Decolonizzare la proprietà collettiva” – al fine di sollecitare interventi su alcuni concetti – autonomia locale, pianificazione centrale, sviluppo sostenibile e durevole, sussidiarietà – essenziali ad individuare ruoli nuovi per i domini collettivi, facendosi carico ad un tempo di una sfida e di una speranza.
Dobbiamo ora riconoscere che la legge n. 168 del 20 novembre 2017, approvata con votazione unanime sia dall’assemblea del Senato della Repubblica, sia da quella della Camera dei deputati, colloca definitivamente i domini collettivi in una situazione politico-giuridica diversa da quella del 1927. Li colloca, infatti, nella condizione della “nuova modernità” (R. Mordacci, 2017), dal momento in cui, a parere di molti osservatori, il legislatore ha accolto, in materia, la nuova concezione di uguaglianza/autonomia, che essenzialmente significa autonomia nelle scelte e nella presa delle decisioni.
Il che impone di ripensare i principi per una strategia sostenibile, ambientale ed economica, in un sistema economia/ambiente in continua evoluzione, e che, necessariamente, rimanda alla diversità dei contesti ecologici e culturali.
Infatti, perché sia sostenibile ed anche durevole in un territorio ad uso estensivo, di cui il demanio collettivo interessa una quota ragguardevole, il processo di sviluppo deve essere radicato nell’economia delle collettività insediate nel territorio. Per questo, «i livelli di governo elettivo devono esercitare la loro azione per ispirare, dare potere, guidare, facilitare, incoraggiare, assistere, appoggiare; (ma) essi non dovrebbero dirigere, comandare, amministrare o realizzare progetti, se non al fine di appoggiare lo sforzo generale, e perciò al di là della capacità locale» (J. Friedmann, 1979).
Con il riconoscimento dei domini collettivi, la legge 168/2017 favorisce, quindi, la ricerca che mira a rintracciare nelle collettività titolari del possesso fondiario collettivo il centro di iniziativa e di attività che fonda l’esperienza plurisecolare in termini sia di conoscenza della collettività stessa e del patrimonio collettivo, che di azione per la regolazione dell’utilizzazione della capacità produttiva del demanio collettivo, per un verso, a supporto delle famiglie ed imprese della stessa collettività e, per un altro verso, al duplice fine di minimizzare l’eccesso di domanda di risorse naturali ed ambientali e di conservare al meglio la perennazione del potenziale di produzione di “utilità”: (a) di regolazione di equilibri ecologici, (b) di habitat vivibili e vitali, (c) di produzione di beni finiti o intermedi o di flussi di energie, (d) di attrazione e di informazione.

Le relazioni

Giovedì 21 novembre, la prima sessione della Riunione scientifica sarà aperta dalla relazione “Dalle «Reliquie della proprietà collettiva in Italia» (1887) agli «ordinamenti giuridici primari» (2017) - La difficile conquista di un riconoscimento”, a cura di Paolo Grossi, professore di Storia del diritto italiano dell’Università di Firenze e presidente emerito della Corte costituzionale.
La seconda sessione della Riunione scientifica, in programma venerdì 22 novembre dalle 9.30 alle 13, proporrà le relazioni di Carlo Alberto Graziani, professore di Diritto privato nell’Università di Siena (“Assetti fondiari collettivi: beni collettivi o beni comuni?”), di Geremia Gios, professore di Economia dell’ambiente e del territorio nell’Università di Trento (“I domini collettivi: soggetti neo-istituzionali per le politiche dell’ambiente e del territorio”) e di Friedrich Walter Merlin, technischer Leiter Amt der Kärntner Landesregierung Agrarbehörde Kärnten (“Die ständige grenzüberschreitende Zusammenarbeit zwischen den friulanischen Agrargemeinschaften von Ugoviz/Ugovizza und Pontafel/Pontebba und den angrenzenden sechs Agrargemeinschaften in Kärnten / La costante collaborazione transfrontaliera tra le collettività fondiarie di Ugoviz/Ugovizza e di Pontafel/Pontebba del Friuli-V. G. con le sei comunità fondiarie confinanti della Carinzia”.
La quinta relazione del convegno di Trento è in programma alle 15 del 22 novembre, quando interverrà Giorgio Pagliari, professore di Diritto amministrativo dell’Università di Parma nonché primo firmatario della Proposta di legge “Norme in materia di Domini collettivi”, sul tema “I dominii collettivi nella nuova dimensione legislativa: riflessioni sulle prospettive”.

“Il mondo delle terre collettive” secondo Paolo Grossi

Il volume di alta divulgazione scientifica “Il mondo delle terre collettive Itinerari giuridici tra ieri e domani” (Casa Editrice Quodlibet; https://www.quodlibet.it/libro/9788822903884 - https://www.usicivici.unitn.it/download/newsletter/20190916_1049PaoloGrossi.pdf), nel quale Paolo Grossi dona ai «tanti, tenacemente operosi negli Assetti fondiari collettivi» la sintesi del suo pensiero nella materia, sarà presentato al professore di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università di Trento, Diego Quaglioni alle 11.15 di venerdì 22 novembre.

Le Comunicazioni

Le Comunicazioni (giovedì 21 novembre, dalle 17 alle 18.30) tratteranno i temi: “Il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo come modello di accordo pubblico-privato volto a conciliare l’interesse generale di tutela ambientale di un patrimonio regoliero con le attività e le necessità della comunità locale” (a cura di Stefano Lorenzi, segretario generale della Comunità delle Regole di Ampezzo); “La Comunità delle Regole di Spinale e Manez come partner per lo sviluppo turistico sostenibile del territorio di Madonna di Campiglio (Tn)” (a cura del presidente Luca Cerana); “La Magnifica Comunità di Fiemme e la gestione della propria filiera forestale dalla rinnovazione del bosco al semilavorato industriale” (a cura dello scario Giacomo Boninsegna e del dirigente dell’Azienda Legnami Stefano Cattoi); “Verso un patto di Paesaggio: l’esperienza del Consorzio Uomini di Massenzatica leader dello sviluppo rurale delle Terre Pomposiane” (a cura del presidente Carlo Ragazzi e di Davide Neri, Monica Pantaloni e Giovanni Marinelli dell’Università Politecnica delle Marche).

Le 3 sessioni della Riunione scientifica saranno presiedute rispettivamente da Amedeo Postiglione, fondatore e direttore dell’International Court of the Environment Foundation e vice presidente dell’EU Forum of Judges for Environment; Francesco Adornato, rettore dell’Università di Macerata e professore di Diritto agrario; e da Aldo Carosi, vicepresidente della Corte costituzionale.

L’invito e il programma dettagliato dei lavori della XXV Riunione scientifica di Trento può essere scaricato al link: https://www.usicivici.unitn.it/download/newsletter/20190930_080625rs2019.pdf.
Per ulteriori informazioni: https://www.usicivici.unitn.it/convegni/25rs/programma.html.