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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2018
 
Delio Strazzaboschi, esperto di gestione patrimoniale dei Domini collettivi

Devastazioni sulle Alpi carniche
Considerazioni dopo l’eccezionale maltempo e i danni epocali ai boschi
DI “FILIERA LEGNO” SI PARLA FIN TROPPO
«La politica finalmente prenda atto del fallimento del mercato»

[Delio Strazzaboschi, Domìni collettivi della Carnia]
Dopo l’eccezionale maltempo ed i danni epocali provocati ai boschi della montagna, occorre provvedere al più rapido recupero del materiale legnoso, e successivamente alla ricostituzione dei boschi stessi.
Ma, indipendentemente da ciò, dovrà anche essere colta l’occasione per riflettere, forse diversamente, sulla cosiddetta “Filiera legno”.


È un po’ difficile da spiegare: soggetti che da sempre agiscono solo dal punto di vista del proprio interesse, ora, offrono e chiedono collaborazione, auspicano, anelano e organizzano tavoli e tavolini.
Ma è ben semplice: i rapporti fra cliente e fornitore sono comunque rapporti di mercato, basati su interessi oggettivamente opposti.
La sensazione è che ora si voglia promuovere come obiettivo generale una ingiustizia sostanziale, ovvero riuscire ad ottenere al minor prezzo possibile il prodotto dal soggetto a monte della Filiera (pretendendone addirittura il consenso formale): il produttore di semilavorati o pannelli rispetto alla segheria, la segheria rispetto al proprietario boschivo, ecc.
Così facendo, tutto viene ribaltato a monte sui proprietari, che risultano i benefattori della filiera in nome dell’interesse di tutti e dei profitti di qualcuno
Il risultato non può che essere l’ulteriore riduzione delle utilizzazioni boschive: meno investimenti e meno occupazione, paesi abbandonati, territorio che frana (e più importazioni). E una ulteriore delusione, probabilmente l’ultima.
Sì, si parla troppo di “Filiera legno”. I proprietari del bosco nella montagna friulana sono prevalentemente i Comuni, i Domìni collettivi ed i Consorzi privati.
Perché non si taglia abbastanza? Perché manca la viabilità forestale. La Regione ancora si illude che possa essere realizzata con contributi al 50%, dimenticando il valore non solo economico ma di generale fruibilità (didattica e turistica) delle foreste. Serve di più, il 90%.
Ai proprietari pubblici e collettivi si finanzino poi, finalmente, gli investimenti per impianti di cogenerazione basati sulle biomasse forestali (compresi quelli per la logistica del cippato).
E non si taglia, soprattutto, perché non si guadagna abbastanza vendendo il bosco in piedi. La Regione non riconosca più contributi ai proprietari che continuano a farlo e non affidano le lavorazioni alle imprese boschive locali (che in questo modo sarebbero concretamente sostenute), vendendo poi direttamente o tramite la Borsa del legno il legname assortimentato a piazzale, o che non si organizzano in azienda forestale con propri uomini e attrezzature per la gestione diretta del bosco.
È vero, i prezzi sono un po’ migliorati vendendo i tronchi in Austria o Germania. Ma il problema generale è che si vendono i tronchi all’estero, da cui poi si ricomprano travi, tavole, perline e segati in genere. Non è che ci voglia molto a capire: servono le segherie di vallata (ad esempio, tre in Carnia, due in Canal del Ferro-Valcanale). Grandissime, tecnicamente all’avanguardia, tutte dotate di impianto per la produzione di pellet. Finanziate direttamente e totalmente dalla Regione quale infrastruttura pubblica di sistema, e poi gestite da manager (veri, no parenti e amici) che potranno operare sul mercato, nell’interesse generale, a prezzi competitivi perché non costretti a recuperare gli investimenti. Dovranno invece essere capaci e bravi a vendere ovunque possibile semilavorati segati e pellet della montagna friulana, scalzando i prodotti d’importazione
La politica prenda finalmente atto che anche nella Filiera legno si è in presenza di un fallimento del mercato: risorse non valorizzate (non si taglia e si importa legno, no investimenti e no occupazione) e bisogni non soddisfatti (economia locale, vitalità delle comunità, cura del territorio). E agisca, finalmente, di conseguenza.