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"La Vicìnia"
Novembar dal 2018
 

Fino al 13 gennaio 2019, in Castello a Udine, la mostra “Tracce”
COMUNITà, PAESAGGIO E DOMINI COLLETTIVI
Reperti archeologici e studi per una “Geografia della memoria”

[Mario Zilli]
Si potrà visitare fino al 13 gennaio 2019, grazie ad una proroga quantomai opportuna, la mostra archeologica “Tracce / Paesaggio antico in Friuli”, allestita dal “Museo archeologico” presso la sua sede, in castello a Udine.
L’esposizione, soprattutto nella sezione dedicata alle “Cortine”, sottolinea il ruolo svolto dalle Comunità di Villaggio nella costruzione del paesaggio regionale.
In una «geografia della memoria, le antiche strutture archeologiche dei Tumuli, dei Castellieri e delle Cortine – sottolinea l’introduzione alla mostra – aiutano a leggere il paesaggio friulano con occhi non ordinari, ma ricchi di consapevolezza».


«Il paesaggio – sottolinea la mostra “Tracce / Paesaggio antico in Friuli” – è un prodotto in continua evoluzione, un’entità dinamica caratterizzata dall’interazione tra fattori naturali ed antropici, avvenuti nel corso dei vari periodi storici. Un vero e proprio contenitore della memoria, individuale e soprattutto collettiva, che costituisce un’inconscia e irrazionale relazione con le proprie origini».
Nel paesaggio friulano, ancor oggi, rivestono un posto assai significativo Tumuli, Castellieri e Cortine. Queste ultime, in particolare, sono indissolubilmente legate alla gestione collettiva del territorio da parte delle Comunità di Villaggio.
«Le Cortine – spiega l’esposizione curata dal “Museo archeologico” di Udine – nascono come sistema difensivo di una Comunità, distinta dal Castello, per moto spontaneo della Comunità stessa, che si dota così di una sua autoregolazione.
All’interno delle Cortine si celebrano molto spesso le Vicinie, assemblee popolari per mezzo delle quali si gestiscono le Proprietà collettive.
Incerta è l’origine di questi apprestamenti, che si è orientati a collocare in epoca medievale; dai documenti è possibile coglierne la capillare diffusione tra il XIV e XV secolo».
Oggigiorno, nonostante gli appelli lanciati soprattutto dagli studiosi Tiziana Cividini e Fabio Piuzzi (www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1092 - www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1027 - www.friul.net/articui_vicinia.php?id=889), ben «poche Cortine hanno mantenuto i caratteri originari: già nel corso del XVI secolo, infatti – come rileva la mostra udinese –, sono state abbandonate o trasformate».
Fortunatamente, si «sono conservate, al pari dei Tumuli e dei Castellieri, nei toponimi, nella loro conformazione morfologica e architettonica e nella presenza, all’interno dell’insediamento, della struttura della chiesa».
Queste preziose testimonianze – sostengono da anni Cividini e Piuzzi – andrebbero sistematicamente censite, studiate in profondità, protette e valorizzate. Tale appello è stato colto dal Coordinamento regionale della Proprietà collettiva che, durante la stesura del “Piano paesaggistico regionale”, ha sollecitato un esplicito riconoscimento e appositi provvedimenti di tutela (www.friul.net/articui_vicinia.php?id=1016).
La mostra “Tracce / Paesaggio antico in Friuli”, secondo il sito www.civicimuseiudine.it/it/mostre-eventi/19-il-castello/museo-archeologico/688-tracce-paesaggio-antico-in-friuli, rientra in un «progetto teso ad indagare sia le radici storiche e culturali dell’attuale organizzazione paesaggistica friulana, sia i personaggi locali della fine dell’800 e dell’inizio del ’900 che ne hanno studiato l’evoluzione (...). Si tratta di un vero e proprio “scavo” all’interno dei depositi delle collezioni cittadine riferito al territorio friulano attraverso un’esposizione che alterna reperti archeologici provenienti dalle collezioni storiche dei Civici Musei e del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, documenti storici autografi dalla Biblioteca Civica “V. Joppi”, fotografie dalla Fototeca udinese e multimediali in cui gli scopritori dell’archeologia udinese e friulana, del calibro di Achille Tellini, Lodovico Quarina e Pietro Someda de Marco, raccontano le loro ricerche».
I reperti esposti provengono da Cividale, San Giovanni di Casarsa, Gradisca di Spilimbergo, Galleriano e Castions di Strada.
«Dopo aver approfondito gli aspetti storici e archeologici, l’esposizione presenta, attraverso un filmato, il paesaggio attuale e il modo in cui le tracce antiche si celano in esso; il tutto visto dalla posizione privilegiata di un drone».