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"La Vicìnia"
Setembar dal 2018
 

Si riaccende la lotta per i Beni collettivi della Laguna friulana
«MARANESI, ORA O MAI PIù!»
Il “Comitato per la vita del Friuli rurale” invita alla mobilitazione la Comunità di Marano

[Aldevis Tibaldi]
«Marano è una perla preziosa, un patrimonio dell’umanità, che va messo in salvo prima che sia troppo tardi e nuovi appetiti ne compromettano definitivamente la natura e i valori identitari che l’hanno reso unico al mondo»: anche il “Comitato per la vita del Friuli rurale” è sceso in campo per sostenere la lotta di quei Maranesi che non si sono rassegnati all’espropriazione dei loro Beni collettivi.
Nei giorni scorsi è stato diffuso, in paese, un battagliero volantino, a firma del portavoce del Comitato, Aldevis Tibaldi, che riproduciamo integralmente.


Un comitato di affari si è preso la laguna e con essa la vostra dignità, i vostri soldi, il vostro futuro e quello dei vostri figli.
Nel maggio del 2008 una Regione indegna di governare si è intestata tutti i beni della comunità che i Maranesi possiedono da epoca immemorabile insieme a quei diritti esclusivi sulla pesca che nel corso dei secoli hanno consentito la conservazione del patrimonio naturale, la sopravvivenza di generazioni, ma anche l’affermazione di una coesione sociale e di un patrimonio identitario esemplari. Un abuso intollerabile che non a caso è stato preceduto da violente ingerenze da parte delle forze dell’ordine tese ad impedire l’esercizio di pratiche di pesca secolari, ma soprattutto ad intimorire un popolo intero. Un abuso perpetrato in barba alle leggi dello Stato, sotto gli occhi di una magistratura quiescente e con la fattiva e colpevole desistenza degli amministratori locali. Una catena di scandalose complicità che si sono concretizzate con la fraudolenta trascrizione al Catasto di tutti i beni del dominio collettivo maranese, regalati alla Regione dal Ministero delle Finanze, tanto ignobile che il Catasto ha iscritto l’atto con “riserva”, cioè con una formula illecita, ben sapendo che quei Beni sono: indisponibili, imprescrittibili, inusucapibili e oltretutto figli do un ordinamento che è ben più antico dello Stato italiano, delle sue leggi e dei suoi menarrosto.
Con il furto sono cresciuti gli appetiti, la complicità degli enti regionali di controllo, la sordità della magistratura, la pigrizia delle forze dell’ordine, nonché la ignobile mistificazione della verità da parte della stampa locale e degli ambientalisti della domenica. Da una parte sono proliferate le Marine e le ingerenze dei forestieri, che usano la laguna come un parco giochi e per quella pesca che è prerogativa esclusiva dei Maranesi; dall’altra è cresciuta l’aggressione ambientale con l’afflusso di inquinanti industriali e civili veicolati dagli immissari e dalle idrovore, ovvero con demenziali attività di dragaggio che alterano l’habitat lagunare, favoriscono lo spandimento dei fanghi velenosi, la morte della fauna ittica e la sua contaminazione.
La cassa di colmata dei fanghi, realizzata davanti a Marano, è sotto gli occhi di tutti: un’infamia dal punto di vista paesaggistico, che oltretutto continua a sversare i suoi veleni, che bene non fanno ai pesci, ai molluschi e all’intera umanità.
Se da una parte le attività di pesca sono state drogate da un uso fazioso dei contributi comunitari, dall’altra è cresciuto il senso di impotenza di fronte agli abusi, alla arroganza di una Regione che ha sottratto i proventi delle darsene e si affida all’arbitrio dei suoi funzionari e dei docenti universitari per favorire le imprese amiche. Tutto ciò ha finito per creare delle crepe nella tradizionale solidarietà e nel senso comunitario dei Maranesi, e allora non è un caso se, una volta persa la responsabilità, nei più giovani stia crescendo la disaffezione e un rapporto con la pesca disumano, ispirato più alla rapina che alla conservazione.
Marano è una perla preziosa, un patrimonio dell’umanità, che va messo in salvo prima che sia troppo tardi e nuovi appetiti ne compromettano definitivamente la natura e i valori identitari che l’hanno reso unico al mondo.
Maranesi!
Siate fautori della legalità ed arbitri del vostro destino contro ogni abuso ed ogni forma di prevaricazione.
È arrivato il momento di riprendervi la Laguna e di conservarla come i vostri avi hanno saputo fare nel corso dei secoli. Ve lo chiedono le future generazioni e tutte le persone oneste di questa Terra.