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"La Vicìnia"
Març dal 2018
 
Il numero unico “Collina”, curato dal Circolo culturale “E. Caneva” e dall’Unione sportiva Collina

1967: foto ricordo dell’inaugurazione del Rifugio “Tolazzi”, proprietà del Consorzio privato di Collina
I Domini collettivi di Collina devono essere gestiti dalla Comunità
STOP A TRADIMENTI E OSTRUZIONISMI
Lo impone la nuova Legge statale 20 novembre 2017, n. 168

L’articolo “Stop a tradimenti e ostruzionismi” è apparso sul numero unico “Collina”, curato dal Circolo culturale “E. Caneva” e dall’Unione sportiva Collina per augurare a soci e compaesani un buon 2018.
Il tema è ancora una volta quello della gestione dei Beni collettivi da parte della Comunità, i cui diritti non sono ancora rispettati dall’Amministrazione comunale di Forni Avoltri.


«La Repubblica riconosce i domini collettivi, comunque denominati, come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie»; l’Amministrazione comunale di Forni Avoltri, invece, no, perché continua a contrastare le aspirazioni e la volontà della Comunità di Collina, che da anni chiede di poter gestire il proprio Patrimonio collettivo.
La Repubblica riconosce ai Domini collettivi «capacità di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che fa capo alla base territoriale della proprietà collettiva, considerato come comproprietà intergenerazionale»; mentre il Comune di Forni Avoltri si comporta come se fosse il proprietario dei Beni delle Comunità che vivono sul suo territorio e non permette ad esse di amministrare il proprio Patrimonio collettivo.
La Repubblica «tutela e valorizza i beni di collettivo godimento, in quanto: a) elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle collettività locali; b) strumenti primari per assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale; c) componenti stabili del sistema ambientale; d) basi territoriali di istituzioni storiche di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale; e) strutture ecopaesistiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale; f) fonte di risorse rinnovabili da valorizzare ed utilizzare a beneficio delle collettività locali degli aventi diritto»; al contrario dell’Amministrazione comunale di Forni Avoltri, che sfrutta i Boschi e i Pascoli collettivi come pura “rendita”, attraverso la riduttiva concezione del solo “prelievo”.
«I beni di proprietà collettiva e i beni gravati da diritti di uso civico sono amministrati dagli enti esponenziali delle collettività titolari» e soltanto «in mancanza di tali enti i predetti beni sono gestiti dai Comuni con amministrazione separata», restando «nella facoltà delle popolazioni interessate costituire i Comitati per l’amministrazione separata dei beni di uso civico frazionali, ai sensi della legge 17 aprile 1957, n. 278»: ma ciò non succede in Comune di Forni Avoltri, perché l’Amministrazione retta dalla Sindaca, Clara Vidale, continua ad opporsi alla Comunità di Collina e continua ad impedire ad essa l’esercizio dei suoi diritti, sostenuta in questa inaccettabile condotta da Regione e Commissario agli Usi civici.
È davvero sgradevole dover imputare condotte tanto gravi a un’istituzione importante come il Comune ed essere costretti ad attribuire mancanze tanto scandalose proprio a chi avrebbe la missione di essere il più sensibile difensore delle Comunità.
Lo scandalo appare tanto più grave se lo confrontiamo non soltanto con la normativa in vigore il 23 aprile 2015, quando 56 compaesani maggiorenni di Collina hanno sottoscritto e protocollato in Municipio la richiesta di applicazione della legge sulla “Costituzione dei Comitati per l’amministrazione separata dei beni civici frazionali” (278/1957), ma anche – come abbiamo fatto più sopra – con le prescrizioni di gran lunga più chiare e pressanti della nuova legge statale “Norme in materia di domini collettivi”, entrata in vigore il 13 dicembre 2017, dopo il voto unanime di Senato e Camera dei Deputati.
Questo confronto “retroattivo” non è un “trucco” per mettere in cattiva luce Sindaca, Giunta e Segretario comunale, Regione e Servizio Libro fondiario e Usi civici, nonché il Commissario regionale di Trieste, ma una via d’uscita onorevole offerta a tutti loro, perché sia salvaguardata l’onorabilità e la credibilità delle istituzioni che rappresentano “pro tempore”.
Esiste una forma di riscatto, ma è indispensabile, però, che tutti loro abbandonino immediatamente la condotta ostruzionistica e anticostituzionale tenuta sino a oggi e che riconoscano, con convinzione e concretamente, il diritto della Comunità di Collina e di tutte le altre Comunità dell’Alta Val Degano di amministrare i propri Beni, ereditati dai fondatori del proprio paese e affidati alla loro custodia dalle generazioni future.

Luca Nazzi
portavoce del Coordinamento regionale
della Proprietà collettiva