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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2018
 
Alcuni amministratori di Beni collettivi della Carnia, durante l’assemblea organizzata dal Coordinamento regionale il 20 ottobre

Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.
Un contributo di Delio Strazzaboschi ispirato a Max Weber e Paolo Grossi
ECONOMIA E COSCIENZA DI COMUNITà
Come favorire la nascita di Imprese comunitarie razionalmente pianificate

[Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.]
La maggioranza delle Comunità ha sempre avuto rapporti con l’economia. Esse sono infatti orientate alla soddisfazione dei bisogni dei propri membri, anche attraverso lo scambio sul mercato. E si servono dell’agire economico non come pura tecnica, ma solo nella misura in cui ciò è indispensabile rispetto agli scopi, e a seconda del rapporto fra bisogni stessi e beni disponibili.

In senso giuridico, le Comunità tendono però a chiudere all’esterno l’accesso ai benefici dei propri Beni (e delle relative possibilità economiche e sociali) e a regolarne la fruizione anche all’interno da parte dei consociati.
Lo scopo è sempre quello di evitare o ostacolare il guadagno privato, il profitto capitalistico. Sono Comunità culturalmente significative che regolano l’economia, per loro espressa volontà, con proprie autonome modalità dell’agire, e anche per ragioni diverse da quelle strettamente economiche. Dal punto di vista organizzativo si giunge a retribuire qualcuno affinché esso agisca permanentemente per la cura sistematica degli interessi di tutti (il cosiddetto Segretario), garantendo così la sopravvivenza dell’agire comunitario.
La conservazione del patrimonio e lo sviluppo di una economia a ciò collegata diventano quindi Impresa comunitaria razionalmente pianificata, passando appunto dal puro utilizzo dei Beni come patrimonio alla loro valorizzazione come capitale mediante la funzione imprenditoriale, ancorché collettiva. Essa continua così a funzionare anche quando l’iniziale entusiasmo ideale dei partecipanti è magari venuto meno, perché la sua sopravvivenza è più importante, quale che sia il contenuto del suo agire.
Ciò che conta, che si pone protagonista, è comunque la Comunità, percepita non come struttura rigorosamente definita ma come ininterrotta catena generazionale. E poi il Bene, la terra, che non è solo cosa nelle mani degli uomini proprietari, ma cosa che esiste in sé, autonoma e degna di attenzione e cura, da trasmettere alle generazioni future.
Alla spasmodica esigenza borghese della circolazione dei Beni come merci, qui si oppone una sostanziale indisponibilità del Bene. Alla libertà senza limiti del proprietario, libero perfino di distruggere il Bene, si contrappone la limitazione dei poteri di chi detiene, ma solo “pro tempore”, il governo della Comunità e quindi del suo Dominio collettivo, che deve essere oggetto non di sfruttamento ma di buongoverno. Ovvero, il primato della terra sul proprietario e il primato della comunità sul singolo.
Al contrario, l’eliminazione di una dimensione collettiva dal sentire sociale è da collocarsi al cuore del progetto politico-giuridico borghese. Invece, nei Domini collettivi nessuna violenza dall’alto né comando autoritario, nessuna obbedienza passiva dal basso. Si è semplicemente di fronte a Comunità che autonomamente si auto-regolamentano, portatrici di valori culturali ma anche politici, come quelli della democrazia diretta ivi realmente praticabile.
Infine, giuridicamente, il principio costituzionale di sussidiarietà (art. 118 Cost.) non può che garantire alla società di potersi esprimere in tutta la sua ricchezza e modalità organizzativa, valorizzando le diversità. Comprendendo prima e rispettando poi i Domini collettivi, lo Stato borghese e i suoi Enti locali prendano atto della loro impossibilità di ordinare e regimentare la società civile, e stiano invece attenti alla ricchezza di un tessuto sociale che non è lesione dell’autorità statale ma piuttosto la sua forza: uno Stato come Comunità di Comunità.

(contributo teorico liberamente ispirato da: Max Weber, Comunità, in “Economia e società”, 1920 - Donzelli Ed, 2017; Paolo Grossi, Un altro modo di possedere, 1977, e sua ristampa con integrazioni Giuffré Ed, 2017)