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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2017
 
Michele Filippini, presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva

La nuova legge è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale con il numero 168
IN VIGORE LE“NORME IN MATERIA DI DOMINI COLLETTIVI”
La pubblicazione del testo approvato il 26 ottobre è il frutto di un cammino lungo 10 anni che la Consulta nazionale della Proprietà collettiva ha percorso con impegno, rigore e determinatezza

[Michele Filippini, presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva]
Il 13 dicembre, Santa Lucia, sarà il giorno in cui entra ufficialmente in vigore la legge 20 novembre 2017, n. 168 “Norme in materia di domini collettivi”, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 28 novembre 2017.
Sono passati 10 anni, da quando il progetto di legge sui domini collettivi fu approvato all’unanimità dall’Assemblea della Consulta nazionale della Proprietà Collettiva, riunitasi a margine dell’annuale Convegno del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento.
Come riporta il verbale di quella seduta (di cui è possibile vedere il video in streaming all’indirizzo web http://www.jus.unitn.it/services/arc/2007/1115/home.html), il testo del disegno di legge «è stato elaborato dai professori Pietro Nervi, Paolo Grossi, Vincenzo Cerulli-Irelli, Paolo Vitucci e Alberto Germanò. Si tratta di un testo breve, organizzato secondo una tecnica legislativa più volte evocata nelle Riunioni scientifiche trentine».


Quel testo, prima presentato al Senato dai Senatori Molinari e Soliani e poi, con la più recente ed attuale legislatura, ripreso e fatto proprio dai Senatori Pagliari, Latorre e Dirindin è giunto alla definitiva approvazione del Senato della Repubblica lo scorso 31 maggio, grazie ad un lavoro di studio, di lobby e di presidio operato dal Direttivo della Consulta nazionale della Proprietà collettiva (in particolare Demenego, Filippini, Grgic, Lorenzi, Marian, Paternoster e Zanzucchi), tanto da ricevere pubblicamente, nelle dichiarazioni di voto al Senato del Senatore Panizza, il ringraziamento per l’attività svolta in favore di questa Legge. Poi il percorso caotico alla Camera dei Deputati per evitare che l’approssimarsi del fine legislatura rendesse vano tutto il lavoro svolto.
Due audizioni in commissione (Agricoltura ed Ambiente), decine di incontri con i relatori del Ddl e contatti quasi quotidiani con i Deputati di tutti gli schieramenti politici e così, lo scorso 26 ottobre, il testo già approvato dal Senato è stato trasformato in legge dal voto della Camera dei Deputati.
Due votazioni all’unanimità, sia al Senato che alla Camera, proprio a testimonianza, se ancora qualcuno aveva dubbi, del grande lavoro svolto a 360 gradi dalla Consulta nazionale della Proprietà collettiva. Senza dimenticare poi che questa attività si è intrecciata con un’altra grande battaglia vinta dalla Consulta nazionale della Proprietà collettiva, ovvero quella sull’Imu, ed un risultato importante come l’inserimento delle Proprietà collettive nel Censimento dell’Agricoltura.
Finalmente, a 70 anni dalla approvazione della Costituzione repubblicana ed a 90 anni dalle leggi che ne imponevano la liquidazione, il legislatore ha riconosciuto piena dignità e vita alla storia vivente della nostra Italia, i Domini collettivi.
Non è un legislatore che li ha creati, né ci sono leggi degli Stati all’origine della loro costituzione. È vero esattamente il contrario: legislatori e leggi si sono mossi unicamente per sopprimerli, o, almeno, per soffocarli, per arginarli, per alterarne la struttura in corrispondenza dei nuovi modelli ufficiali della società borghese. Come ha riferito il professor Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale, al termine della XXIII Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, nel novembre scorso a Trento, «gli assetti fondiari collettivi hanno la loro matrice nell’articolo 2 della Costituzione. [...] siamo di fronte a formazioni sociali di carattere originario che hanno diritto ad esistere perché rappresentano veramente una forma di quel pluralismo sociale e giuridico che è il nerbo della nostra Costituzione e che è il messaggio più valido. E sono felice oggi di salutare [...] come legge un atto grande di coraggio del nostro legislatore italiano. Finalmente si sono deposti i mezzi termini, le riserve mentali, i dubbi e le sfiducie. [...] il legislatore ha affrontato definitivamente il problema [...] guardando a questi assetti fondiari collettivi, più che come terre, come comunità, come comunità solidali, di quella solidarietà che rappresenta il nerbo della nostra Costituzione» (https://www.youtube.com/watch?v=aA5RzQlTohg&feature=youtu.be&t=6h42m22s).

Consulta nazionale della Proprietà collettiva
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