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"La Vicìnia"
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La delegazione del Coordinamento regionale alla Camera dei Deputati per l’audizione della Commissione agricoltura (da sinistra: Martino Kraner, Delio Strazzaboschi e Luca Nazzi)

La Commissione agricoltura della Camera riceve in audizione i portavoce dei Domini collettivi italiani, il 5 luglio
Il contributo del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G. al confronto parlamentare
LA DIMENSIONE COSTITUZIONALE DEI DOMINI COLLETTIVI
I rappresentanti del Coordinamento sono stati ricevuti dalla Commissione Agricoltura, il 5 luglio 2017

«Grazie a questa Legge, che riconosce la “dimensione costituzionale” dei Domini collettivi, tutte le Comunità rurali e montane del nostro Paese potranno tornare protagoniste nella costruzione del Bene comune e le straordinarie potenzialità economiche, socio-politiche e ambientali dei nostri Domini collettivi potranno essere sviluppate al meglio»: così il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G., il 5 luglio, è intervenuto all’audizione convocata dalla Commissione Agricoltura della Camera, nell’ambito della discussione sulla Proposta di legge “Norme in materia di Domini collettivi”.
La delegazione regionale era composta da Luca Nazzi, coordinatore-presidente, Delio Strazzaboschi, segretario, e Martino Kraner, membro del Consiglio direttivo, che hanno presentato il seguente documento.


Il Popolo dei Beni collettivi del Friuli e di Trieste attende da decenni questa Legge che state elaborando e speriamo davvero che sia presto unanimemente approvata dalla Camera, come ha già responsabilmente fatto il Senato, che ringraziamo di cuore per la sensibilità dimostrata.
Siamo grati agli estensori e a tutti i Parlamentari impegnati in questo iter legislativo e plaudiamo all’impegno messo in campo anche dalla Consulta nazionale della Proprietà collettiva e dal Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento.
Apprezziamo i chiari e irrinunciabili riferimenti alla nostra Costituzione e sottolineiamo che, pur non comparendo esplicitamente nel Disegno di Legge, questo atteso provvedimento dà applicazione concreta al dettato di altri due articoli della nostra Carta fondamentale: gli articoli 3 e 118, in particolare offrendo importanti opportunità per la concreta realizzazione del principio di «Sussidiarietà orizzontale», di cui tutte le nostre realtà sono matura e consolidata incarnazione.
A questo proposito, ci sono tornate in mente le espressioni che l’attuale presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, ci ha rivolto in occasione dell’assemblea della Comunanza agraria “Agrarna skupnost”, nel 2009, sul Carso triestino: «Caricatevi di psicologia attiva in nome di quella grande funzione economica e sociale, storica ed etnica che state portando avanti». In quell’occasione, l’illustre studioso e sostenitore della Proprietà collettiva ha anche dichiarato: voi siete «una spontanea articolazione della società civile, meritevole di essere conservata e salvaguardata»; «voi siete alle radici della vostra gente e, in quanto tali, incarnate necessariamente dei valori sentiti e osservati, dei valori che oggi possono e debbono qualificarsi come costituzionali».
Grazie a questa Legge, che riconosce la «dimensione costituzionale» dei Domini collettivi, tutte le Comunità rurali e montane del nostro Paese potranno tornare protagoniste nella costruzione del Bene comune e le straordinarie potenzialità economiche, socio-politiche e ambientali dei nostri Domini collettivi potranno essere sviluppate al meglio, per contribuire al superamento della crisi economica, sociale e politica ed ecologica che sta prostrando il Paese.
Il riconoscimento formale e concreto degli Assetti fondiari collettivi consentirà il passaggio dalla coscienza dell’originalità e del valore di «Un altro modo di possedere» - che non è né privato né pubblico, ma collettivo, appunto - all’operatività di «Un altro modo di fare economia», fondato sull’effettivo autogoverno degli Enti gestori delle Proprietà collettive, sulla solidarietà e sulla reciprocità.
I Domini collettivi, riconosciuti e valorizzati adeguatamente, non consentiranno alle popolazioni rurali di ricavare dai propri patrimoni soltanto le utilità tradizionali (legna da ardere e da costruzione, piccoli frutti, erbe spontanee, funghi, prodotti ittici…), ma soprattutto garantiranno la possibilità di gestire attivamente i «valori patrimoniali collettivi» come elementi propulsivi di un’Economia solidale e autosostenibile e come basi materiali per una produzione economica finalizzata alla crescita della Comunità territoriale e della sua capacità di autogoverno. Mettendo a frutto i nostri «valori patrimoniali» saremo in grado di restituire ai territori stili di vita propri e originali, di rilocalizzare l’economia e di ridurre l’impronta ecologica, chiudendo, a livello locale, i cicli dell’alimentazione, dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia e realizzando Filiere di produzione e consumo innovative, nell’ottica dei Distretti di economia solidale, che varie Regioni stanno riconoscendo con apposite norme.
Grazie a questa nuova legge, potremo finalmente avviare un percorso virtuoso di recupero delle troppe terre abbandonate del nostro Paese e operare fattivamente per il superamento del frazionamento fondiario, attraverso il percorso già indicato nella mozione “Porre rimedio alle patologie fondiarie attraverso modelli di Proprietà collettive locali”, approvata dalla XIV Riunione scientifica promossa dal Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, a Trento nel novembre 2008, che lasciamo agli atti.
A tal riguardo, esprimiamo grande considerazione per l’invito rivolto dal deputato Giorgio Zanin perché inizi presto un percorso di approfondimento, culturale e legislativo, sulla questione delle nuove Proprietà collettive. Rifacendoci ai contributi già offerti da studiosi quali il Premio Nobel per l’Economia Elinor Ostrom, il presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena nonché Stefano Rodotà e Fabrizio Marinelli, assicuriamo la nostra condivisione e il nostro contributo.
Siamo, infine, certi che l’approvazione di questa Legge darà un impulso positivo e decisivo per superare i ritardi, le incomprensioni e anche inspiegabili pregiudizi che, talvolta, caratterizzano l’azione della classe politica e amministrativa e dell’apparato burocratico della Regione autonoma Friuli-V. G.
Dopo oltre 60 anni di autonomia speciale, infatti, il nostro Statuto resta ancora parzialmente inapplicato, per la mancanza di una normativa organica e fedele ai principi costituzionali così ben evidenziati nel Disegno di Legge che qui si discute e per il grave ritardo nella conclusione delle operazioni di Accertamento previste dalla Legge 1766/1927.
Sicché un immenso patrimonio agricolo, forestale e lagunare resta ancora alla mercé della logica del puro prelievo o della rendita, quando non addirittura dello sfruttamento insostenibile, invece di consentire alle Comunità titolari di realizzare un’autentica gestione patrimoniale.
Nella nostra regione, spesso le Comunità chiamano i propri Domini collettivi «Beni». È un termine che ha a che fare con il cuore. Il «Gno Ben» (il Mio Bene), nelle antiche villotte friulane, sta per l’amore mio, la mia amata, il mio amato... Ma il «Bene» principale – come insegna Paolo Grossi – è la «Casa comune», è la Terra, ma non come «oggetto di potere», piuttosto come «oggetto di cure», di «coltura», dunque di «cultura»; la cosa come elemento vivo e vitale da cui ricaviamo, insieme, il nostro pane quotidiano: il necessario per il sostentamento della famiglia e della Comunità.
Approvate questa legge e il Popolo dei Beni collettivi del Friuli e del Carso, della Carnia e della Val Canale farà rifiorire le nostre montagne, le nostre campagne e le nostre lagune, con grandi benefici economici, sociali e ambientali per tutta la Comunità italiana e per le generazioni future, dalle quali abbiamo ricevuto in usufrutto questi preziosi patrimoni, «Beni comuni» di pubblico e generale interesse.

Luca Nazzi, coordinatore-presidente
Delio Strazzaboschi, segretario
Martino Kraner, membro del Consiglio direttivo

Roma, 5 luglio 2017