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La copertina della nuova edizione di “Un altro modo di possedere”. Il vecchio volume del 1977 di Paolo Grossi esce ampliato con un’appendice risultante da tre nuovi saggi del presidente della Corte costituzionale

Il Centro studi sui demani civici e le proprietà collettive di Trento invita alla 23^ Riunione scientifica
“UN ALTRO MODO DI POSSEDERE” PER UN “ALTRO MODO DI GESTIRE”
Per l’occasione, si presenta la ristampa dell’opera “Un altro modo di possedere” di Paolo Grossi

«“Un altro modo di possedere”, da elaborazione dottrinale va accolto oggi come strumento che apre una nuova stagione per gli assetti fondiari collettivi, rifondando su nuove basi una prassi gestionale che si è ridotta nel tempo a pura tutela legale della proprietà (condizione necessaria, ma non sufficiente) del demanio collettivo, per privilegiare, invece, la tutela del possesso (condizione necessaria e sufficiente) del demanio collettivo con la continuità dell’uso e della valorizzazione delle risorse naturali in esso contenute»: con questo obiettivo il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive ha promosso la ristampa del più noto fra i saggi di Paolo Grossi e attorno a tale iniziativa editoriale ha costruito la XXIII Riunione scientifica, in programma a Trento il 16 e il 17 novembre prossimi.
Pubblichiamo i materiali informativi diffusi dal Centro studi per illustrare l’appuntamento intitolato “Un altro modo di possedere: da elaborazione dottrinale a progetto culturale. Intersezione tra discipline diverse in occasione della ristampa del volume di Paolo Grossi”.


Un altro modo di possedere:
da elaborazione dottrinale a progetto culturale

Intersezione tra discipline diverse
in occasione della ristampa del volume di Paolo Grossi

La ragione prima della 23^ Riunione scientifica va individuata nella ristampa del libro, da tempo esauritissimo, di Paolo Grossi, “Un altro modo di possedere”, pubblicato nel 1977. La ristampa – in volume autonomo – quaranta anni dopo, riporta il testo del vecchio libro, ampliato con un’appendice risultante da tre suoi saggi, e cioè la rivisitazione fatta in occasione del Trentennio (“Un altro modo di possedere” rivisitato), il saggio (“Usi civici”: una storia vivente) e, infine, la “Relazione conclusiva” del Convegno di Nuoro (ottobre 2016), quale più recente riflessione generale dell’Autore sugli assetti fondiari collettivi.
Fra le innumerevoli opere di Paolo Grossi, il volume “Un altro modo di possedere”, occupa un posto particolare. Non tanto perché ha fatto emergere forme alternative alla coscienza giuridica postunitaria, oppure perché ad esso si sono ispirati moltissimi studiosi ricercatori, o perché esso manifesta, in tutta la sua evidenza, e la volontà di rappresentare e la capacità di esprimere con chiarezza ed esattezza espositiva il pensiero di fondo dell’Autore; bensì, perché in quest’opera, pur così apparentemente contrassegnata da rigide esigenze tecnico-giuridiche dello storico del diritto, emergono esigenze umane: in particolare, la domanda di verità, di conoscenza, di comprensione su una organizzazione sociale, complessa ed articolata, che ha la possibilità di produrre diritto circa vincoli collettivi sul comportamento individuale nell’uso del patrimonio collettivo e racchiude in sé con estrema efficacia il trattato completo del paradigma dell’assetto fondiario collettivo.
Riprendendo una frase del pensiero di G. W. F. Hegel (1770-1831), Paolo Grossi, studioso ricercatore, è figlio del suo tempo. Infatti, colpito dalla longevità storica sia delle tecniche applicate sia delle istituzioni riconducibili agli assetti fondiari collettivi, di questi conosce le lotte che le organizzazioni di proprietà collettiva del Nord Italia hanno condotto sul piano giudiziario e politico per difendersi dalla legge 1766 del 1927 e vuole comprenderne la costante resistenziale a fronte dei ripetuti tentativi orientati alla loro estinzione; ma P. Grossi è anche consapevole del fatto per cui, con il secondo dopoguerra, la legge del ’27 “transita” in una situazione politico-giuridica diversa, vale a dire “finisce” in un sistema caratterizzato dal principio democratico, dall’esaltazione del principio di partecipazione alla gestione della cosa pubblica, dalla tutela delle formazioni sociali intermedie, dalla tutela del paesaggio e dell’ambiente.
“Un altro modo di possedere” è articolato in tre parti: L’introduzione (pp. 5-39), Il dibattito europeo (pp. 43-187), La vicenda italiana (pp. 191-390). Una miscela sapiente di esperienza diretta, di scavo d’archivi, di sensibilità giuridica. La trama generale dell’opera, il modo seguito nell’articolazione dei diversi argomenti, il procedimento schematico favoriscono in maniera eccellente l’evidenza dell’emersione di forme alternative di proprietà e della visione integrale di istituti riconducibili al sistema degli assetti fondiari collettivi, nel quale identità della singola proprietà collettiva e totalità del sistema degli asseti fondiari collettivi non si elidono, ma si conciliano e si intrecciano.
P. Grossi ha sempre avuto piena coscienza dell’importanza dei suoi scritti e, per questo, è sempre stato il primo critico di se stesso: infatti, se proprio all’inizio della “Prefazione”, valuta il proprio saggio «un minimo contributo» alla migliore conoscenza delle forme di appropriazione collettiva, già alla fine dello stesso paragrafo, manifesta la consapevolezza dell’improrogabile necessità di una maggiore attenzione su tale istituto, «al fine di recuperarne tutta la ricchezza e tutta la complessità che ne sono il tratto caratterizzante».
Il contributo di P. Grossi, infatti, per un verso, ha fornito agli studiosi della materia ed agli amministratori degli assetti fondiari collettivi lo stimolo a meglio conoscere e a meglio comprendere di ogni assetto il contenuto di “un altro modo di possedere” ed il fondamento del correlato “altro modo di gestire”; per un altro verso, ha trovato applicazione anche sul piano legislativo con la promulgazione della legge 431/1985, che fa emergere il sistema storico degli assetti fondiari collettivi e di questi tutela i demani collettivi come beni naturalistici ed ambientali. Così, “Un altro modo di possedere”, da elaborazione dottrinale va accolto oggi come strumento che apre una nuova stagione per gli assetti fondiari collettivi, rifondando su nuove basi una prassi gestionale che si è ridotta nel tempo a pura tutela legale della proprietà (condizione necessaria, ma non sufficiente) del demanio collettivo, per privilegiare, invece, la tutela del possesso (condizione necessaria e sufficiente) del demanio collettivo con la continuità dell’uso e della valorizzazione delle risorse naturali in esso contenute.
Il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università degli studi di Trento, che ha come proprio compito fondamentale quello di eseguire e di promuovere ricerche in tema di possessi collettivi e di raccogliere la documentazione sulla materia, ha insistito perché si potesse procedere alla ristampa anastatica, quaranta anni dopo, del libro da tempo esauritissimo. Il testo anastatico del vecchio libro è ampliato da una appendice risultante da tre saggi recenti, e cioè la rivisitazione fatta in occasione del Trentennio (“Un altro modo di possedere rivisitato”), il saggio “Usi civici: una storia vivente”), e, infine, la Relazione conclusiva a Nuoro quale ultima riflessione generale dell’Autore sugli assetti fondiari collettivi (“Gli assetti fondiari collettivi, oggi: poche (ma ferme) conclusioni”). I tre saggi recenti si collegano all’opera precedente con una serie di rimandi o di aggiornamenti che disegnano una visione “in progress” e di ampio respiro.
In conclusione, l’auspicio del Centro studi è che il volume di Paolo Grossi, ampliato e ristampato, non sia lo strumento che, usato con criterio meccanico, consenta a chiunque di compiere ricerche in tema di assetti fondiari collettivi, ma sia un testo da studiare per prepararsi a conoscere e a comprendere un altro modo di possedere, al fine di poter poi operare in un futuro verso cui la previsione si protende che non abolisce il passato, ma lo riassume sotto uno sguardo nuovo: non la nostalgia, bensì la memoria, che guarda al passato come al tempo in cui è stato possibile accumulare esperienze.
La distinzione spinge quindi ad approfondire l’analisi dell’orientamento strategico di fondo dell’ente di gestione per comprendere come il patrimonio collettivo (materiale ed immateriale) non possa essere assimilato al capitale, in primo luogo, a ragione del suo riferimento alla durata (carattere intergenerazionale) e all’appartenenza (a collettività locale in continuo mutamento); in secondo luogo, per il fatto che comprende elementi non commerciali; in terzo luogo, perché non è riconducibile in un sistema contabile basato su di un sistema di valori (monetari e non). Emblematica, in proposito, l’affermazione: «non si gestisce un patrimonio esattamente alla stessa maniera con cui si gestisce un capitale: si gestisce un capitale per aumentarlo, si gestisce un patrimonio per trasmetterlo» (Y. Barel, 1984).

Data e sede di svolgimento

La 23^ Riunione scientifica si svolgerà in seduta plenaria nei giorni di giovedì 16 e venerdì 17 novembre 2017, a Trento, nella Sala Conferenze del Dipartimento di Economia e Management (via Rosmini, 44).

Giovedì 16 novembre - I sessione

Presiede i lavori il dott. Aldo Carosi, Vicepresidente della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, Roma.
15.30 Indirizzi di saluto delle autorità
15.45 1^ relazione sul tema:
I beni collettivi dal pre-moderno al post-moderno
di Antonio Iannarelli, professore di Diritto agrario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari
17.00 2^ relazione sul tema:
Individui, collettività e demani: un altro modo di possedere. Per chi e per che cosa
di Andrea Nervi, professore di Diritto privato nel Dipartimento di Scienze economiche ed aziendali dell’Università di Sassari
17.45 3^ relazione sul tema:
Singoli, collettività ed ecosistemi: un altro modo di appartenere
di Massimo Monteduro, professore di Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Salento, Lecce
18.30 4^ relazione sul tema:
Il ruolo del libro fondiario nell’individuazione dei domini collettivi
di Michele Cuccaro, giudice del Tribunale di Rovereto e commissario agli usi civici per la Regione Trentino-Alto Adige

Venerdì 17 novembre - II sessione

Presiede i lavori il prof. Francesco Adornato, Rettore dell’Università di Macerata.
9.30 5^ relazione sul tema:
Gli assetti fondiari collettivi nell’ordinamento repubblicano: dalla liquidazione alla valorizzazione?
di Matteo Cosulich, professore di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento
10.45 6^ relazione sul tema:
L’azienda fondiaria come base territoriale degli assetti fondiari collettivi: un altro modo
di possedere
di Francesco Nuvoli, professore di Estimo rurale nella Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari
11.30 7^ relazione sul tema:
Le “formazioni sociali” nella Repubblica
di Achille de Nitto, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università del Salento, avvocato
13.00 Sospensione dei lavori

Venerdì 17 novembre - III sessione

Presiede i lavori il prof. Diego Quaglioni, professore di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università di Trento.
14.30 Proiezione
15.00 8^ relazione sul tema:
La funzione degli assetti fondiari collettivi nell’ordinamento, fra prospettiva storica ed attualità economico-sociale
di Pietro Maria Catalani, commissario capo del Commissariato agli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana, Roma
16.30 Conclude i lavori il prof. Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, Roma
17.00 Interventi conclusivi e chiusura dei lavori

Il programma dei lavori e la scheda di adesione possono essere scaricati al link: www.usicivici.unitn.it/download/newsletter/20170929_080023rs2017.pdf