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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2017
 

I campi di frumento del “Patto della farina”
In Consiglio regionale, è finalmente iniziato l’atteso iter legislativo
IL PARADIGMA DELL’ECONOMIA SOLIDALE
Presentati i pareri dei Forum per i Beni comuni e del Terzo Settore e del Coordinamento della Proprietà collettiva

[M. Z.]
Mercoledì 18 gennaio, la seconda Commissione del Consiglio regionale ha organizzato le prime audizioni sul Progetto di legge 152 “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale”, presentato il 15 settembre 2016 dai consiglieri Gratton, Codega, Lauri, Moretti, Paviotti, Agnola, Bagatin, Bianchi, Boem, Cremaschi, Da Giau, Dal Zovo, Edera, Frattolin, Gabrovec, Gerolin, Gregoris, Liva, Marsilio, Martines, Pustetto, Rotelli, Sergo, Travanut, Ukmar, Ussai, Zecchinon.
In quell’occasione, sono stati ufficialmente presentati i pareri del Forum per i Beni comuni e l’Economia solidale, del Forum regionale del Terzo Settore e di Legacoopsociali.
Anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, che aderisce al Forum per l’Economia solidale dalla sua fondazione, è intervenuto con un proprio documento, illustrato dalla professoressa Nadia Carestiato.
Di seguito, si pubblicano integralmente i contributi dei Forum per i Beni comuni e l’Economia solidale e del Coordinamento degli Assetti fondiari collettivi del Friuli e di Trieste e del Forum regionale del Terzo Settore.
Il testo del progetto di legge è reperibile sul sito del Consiglio regionale, all’indirizzo http://www.consiglio.regione.fvg.it/cms/ (nella sezione “Leggi” e quindi in “Iter leggi”).


Forum per i Beni comuni e l’Economia solidale

La relazione di accompagnamento osserva che: «Il paradigma dell’economia solidale si fonda sulla necessità di riavvicinare le comunità ai luoghi in cui vivono, sostenendo l’economia locale in un rapporto attivo con il territorio per ricondurre il prodotto al suo luogo d’origine, restituire centralità ai produttori e valorizzare la qualità dei loro prodotti, difendere il paesaggio e i beni comuni come componenti essenziali per la qualità della vita».
Nel condividere pienamente queste affermazioni, crediamo utile evidenziare un’ulteriore ricaduta positiva indotta dal processo di formazione delle Comunità distrettuali di economia solidale: la creazione di nuova occupazione, sia delle imprese esistenti che aderiscono a questo processo, sia attraverso la formazione di nuove imprese necessarie a completare il sistema e la catena di valore delle singole filiere descritte nel testo e le interconnessioni fra le diverse filiere.
In questa prospettiva il Forum sta da tempo organizzando corsi di formazione per Promotori di Economia solidale, ben consapevoli che per creara una nuova impresa solidale, sia essa individuale o collettiva, non è sufficiente elaborare un buon piano, secondo i dettami di una consolidata letteratura in materia, per affidarsi poi alla validazione dell’ambiente mercato, ma creare essa stessa questo diverso ambiente nel quale vengono coinvolti produttori, consumatori e altri soggetti all’interno di un patto preventivo che ha come fine la promozione del bene comune, il rispetto dell’ambiente, l’uso e la valorizzazione di tutte le risorse locali.
L’Economia solidale così intesa non è quindi, come spesso e a torto ci viene imputato, un nostalgico ritorno al passato o una nuova forma di declinazione di una economia marginale sostenuta da denaro pubblico, ma un disegno preciso di innovazione sociale ed economica, necessaria a produrre benessere senza scaricare esternalità negative sull’ambiente (inquinamento ed esaurimento delle risorse naturali) e sui sistemi sociali (disoccupazione, sottoccupazione, aumento delle diseguaglianze).
Siamo consapevoli che questo provvedimento in discussione è obiettivamente difficile, sia nella sua comprensione che attuazione. Per dare i frutti sperati occorre, da un lato che molti cittadini si attivino sui territori per formare vere Comunità distrettuali; dall’altro, che le Pubbliche amministrazioni sostengano questo processo di innovazione socioeconomica.
In questo senso, un ruolo cruciale dovrà essere svolto dal Tavolo di cui all’art. 6 della proposta in esame.

Coordinamento regionale della Proprietà collettiva

Il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva attende da anni l’approvazione di una norma regionale che riconosca e promuova l’Economia solidale.
Per tale ragione, ha contribuito a fondare il “Forum per i Beni comuni e l’Economia solidale del Friuli-V. G.” ed ha partecipato attivamente all’elaborazione della Proposta di legge regionale “Promozione e sviluppo dell’Economia solidale del Friuli-V. G.”.
Coerente con tale percorso, il Coordinamento ritiene che i principi, i contenuti e l’impostazione di quella Proposta andrebbero pienamente accolti dalla normativa regionale.
In quest’importante occasione, pertanto, il Coordinamento della Proprietà collettiva ribadisce la necessità che
1. vengano pienamente riconosciute le Istituzioni comunitarie che, in base alle leggi statali 1766/1927 e 278/1957 e alla legge regionale 3/1996, amministrano le diverse forme di Proprietà collettive e Usi civici esistenti in Regione e che il loro ruolo venga effettivamente valorizzato;
2. vengano sostenuti i percorsi delle Comunità che perseguono l’autonomia alimentare ed energetica, attraverso la gestione patrimoniale dei Beni collettivi;
3. venga favorita la nascita di Istituzioni pubbliche e comunitarie per la gestione e l’uso dei beni e servizi comuni ritenuti necessari alla vita delle Comunità.
Se il Consiglio regionale avrà la lungimiranza di far propri ed approvare i contenuti della proposta del “Forum per i Beni comuni e l’Economia solidale del Friuli-V. G.” i «valori patrimoniali collettivi» potranno più facilmente divenire elementi propulsivi di un’economia autosostenibile e fungere concretamente come basi materiali per una produzione economica finalizzata alla crescita delle Comunità locali e della loro capacità di autogoverno.
La nostra convinzione, infatti, è che soltanto mettendo a frutto i «valori patrimoniali» saremo in grado di restituire ai Territori stili di vita propri e originali, di rilocalizzare l’economia e di ridurre l’impronta ecologica, chiudendo sempre più, a livello locale, i cicli dell’alimentazione, dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia.

Forum regionale del Terzo Settore

Il tema dell’Economia solidale rappresenta da sempre un tema caro e al centro dell’agenda politica dello scrivente Forum del Terzo Settore.
Il testo proposto risente, innanzitutto, con evidenza di un processo partecipato di elaborazione della proposta di legge, che ha visto molteplici attori coinvolti, pubblici e privati, a partire dal Forum per i beni comuni fino alla Regione Friuli-V. G. e ai suoi rappresentanti. In tal senso non possiamo che sostenere simili percorsi di “vera” innovazione sociale; il termine “innovazione sociale” infatti rimanda ad una visione integrata del concetto di Innovazione che non si limita ad uno spostamento della frontiera tecnologica per migliorare la capacità produttiva ma intende sviluppare nuove soluzioni (prodotti, servizi e modelli) che consentano da un lato di affrontare le sfide sociali in modo più efficace che in passato e dall’altro siano in grado di creare nuove relazioni tra gli attori pubblici e privati del territorio, per rafforzare la capacità di fare sistema della comunità regionale e delle comunità locali.
Riprendendo l’art. 1 della proposta di legge, condividiamo e sosteniamo con forza l’assunto che descrive «l’Economia solidale quale modello socio-economico e culturale imperniato su comunità locali e improntato a principi di solidarietà, reciprocità, sostenibilità ambientale, coesione sociale, cura dei beni comuni e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale».
La nozione di coesione sociale in particolare, soprattutto in un periodo storico come il presente, ha la capacità di focalizzare il punto di interesse sull’intero assetto del corpus sociale. Produrre “coesione” significa “mettere insieme” parti fra loro differenti per raggiungere un tessuto sociale integrante; l’attenzione pertanto va oltre il “portare dentro” dell’inclusione sociale, per ampliarsi al tema del “tenere insieme”.
A questo proposito richiamiamo il report “Coesione è competizione”, redatto dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, che descrive l’universo di aziende che interagiscono con le comunità, le istituzioni, i territori, i consumatori, il Terzo Settore. Il report rappresenta inoltre come anche i territori possono essere coesivi, cio? caratterizzati dalla presenza di legami e relazioni solide e profonde tra le loro diverse componenti: comunità, imprese, istituzioni, associazionismo, volontariato, non profit.
In tal senso le regioni più? coesive, quelle con una maggiore attenzione al lavoro e alla legalità, con maggiore presenza del non profit e maggiore livello di relazionalità delle imprese e dei territori, sono in ordine Trentino Alto Adige (137,4 sulla media dell’Italia uguale a 100), Lombardia (114,5), Veneto (113,5), Toscana (109,4), Friuli-V. G. (108,5). Territori in cui la coesione sociale ?è superiore al livello medio nazionale. Proprio in questo ragionamento sale alla ribalta l’importanza dei Forum del Terzo settore e dell’Economia solidale, come attori in grado di produrre “ricchezza immateriale”: quella che alimenta la fiducia, la soddisfazione, il senso di comunità e di vita civile, l’equità.
Altro elemento distintivo della proposta di legge riguarda la strutturazione prevista per le istituzioni dell’Economia solidale (la Comunità Distrettuale di Economia Solidale (ComDES) e la Federazione bioregionale del Friuli-V. G.), luoghi che devono effettivamente diventare tavoli di confronto reali della società civile nei Territori e nelle Comunità regionali. L’articolo 6 introduce inoltre il Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale definendone composizione, durata e funzionamento; auspichiamo che tale tavolo preveda, come già segnalato dallo scrivente su altre tematiche, l’individuazione di elementi strutturali di “filiera”, per riprendere un tema caro alla proposta di legge, e quindi di integrazione tra le diverse aree di competenza assessorili.
È significativo sottolineare come esistano già esperienze concrete sul territorio regionale che rappresentano ad oggi i neo-Distretti di Economia solidale, quali ad esempio:
- la neocostituita “D.E.S. Friûl di Mieç - Società Cooperativa Agricola di Comunità”: il progetto si basa sulla filiera a chilometro zero dei cereali, sostenibile e solidale, e intende dare nuova linfa al settore agricolo e della panificazione, oggi entrambi in sofferenza, promuovendo un “patto” con i cittadini consumatori, i negozianti e i ristoratori locali, le associazioni. Tale forma cooperativa si inserisce inoltre nel progetto denominato, “cooperazione di comunità”, che si sta sviluppano sul territorio nazionale e regionale per sviluppare nuove esperienze comunitarie, anche in sinergie con il mondo dell’associazionismo, con la volontà di favorire l’auto-organizzazione dei cittadini e lo sviluppo di servizi a favore della comunità (servizi di trasporto sociale, servizi di domiciliarità leggera, consegna farmaci a domicilio, consegna dei pasti a domicilio, etc).
- Il Forum dei Beni Comuni ha ideato e elaborato il progetto del “Patto della farina” che ? stato proposto ai distretti di Economia Solidale di Gorizia e di Udine con la creazione di una filiera che vede gli agricoltori, il mugnaio, i panificatori coinvolti in un unico “patto territoriale” per promuovere la distribuzione del pane e della farina ai cittadini.
A fine di potenziare le esperienze già esistenti e garantirne un maggiore sviluppo territoriale delle tematiche relative all’“Economia solidale”, riteniamo di estrema importanza la promozione di interventi formativi sui temi dell’Economia solidale; tali interventi dovrebbero riguardare il livello della società civile in maniera trasversale, istituzioni scolastiche comprese, al fine di sensibilizzare le singole comunità e i relativi territori.
Il Forum del Terzo Settore?, in conclusione, fermamente convinto che la presente proposta di legge rappresenti il dovuto e significativo momento di “sintesi istituzionale” di quelle ottime pratiche di Economia solidale che si stanno espandendo in Friuli-V. G.; il Forum si rende altresì disponibile a interloquire con le istituzioni dell’Economia solidale previste al fine di perseguire gli obiettivi generali previsti dall’articolo 1.