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"La Vicìnia"
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Clavais, fotografato dalla località Pedrêt. La foto è stata scelta per illustrare il mese di giugno, nel calendario 2017 curato dall’Associazione culturale Clavajas

Il numero 22 del periodico “Clavajas il nesti paîs” che presenta l’articolo “Proprietà collettive, Usi civici a Clavais” di Mattia Primus
«Gli unici a poter vantare diritti di fruibilità e godimento su di essi sono gli abitanti»
CLAVAIS RISCOPRE I BENI COLLETTIVI
Ne scrive il periodico “Clavajas il nesti paîs”, presentato il 30 dicembre

[Mattia Primus]
Dopo Collina e Liariis, un’altra Comunità del Canal di Gorto (in Carnia) è intenta a riscoprire i suoi diritti collettivi in vista di un’autonoma gestione del proprio patrimonio agro-silvo-pastorale.
Si tratta di Clavais, in Comune di Ovaro, ove è attiva l’Associazione culturale Clavajas. Per l’ultimo numero del periodico “Clavajas il nesti paîs”, presentato dal sodalizio il 30 dicembre, Mattia Primus ha curato un interessante articolo dedicato ai 120 ettari di Beni collettivi della piccola frazione ovarese.
Non si tratta di una proprietà comunale, precisa Primus, ma di una proprietà indivisa dei Frazionisti che, attraverso una gestione collettiva ispirata a quanto si sta già facendo nelle vicine Comunità di Ovasta, Pesariis, Givigliana e Tualiis, potrebbe raggiungere importanti traguardi «per quanto riguarda la conservazione del territorio, la tutela della biodiversità, senza escludere la crescita socio-economica della popolazione».


Gli usi civici a Clavais

Il territorio del vecchio Comune di Clavais aveva una superficie complessiva di circa 450 ettari (Carta Catastale Comune Censuario di Clavais, anno 1813, Archivio di Stato di Udine) di cui 330 erano, e sono tuttora, di proprietà di privati, mentre per quanto riguarda i restanti 120 ettari, tutti pensano che siano di proprietà del Comune di Ovaro (in effetti anche ai fini fiscali, sono intestati al Comune) ma in realtà quei territori non sono altro che i così detti “terreni di uso civico” o “proprietà collettive”; non appartengono, nel senso stretto del termine, a nessuno, ma gli unici a poter vantare dei diritti di fruibilità e godimento su di essi sono gli abitanti di Clavais. Sia chiaro che questa non è una particolarità della nostra frazione, ma una realtà riscontrabile in quasi tutte le comunità carniche, e in moltissime altre località dell’Italia e del mondo. Solo nel Comune di Ovaro ad esempio troviamo: la comunità di Cludinico che può vantare diritti di uso civico su 84 ettari di territorio, la frazione di Lenzone a sua volta dispone di 24 ettari; Agrons e Cella, 50 ettari e così via...
La legge 1766 del 1927 riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, stabiliva che venissero accertati e liquidati i diritti di uso civico spettanti agli abitanti di un Comune o di una frazione di Comune, e al capo 3 diceva: “chiunque eserciti o pretenda di esercitare diritti di uso civico è tenuto, entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge, a farne dichiarazione al commissario istituito”. Nel Comune di Ovaro solo gli abitanti di Ovasta si interessarono agli sviluppi della vicenda e così gli furono riconosciuti ufficialmente i diritti di uso civico sul territorio pertinente la loro frazione; infatti, ancora oggi Ovasta è l’unico paese del Comune di Ovaro ad avere un proprio Comitato frazionale per la gestione dei propri boschi.
Per quanto riguarda gli abitanti delle altre frazioni, non sappiamo perché nel 1927 non si fecero avanti (ma si potrebbe indagare…) forse perché già allora la consuetudine del plovit stava venendo meno, forse erano distratti... del resto lo furono quasi tutti i paesi della Carnia.
Fatto sta che sfruttando questa legge (nata per “riordinare” e quindi anche tutelare gli usi civici, non certo per estinguerli) i comuni si sono pian piano impossessati dei territori delle loro frazioni, facendo cadere nel dimenticatoio i diritti di uso civico.
Ma i diritti di uso civico non si sono mai estinti. Nessuna legge lo dice. Anzi, nel corso degli anni sono state emanate altre leggi in materia e tutte vanno a favore del mantenimento di questi diritti.
Dal dopoguerra in poi, a Clavais (come ci confermano alcuni documenti del Consiglio dei Capifamiglia degli anni ‘50) c’è stata la consuetudine di “richiedere” il legnatico al Comune di Ovaro tramite un’apposita domanda, per il taglio di piante o semplicemente per il prelievo di legna da piante cadute. Ciò dimostra che la questione delle terre civiche è stata “dimenticata” da moltissimo tempo. Infatti anche i più anziani del paese sono convinti che nel territorio di Clavais ci siano boschi di proprietà del Comune di Ovaro. Oltre al passare degli anni, allo spopolamento e al progresso, un altro fattore che ha probabilmente contribuito all’ignoranza collettiva in materia è la confusione che si può fare con i termini: perché anche 300 e 500 anni fa i boschi di uso civico non venivano chiamati certamente “terre civiche” ma erano detti, guarda caso “communali”, comunali si, ma non del Comune di Ovaro (che ancora non esisteva) ma della comunità di Clavais, poi Vicinìa poi ancora, Comune Censuario di Clavais!
C’è da dire comunque che, con il metodo della “domanda al Comune” attuato per oltre mezzo secolo, gli abitanti di Clavais sono riusciti comunque a sfruttare in parte i loro diritti sul legnatico. Ma negli ultimi anni è subentrato un altro problema: per assurdi cavilli burocratici e ipocrite paure sulla “responsabilità” anche facendo la domanda non si può più prelevare una pianta dal bosco senza una ditta specializzata o un boscaiolo qualificato. E se si vogliono tagliare due ramoscelli col masànc bisogna chiamare un boscaiolo, pagarlo ovviamente, e farseli portare nella lobia col trattore!
E non è tutto: questa ridicola fase è durata ben poco, perché ora invece, boscaiolo o no, grazie all’Associazione dei cinque Comuni non si possono più presentare domande per il taglio o prelievo di piante punto e basta!
Quindi la situazione è diventata completamente paradossale; per anni abbiamo presentato domande che non aveva senso presentare (perché era l’equivalente di chiedere a qualcuno il permesso di entrare in casa propria) e ora le domande non possiamo neanche farle e in casa nostra non possiamo proprio entrare!
Infine un aspetto non secondario riguarda la gestione del patrimonio boschivo. Le legge prevede che laddove una comunità non gestisca autonomamente il proprio territorio, la gestione passa al Comune di appartenenza che è obbligato a tenere un bilancio separato e a dedicare gli eventuali utili esclusivamente per la comunità che gode dei diritti di uso civico su quel territorio. Gli introiti che si possono ricavare dalla gestione di un territorio seppur vasto come quello di Clavais, sono una goccia nel mare del bilancio comunale, ma sarebbero una ricchezza non da poco nel bilancio di una frazione di 40 abitanti.
Le gestioni collettive presenti in Italia e nel mondo dimostrano che laddove si è permessa l’amministrazione da parte delle Comunità locali in autogestione, sono state raggiunte vette di eccellenza per quanto riguarda la conservazione del territorio, la tutela della biodiversità, senza escludere la crescita socio-economica della popolazione.
In Friuli Venezia Giulia risultano essere 48 i comuni (fra cui Ovaro) con in corso operazioni di accertamento e verifica delle zone soggette ad uso civico. 79 sono i comuni con operazioni archiviate. E molti altri i comuni con operazioni “non definite”. Il Comune di Ovaro risulta anche assegnatario di un contributo, nell’ambito del Piano Paesaggistico Regionale, per la ricognizione delle aree gravate da usi civici. Cosa stia facendo l’Amministrazione o cosa abbiano fatto le precedenti Amministrazioni Comunali a riguardo non ci è dato saperlo.
Quello che sappiamo è che da Clavais negli ultimi dieci anni se ne sono andati almeno 30 autotreni carichi di abeti... i nostri abeti! E noi non possiamo fare neanche las peças...

“Clavajas il nesti paîs”, n. 22 dicembre 2016