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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2016
 

La costituzione ufficiale a Lamosano di Chies, nel luglio scorso
È NATA LA COMUNANZA DELLE REGOLE DI ALPAGO
Prosegue il percorso per la restituzione alle Comunità della gestione dei Beni collettivi

[Stefano Lorenzi, segretario della Consulta Veneta della Proprietà Collettiva]
Anche il Notiziario delle Regole d’Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”, nel numero di novembre (www.regole.it), annuncia solennemente la costituzione ufficiale della “Comunanza delle Regole dell’Alpago”, della quale si era parlato pure nella recente Riunione scientifica di Trento (www.usicivici.unitn.it). Per l’intera regione Veneto, si tratta di uno storico passo sulla strada della restituzione alle Comunità della gestione dei Beni collettivi, la quale, fino alla legge regionale 26 del 1996, quasi ovunque era detenuta dai Comuni.
Nel caso dell’Alpago, si tratta di un passo ancora più importante e significativo in quanto la Comunanza riunisce 6 antiche Regole che hanno scelto la strada della collaborazione per essere rappresentate unitariamente ed avere un organismo di assistenza per il disbrigo delle formalità amministrative, tecniche e legali, la cura dell’anagrafe regoliera e il supporto gestionale.
Lo storico evento viene commentato dal segretario della Consulta veneta della Proprietà collettiva, Stefano Lorenzi nell’articolo “Nasce la Comunanza delle Regole di Alpago”.


Il 30 luglio 2016 è stata costituita a Lamosano (Chies d’Alpago), con atto pubblico redatto davanti al notaio Francescon di Belluno, l’associazione della “Comunanza delle Regole dell’Alpago”, i cui associati sono le sei Regole dell’Alpago ricostituite con Legge regionale del Veneto 19.08.1996 n. 26.
Attraverso questa norma, che in agosto ha “compiuto” vent’anni, molte realtà locali del Veneto hanno potuto ricostituire le loro antiche Regole, riaffidando alle varie comunità la gestione dei beni agro-silvo-pastorali quasi ovunque detenuti dai Comuni. L’esistenza di una Consulta Veneta della Proprietà Collettiva è stata possibile grazie appunto a questa legge e, soprattutto, ai comitati di ricostituzione delle diverse Regole, che in questi anni hanno lavorato e combattuto per ridare vita alle antiche proprietà collettive di montagna.
In questo senso, il caso dell’Alpago è doppiamente virtuoso, in quanto ha prima ricostituito e riaffrancato sei delle antiche Regole della zona e le ha poi portate ad associarsi fra loro: è questo il primo esempio di Comunanza costituita ai sensi della Legge 26/96, associazione nata con l’obiettivo di gestire con maggiore efficacia i beni regolieri alpagoti.
Le Regole che formano la nuova Comunanza sono: la Regola del Monte Salatis, Regola di Cruden e Federola, Regola di Funes-Pedol e Famiglie Munaro di Molini, Regola di Irrighe, Regola di Montanes e Regola di Plois e Curago. Potranno essere associate alla Comunanza anche altre Regole riconosciute, purché siano insediate sul territorio dell’Alpago e condividano le finalità dell’associazione.
Gli obiettivi della nuova Comunanza sono quelli di rappresentare unitariamente tutte le Regole associate, assisterle nel disbrigo delle formalità amministrative, tecniche e legali, mantenere l’anagrafe regoliera, supportare le Regole associate qualora siano in difficoltà con i propri organi amministrativi. Importante è anche l’aspetto della progettazione e realizzazione di interventi sul territorio, che l’associazione esercita a beneficio delle singole Regole, anche attraverso la possibilità di un’economia di scala che organizzi al meglio il lavoro, anche con personale tecnico, amministrativo e di sorveglianza.
Un occhio attento è dato anche alle iniziative utili a mantenere le antiche consuetudini, il folclore e le tradizioni legate alla cultura regoliera locale, anche attraverso la corresponsione di borse di studio o la sponsorizzazione di dottorati o corsi di formazione che abbiano il contenuto e la finalità di aumentare la conoscenza della storia regoliera.
La Comunanza si farà poi promotrice di attività volte allo sviluppo ambientale, turistico, culturale, alla tutela dei prodotti tipici e, più in generale, della promozione del benessere della popolazione anche mediante una gestione sostenibile e condivisa dei territori stessi.
Interessante, a tale proposito, è il progetto volto a riqualificare, mantenere e rimettere in produzione i terreni agricoli privati che i singoli proprietari hanno abbandonato o non riescono più a gestire, attraverso accordi con i singoli titolari dei fondi.
L’adesione alla Comunanza è subordinata al pagamento di una quota sociale “una tantum” da parte di ciascuna Regola aderente, determinata in misura proporzionale al patrimonio e al numero dei “fuochi famiglia”.
A differenza di quanto accade per le Regole Ampezzane, la Comunanza alpagota non ha un “patrimonio antico” proprio, ma può acquisire beni nel tempo, che rimangono però esclusi dai vincoli di inalienabilità e indivisibilità tipici dei patrimoni regolieri: le terre antiche vincolate rimangono, infatti, proprietà assoluta delle singole Regole associate.
Il Consiglio direttivo della nuova Comunanza prevede la presenza di alcuni componenti aventi diritto, cioè i Presidenti delle varie Regole associate (o loro delegati), e di rappresentanti votati dall’Assemblea per ciascuna Regola. In seno al Consiglio è prevista la figura del Presidente e del Vicepresidente, che devono però essere scelti fra i membri eletti dall’Assemblea e non fra quelli di diritto.
Un Comitato di Controllo di tre persone, eletto dall’Assemblea Generale, sorveglierà l’attività amministrativa del Consiglio, segnalando eventuali irregolarità all’Assemblea.
Al di là della storica presenza della Comunanza delle Regole d’Ampezzo, proposte di costituzione di Comunanze fra Regole in varie vallate erano state più volte studiate e ipotizzate negli scorsi anni, ma ad oggi è la Comunanza dell’Alpago l’unica ad essere riuscita a costituirsi regolarmente.
Al lavoro su questo tema sono, tuttavia, anche le Regole di Selva di Cadore e, con fasi alterne, anche le Regole di Colle S. Lucia.
Dal punto di vista della gestione dei beni, a volte, l’associazione di diversi soggetti è la soluzione più idonea per trovare modalità di funzionamento che Regole troppo piccole rischiano di non avere, laddove la consistenza dei beni patrimoniali e produttivi, e l’esiguo numero di famiglie aventi diritto, rischiano di non permettere alcuna attività.
Rispetto ai secoli passati, dove ogni piccola Regola aveva ragione di esistere in modo indipendente e viveva del lavoro svolto dalla maggior parte dei suoi componenti, oggi le realtà più piccole rischiano di estinguersi se non trovano modalità – come ad esempio quella della Comunanza – in cui unire le forze con altri per assicurare un futuro a se stesse e alla comunità che rappresentano. “Ad multos annos”, quindi, alla neonata Comunanza d’Alpago!