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"La Vicìnia"
Avost dal 2016
 
La presidente della Regione, Debora Serracchiani, “Bandiera nera 2016” per la gestione delle risorse idriche e per il devastante e insostenibile “Progetto Pramollo” (www.regione.fvg.it)

La “Bandiera nera” della “Carovana delle Alpi”
Sotto accusa il progressivo allontamento di Comunità e Comuni da gestione e controllo sulle risorse idriche
ECCO I “PIRATI” DELLA MONTAGNA
La Regione Friuli-V. G. “Bandiera nera” perché continua «a fare razzie nel patrimonio culturale, paesaggistico e architettonico»

Sono due la ragioni per le quali la “Carovana delle Alpi” di “Legambiente” ha attribuito la “Bandiera nera” alla Regione Friuli-V. G.: «Per il progressivo allontanamento dai Comuni montani della gestione e del controllo sulle risorse idriche» e «per la conferma del finanziamento del progetto Pramollo».
Le motivazioni sono dettagliatamente illustrate nel “Dossier” scaricabile all’indirizzo www.legambiente.it/contenuti/articoli/carovana-delle-alpi-2016.
Protagonisti della pessima “performance” dell’Amministrazione regionale sono in particolare i consiglieri regionali Vittorino Boem, Giulio Lauri, Pietro Paviotti e Diego Moretti, che hanno firmato la legge n. 5 “Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”.
La nuova norma, in dispregio alla volontà popolare manifestata in occasione dei referendum del 2011 e ai valori cardine dell’autonomia regionale, ha ulterioriormente peggiorato la situazione della montagna, cancellandone ogni residua forma di specificità e autonomia.
I quattro consiglieri, durante l’iter del provvedimento e dopo, hanno rifiutato ogni serio confronto con i Comitati popolari, hanno volutamente falsificato le vicende che hanno portato alla fallimentare esperienza di “Carniacque spa” e hanno addossato le responsabilità di tale clamoroso fallimento alla gestione autonoma e comunitaria.


Bandiera Nera a Regione Friuli-V. G.

Motivazione: per il progressivo allontanamento dai Comuni montani della gestione e del controllo sulle risorse idriche

Descrizione: Negli anni Cinquanta la montagna friulana, e la Carnia in particolare, avevano visto concretizzarsi la grande “rapina” attuata dalla “Sade” - l’industria monopolistica favorita dal fascismo prima e dai governi democristiani poi – che, succhiando le acque di fiumi, torrenti e rii per convogliarle nelle proprie turbine produceva, insieme all'elettricità, disastri ambientali e grandi profitti. Quello che sta giungendo a compimento ora è qualcosa di analogo e riguarda l’acqua da bere, che da “bene comune” dovrebbe trasformarsi in una qualsiasi “merce” su cui intascare utili. Questo piano di graduale espropriazione della montagna ha avuto inizio nel 1994 con la “Legge Galli”, che pur conteneva molti aspetti positivi. Al posto delle comunità di villaggio, organizzate nelle “vicinie” e dei Comuni, che, per secoli, avevano assicurato e ben amministrato il rifornimento idrico dei piccoli paesi alpini, il governo dell’acqua è stato portato in capo agli “Ambiti Territoriali Ottimali” (Ato), la gestione in capo a società, mentre la «completa copertura dei costi e dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» è stata scaricata sugli utenti, mediante tariffa, destinata a diventare sempre più “salata”. Si è creata così una frattura nella consolidata autogestione democratica locale, che una serie successiva di leggi statali (Dlg 152/2006, L. n. 133/2008) e regionali (LR n. 13/2005) ha accentuato, dando maggiori spazi alla privatizzazione.
Nemmeno la chiara vittoria del “Sì” al referendum del giugno 2011 sull’acqua pubblica è bastata per bloccare definitivamente questa deriva.
Nel territorio montano della Provincia di Udine si è così assistito dapprima alla sottrazione ai Comuni della gestione del servizio idrico ed al suo affidamento a “Carniacque Spa”, poi, quando questa società si è trovata in una difficile situazione finanziaria, si è deliberato il suo prossimo assorbimento da parte del “Consorzio Acquedotto Friuli Centrale Spa” (Cafc), che, dopo ulteriori aggregazioni in regione, sarà a sua volta fagocitato dalla potente multiutility “Hera” che ha già assorbito “Acegas” di Trieste e “Amga” di Udine. Nonostante il dimostrato fallimento della centralizzazione della gestione del servizio idrico nei territori montani, la Regione Friuli-V. G., diversamente da quanto avvenuto nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, procede ad ulteriori passi funzionali alla discesa in campo di grandi società. Ne è un chiaro esempio la recente legge regionale 15 aprile 2016 n. 5, che riorganizza, integrandoli, il servizio idrico ed il servizio di gestione dei rifiuti urbani, prevedendo l’«unicità della gestione», l’estensione all’intero territorio regionale dell’Ambito territoriale ottimale e l’individuazione di un’Autorità unica per i servizi idrici ed i rifiuti. È una legge che recepisce i principi esposti nella relazione “Una nuova politica industriale dei servizi pubblici locali: aggregare e semplificare”, presentata dall’allora presidente della “Cassa Depositi e Prestiti”, Franco Bassanini, al convegno della “Federutility” dell’ottobre 2014. In essa si esplicita chiaramente che «l’obiettivo da perseguire è quello di rivedere l’assetto dell’offerta, ponendo le condizioni perché nascano operatori di grandi dimensioni, capaci di competere con grandi players europei anche nei mercati emergenti». Questi principi sono lontani anni luce dalla nostra “cultura dell’acqua” e la dicono lunga sul destino dei territori montani.
Ancor più grave è il fatto che la Regione si dimostri ostile alla volontà di gestire autonomamente il servizio idrico (previsto dal Dlgs 152/2006 per i Comuni con popolazione inferiore a 1000 abitanti), si rifiuti di rispondere alle numerose petizioni popolari presentatele e, da ultimo, abbia prepotentemente respinto la richiesta di indizione del referendum di abolizione della L. R. 5/2016 sul servizio idrico, negando ai cittadini il diritto democratico di esprimersi.

Dal “Dossier” di “Caravona delle Alpi 2016”
www.legambiente.it/contenuti/articoli/carovana-delle-alpi-2016