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"La Vicìnia"
Lui dal 2016
 
Franceschino Barazzutti, presidente del Comitato promotore del referendum

La società civile domanda l’abrogazione della legge regionale 5/2016
SERVIZIO IDRICO: DEMOCRAZIA E SUSSIDIARIETà VANNO RIPRISTINATE
Presentata il 28 giugno l’istanza referendaria sottoscritta da 1336 elettori

[Franceschino Barazzutti, presidente - Aldevis Tibaldi, portavoce]
Nella mattinata del 28 giugno una folta rappresentanza dei Comitati regionali e della società civile, qualificatasi quale soggetto promotore ai sensi della legge regionale 5/2003, ha depositato negli uffici di Presidenza della Regione, a Trieste, la proposta di referendum abrogativo che prelude alla abrogazione della vigente legge 5/2016.

L’istanza referendaria è stata sostenuta da mille 336 sottoscrittori, a testimonianza di una partecipazione che è andata ben al di là dei 500 stabiliti dalle norme vigenti e, per di più, superando il minimo richiesto in ognuno dei 5 collegi elettorali regionali.
Particolarmente sentita è stata la partecipazione delle Comunità carniche che la legge contestata spinge ad un inevitabile declino e non di meno alla sottomissione ad un centralismo regionale che prelude alla perdita delle antiche virtù di efficienza e di responsabilità.
Ma altrettanto vistosa è stata la partecipazione della Bassa, di Porpetto in particolare, insidiata dal tentativo di condizionare i pozzi artesiani ad uso privato, per poi sottometterla ad un servizio idrico integrato che allude ad una vera e propria privatizzazione dell’acqua.
Il quesito referendario proposto non lascia dubbi di sorta sull’insoddisfazione di una popolazione tenuta all’oscuro di tutto e su di un iter approvativo che, irridendo la partecipazione sancita dal dettato costituzionale, è giunto al punto di impedire l’audizione della società civile e persino dei sindaci che ne avevano fatta espressa richiesta.
Semplice ed immediato, dunque: «Volete voi che sia abrogata la Legge regionale 15 aprile2016, n. 5 “Organizzazione delle funzioni relative al sevizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”?».
Un quesito inteso a contestare tutto l’impianto della legge di cui si chiede l’abrogazione. Convinto che l’acqua non sia una merce, bensì un bene comune e che tale debba rimanere, unitamente alle infrastrutture che ne consentono l’utilizzazione, il soggetto promotore si dice fermamente convinto che le risorse idriche debbano essere legate a pratiche di democrazia locale, di sussidiarietà, di forte partecipazione e di coinvolgimento diretto delle Comunità e delle Amministrazioni locali. Contestando la deriva autoritaria e tecnocratica di un vertice regionale che allude all’efficienza per aprire la porta a gestori ricchi di risorse finanziarie e di sete di guadagni, i promotori puntano dunque all’affermazione di una autonomia consapevole e, in prospettiva, ad un modello collaudato e funzionale: lo stesso adottato nelle provincie autonome di Trento e Bolzano. L’iniziativa è stata successivamente illustrata in dettaglio nel corso di una conferenza stampa convocata il 4 luglio presso le sale del Palazzo Regionale di Udine.