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"La Vicìnia"
Lui dal 2016
 

Don Floriano Pellegrini, presbitero cadorino (Zoldo Alto, 1956), ha collaborato alla stesura della legge statale sulla montagna e di quella veneta sulle Regole
L’allevamento del toro nei villaggi della val di Zoldo
ANTICHE USANZE COLLETTIVE

[Pre’ Floriano Pellegrini]
Così don Floriano Pellegrini, commenta un importante documento su antiche usanze collettive, diffuso tramite la sua preziosa “newsletter”: «Inviamo, certi di far cosa gradita, il documento n. 2 delle carte sciolte della Società della latteria di Coi. È assai interessante, in quanto, al di là dell’occasione contingente in cui è stato steso, certifica gli usi collettivi per l’allevamento e la fruizione del toro frazionale; i quali usi si dice essere (pur con quel nome imposto di frazione) in sintonia con le precedenti consuetudini e organizzazioni delle Regole. Il documento è assolutamente inedito; dalle date iniziali si evince che è dei primi mesi del 1911. Contiene pure altre informazioni sulle nevicate e sulle modalità di allevamento di tori ad uso lavorativo o commerciale (venduti per carne o per lavoro a terzi). Cent’anni fa, insomma, la situazione agraria nel Baliato di Coi e in val di Zoldo era completamente diversa dall’attuale! A tutto vantaggio di allora e di onore delle persone di allora, e delle leggi di allora».

Regno d’Italia Provincia di Belluno Comune di Zoldo Alto
A Sua Eccellenza il Ministro d’Agricoltura Industria Commercio.

I sottoscritti incaricati rappresentanti le varie frazioni del Comune di Zoldo Alto fanno ricorso a S. Eccellenza Ill.ma contro il Regolamento della nostra Deputazione Provinciale in data 25 Giugno 1909 e 1° Aprile 1910 ed approvato il 29 Dicembre 1910 dal R. Ministro Raineri [?] riguardante l’acquisto e approvazione preventiva dei tori destinati alla monta pubblica.
Fino da epoca immemorabile, quando ancora non esistevano i Comuni, le vallate del Zoldano erano divise in frazioni, ognuna coi suoi appezzamenti di boschi pel combustibile e terreni pascolivi per gli animali.
Le Frazioni che ora compongono il Comune di Zoldo Alto sono ancora le stesse di oltre mille anni fa, e si chiamavano: Regola [di] Fusine (compreso Soramaè), Regola di Mareson, Regola di Pecol, la Regola grande di Coi, che comprende: Coi, Brusadaz, Costa ed Iral, e Regola di Goima, anche questa divisa in quattro borgate: Chiesa, Molin, Gavaz e Cordelle.
Essendo che siamo piantati in posizioni dove madre natura fu sempre madrigna del buono per noi, e che anche i nostri antenati ciò constatarono; per noi l’unico prodotto che ci porti qualche sollievo, oltre la quasi temporanea emigrazione; è la coltura degli animali, specialmente bovini, peccore, e capre: fino ab antiquo anche i nostri vecchi sempre studiarono il modo più utile ed adatto ai paesi e [al]le circostanze onde poter meglio, come si dice, sbarcare il lunario.
Fu dunque sino da quell’epoca che i nostri avi si unirono in consorzio e studiarono il modo più adatto e della minore spesa per l’acquisto e [il] mantenimento del toro per la monta delle loro vacche; perché anche a quel tempo [vi] erano delle famiglie povere, quindi nell’impossibilità di mantenersi per conto proprio il maschio; ricorrere ad altri era il suo perché contrario (perché fu sempre mondo), sicché chi stava peggio ed il più maltrattato era sempre il povero.
Si capisce che anche in quei tempi esisteva qualche persona coscienziosa e dabbene, e che studiata la cosa per il bene comune istituirono la società come si dice ora; formarono un regolamento per l’acquisto e manutenzione del toro, ed assegnarono ad ogni frazione un appezzamento di terreno tolto dai pascolivi, che ridotto a segativo servisse pel mantenimento del maschio.
Questi appezzamenti di terreno esistono ancora sempre allo stesso scopo ed utilità, come da chi sa quanti secoli adietro, ed il capitale per l’acquisto fu formato mediante il tasso ad ogni bestia d’un importo cui non si conosce il totale ora, e che fu sempre conservato ed aumentato nelle occorse circostanze.
Fu stabilito un regolamento unico allora, cui ogni frazione possiede il suo, di cui il tutto è eguale per tutti, avi però delle modificazioni ed agiunte a seconda [del]le circostanze delle diverse Frazioni. Ecco ad esempio alcuni articoli del regolamento:
Art. 1° Il toro sarà acquistato per cura del tenitore con capitale Sociale ogni anno a spese proprie (ciò in certe Frazioni, e certe invece nominano una commissione per l’acquisto), che sia di bella e buona qualità, capace del suo mestiere, ben tenuto e ben governato; avvertendo che se dovesse deperire per malacura del tenitore questi dovrà riffondere alla Frazione del proprio, se invece succedessero disgrazie accidentali in servizio il denaro sarà comune.
Art. 2° La manutenzione del medesimo sarà fatta col fieno raccolto dal prato frazionale a ciò destinato.
Art. 3° Il toro sarà tenuto a turno, un anno ogni due vacche, sarà obbligato a prestare servizio dal… al… gratuitamente a tutti i frazionisti; il turno sarà estratto a sorte a chi tocca fra i possessori di due bestie in più, ogni qual volta accada dover fare il sorteggio; restano però esclusi da quest’onere i poveri che sono nell’impossibilità di tenere più d’una vacca, a’ quali viene prestato il servizio gratuitamente.
Art. 4° Per cura della frazione sarà compilato e consegnato al tenitore del toro per turno un registro, da verificarsi ogni anno dalla frazione, nel quale saranno fedelmente notate tutte le bestie servite, e ciò per evitare che non succedano suterfugi o frodi.
Art. 8° Dopo acquistato il toro dal rispettivo tenitore e accompagnato in frazione, sarà obbligato a presentarlo alla Commissione incaricata per l’approvazione, denunciare il prezzo di costo del medesimo (e ciò per avere un dato positivo in caso di disgrazia). Se la Commissione incaricata lo giudicherà idoneo bene, caso diverso l’acquirente a sue spese dovrà surogarlo.
Altri articoli tralasciati e che seguono non vale il caso trascriverli qui, perché innerenti al buon andamento e conservazione del capitale e della regola.
Ora, avendo noi alla buona spiegato come esistono le costumanze nelle nostre frazioni, lo scopo del nostro ricorso a quest’On.le Ministero si è che intendiamo non dover sottostare alle prescrizioni ed oneri imposti dal Regolamento Provinciale ora in attività, e ciò per più mottivi:
1° Le nostre Frazioni non tengono stazione di monta pubblica allo scopo di guadagnare come in tanti siti usano, ma è una vera società d’assistenza reciproca, senza nisunissimo guadagno; ma scambievole prestanza l’un l’altro e nulla più.
2° Lodiamo l’intenzione dei nostri On.li Legislatori nell’approvare, e dei nostri Illus.mi Provinciali che proposero, sicuro che ciò fecero colla sana coscienza di fare un bene ai loro Amministrati, ma nelle nostre regole e frazioni era già ormai provveduto e da tanti anni in vigore.
L’Articolo 2° del regolamento Provinciale non esclude che qualunque privato possa tenere il proprio torello (cosa che se mai [non] fosse sarebbe proprio contro il buon senso e la libertà privata), perdurando o valendo con forza superiore mantenere in vigore frà noi l’impostoci regolamento, succede, come fu dalla maggioranza proposto che venissero sciolte le fin’ora esistite Società; la maggior parte anzi due terzi delle famiglie si provvedono da per loro e per proprio uso il torello, e la classe povera che i nostri usi ha sempre favorito gratuitamente, quando loro occorra andranno in cerca dove? Alla Deputazione Provinciale?
Nòtisi ancora: che in Zoldo Alto siamo tutti in paese di alta montagna, frazioni distanti l’una dall’altra, privi di viabilità e comunicazioni fra noi, e che l’inverno la neve si abbonda di due, tre, quattro ed anche cinque metri d’altezza, come lo fu nel passato anno 1888, 1839 e tanti altri, e dover stare fino a quaranta giorni segregati dal consorzio umano, massime le frazioni di Coi, Brusadaz, Costa, Iral, Soramaè e Goima, ora: ciò che è stato, certo in Zoldo Alto tornò [?] si domanda: chi non ha il proprio torello in stalla, e che sono proibiti di ricorrere all’assistenza altrui in base al sucitato A. 2° in tale circostanza dimandiamo noi a chi ricorrere? telegraficamente alla Deputazione Provinciale e collo stesso mezzo ricevere il toro divisato?
Fin ora ogni frazione ebbe sempre il proprio toro, ma furono sempre di privati come ne sono ancora ora privati che allattano per interesse proprio dei vitelli, massime per avere bestie da lavoro e per il commercio. Successe tante volte che durante l’inverno il toro consorziale si ammalò, o per caso o per disgrazia accidentale, da non poterne più far uso, di surogarli non era possibile causa (i casi suaccennati della viabilità), ecco che allora erano quei privati possessori di vitelli a ciò abili che soperivano alla bisogna amichevolmente e gratuitamente.

Baliato dai Coi (in Val di Zoldo)
Coi, venerdì 10 giugno 2016