Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Lui dal 2016
 
La tavola rotonda di Ostana dedicata dal Summit delle Bandiere verdi della “Carovana delle Alpi” al tema: “Per una gestione condivisa e comunitaria del territorio”

Daniela Risso, presidente dell’Amministrazione separata dei Beni di uso civico di Andonno (Cuneo)
Il Comune di Ostana e “Alpi Legambiente” hanno lanciato una petizione “on line”
PER IL RIORDINO FONDIARIO E LA GESTIONE COLLETTIVA DELLE PROPRIETà IN MONTAGNA
Il documento riprende l’appello promosso nel 2008 dalla Riunione scientifica

[M. Z.]
«Il riordino fondiario è una questione di prioritaria importanza in montagna... Le Associazioni Fondiarie (Asfo) che stanno nascendo in Italia, aggiungendosi alle tradizionali esperienze di gestione collettiva tipica dei Demani Civici e delle Proprietà Collettive, possono costituirne la soluzione»: con questa motivazione, “Alpi Legambiente” e il Comune piemontese di Ostana hanno lanciato la petizione “Per il riordino fondiario e la gestione collettiva delle proprietà in montagna”.
Il documento può essere firmato all’indirizzo web www.change.org/p/presidente-del-consiglio-del-ministri-per-il-riordino-fondiario-e-la-gestione-collettiva-delle-propriet%C3%A0-in-montagna?recruiter=43890587&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive.
L’appello, elaborato il 2 luglio ad Ostana, nelle Valli occitane del Piemonte, durante il 2° summit delle Bandiere verdi della “Carovana delle Alpi”, sarà consegnato al presidente del Consiglio del Ministri e ai presidenti delle Regioni.
All’elaborazione hanno contribuito anche Daniela Risso, presidente dell’Amministrazione separata dei Beni di uso civico di Andonno (Cuneo), e Luca Nazzi, portavoce del Coordinamento regionale delle proprietà collettive del Friuli-V. G., che hanno illustrato all’assemblea la mozione “Porre rimedio alle patologie fondiarie attraverso modelli di Proprietà collettive locali” approvata nel 2008 dai partecipanti alla XIV Riunione scientifica promossa dall’Università degli studi di Trento “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive”.


Il testo della mozione
“Per il riordino fondiario e la gestione collettiva delle proprietà in montagna”

Il riordino fondiario è una questione di prioritaria importanza in montagna, poiché indispensabile per porre rimedio a una situazione dove la proprietà frammentata costituisce un ostacolo per la collettività soprattutto laddove sono possibili reinsediamenti di popolazione giovanile. Le Associazioni Fondiarie (Asfo) che stanno nascendo in Italia, aggiungendosi alle tradizionali esperienze di gestione collettiva tipica dei Demani Civici e delle Proprietà Collettive, possono costituirne la soluzione. L’aspetto più innovativo di questa scelta sta nell’interpretazione della proprietà collettiva, non più come una nostalgia del passato, ma come un altro modo di “possedere” lasciando da parte la gestione individuale per passare (o meglio) ritornare a una gestione condivisa del bene collettivo. Le maggiori criticità per il decollo di queste forme collettive di gestione derivano dalla mancanza di una normativa specifica e per questo chiediamo alle istituzioni preposte di intervenire affinché si risolvano al più presto gli attuali impedimenti.

In specifico formuliamo le seguenti proposte:

Promuovere la costituzione e il funzionamento di Asfo riconoscendole come particolare tipo di associazione privata.

Consentire agli enti di gestione della Proprietà Collettiva di farsi carico delle tutela e della valorizzazione del patrimonio civico in piena autonomia.

Promuovere iniziative affinché Regioni, Stato, Unione europea adottino norme legislative e finanziarie volte a potenziare ed ampliare la possibilità di valorizzare il collettivismo proprietario a matrice locale.

Introdurre, o rendere applicabili se esistenti, norme che incentivino i proprietari di terreni incolti a concederli in gestione ad un’Asfo e a Enti di Gestione Collettiva per la relativa utilizzazione e valorizzazione.

Analogamente, per superfici di proprietari non identificabili o non reperibili,introdurre una normativa semplificata che assegni l’uso, anche solo temporaneamente, a Asfo e a Enti di Gestione Collettiva.

Per quanto riguarda i terreni in stato di abbandono, prevedere che il comune, mediante una procedura semplificata, dopo aver verificato lo stato di abbandono, ne possa assegnare la gestione, anche solo temporaneamente, alle Asfo e a Enti di Gestione Collettiva.

Incentivare i comuni a sostenere le Asfo e gli Enti di Gestione Collettiva che si costituiscono su i propri territori.

Prevedere che le Asfo e gli Enti di Gestione Collettiva possano accedere a tutti i contributi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale e da altre fonti di finanziamento.

Prevedere la possibilità di erogare forme di compensazione ai proprietari che affidano l’uso dei terreni alle Asfo e agli a Enti di Gestione Collettiva qualora venga a verificarsi un mancato reddito.

Riconoscere esplicitamente che la distribuzione ai proprietari concedenti un appezzamento all’Asfo e agli Enti di Gestione Collettiva di una frazione pro-quota del canone di affitto complessivo percepito dall’Asfo stessa o dall’Ente, non costituisce attività commerciale, ma semplicemente l’introito di un reddito dominicale che potrà essere tassato o no in funzione della collocazione altimetrica dell’area interessata.

Legambiente Alpi

Questa petizione sarà consegnata a:
Presidente del Consiglio del Ministri
Presidenti delle Regioni

www.change.org/p/presidente-del-consiglio-del-ministri-per-il-riordino-fondiario-e-la-gestione-collettiva-delle-propriet%C3%A0-in-montagna?recruiter=43890587&utm_source=share_petition&utm_medium=twitter&utm_campaign=share_twitter_responsive


Il testo della mozione
“Porre rimedio alle patologie fondiarie
attraverso modelli di Proprietà collettive locali”

I partecipanti alla XIV Riunione scientifica promossa dall’Università degli studi di Trento “Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive”, svoltasi a Trento nei giorni 20 e 21 novembre 2008, sul tema: “Perché insistere sull’attualità della Proprietà collettiva - Un falso dilemma: collettività arretrate e progressiste”,

• udita la relazione generale del prof. Francesco Adornato e le memorie presentate sulle diversificate filiere produttive ed ambientali realizzate dagli enti esponenziali delle Proprietà collettive a valorizzazione di ampi territori affidati alla loro gestione;
• ritenuto che, in particolare, molti dei territori montani di proprietà individuale trovino notevoli difficoltà a realizzare un’efficiente gestione economica e ambientale per le caratteristiche del regime fondiario afflitto da eclatanti fenomeni patologici (frammentazione, dispersione, polverizzazione), aggravati da un progressivo esodo rurale che porta ad una notevole diminuzione delle forze lavoro nei territori montani;
• considerato che le attività agricole, forestali e ambientali possono avere valenza economica ed ambientale se realizzate su proprietà accorpate e di ampia estensione, quali sono quelle offerte dalla Proprietà collettiva agro-silvo-pastorale in virtù dei requisiti della demanialità civica loro attribuita dalla legislazione pregressa;
• considerato altresì, che l’esodo rurale ha provocato in molti casi un abbandono dei terreni coltivati, dei pascoli e dei boschi o una loro degradazione colturale e gestionale che può essere rivitalizzata mediante il rilancio offerto dalla Proprietà collettiva agro-silvo-pastorale e ambientale che faccia perno sulle popolazioni rurali e montane residenti, da sempre attente custodi del loro territorio;
• convinti che una politica forestale, pascoliva e agraria nei territori montani non si risolve in termini di gestione economica e ambientale se non mettendo rimedio alle patologie fondiarie attraverso modelli di Proprietà collettive locali;

impegnano gli enti di gestione della Proprietà collettiva a
1. farsi carico della tutela e della valorizzazione del patrimonio civico in piena autonomia; e
2. promuovere iniziative affinché Regioni, Stato, Unione europea adottino norme legislative e finanziarie volte a potenziare e ad ampliare la possibilità di valorizzare il collettivismo proprietario a matrice locale con il
• consentire agli esistenti enti esponenziali delle Proprietà collettive di acquisire nuove superfici territoriali, assicurando a queste i requisiti della demanialità civica, inalienabilità, inusucapibilità, imprescrittibilità e immutabilità di destinazione, quale garanzia indispensabile per evitare di ricadere in futuro nei processi disgregatori della patologia fondiaria;
• promuovere e favorire iniziative per la istituzione, specialmente laddove più intenso è il processo di abbandono colturale e di esodo rurale, di comitati di ricostituzione o di nuova costituzione di Proprietà collettive, da garantire per la loro integrità futura dei sopraccitati requisiti di demanialità;
• favorire l’ampliamento e la nuova formazione di Dominii collettivi con aiuti finanziari, mediante la concessione di mutui, secondo le disposizioni del penultimo comma dell’art. 9 della Legge 1102/1971 e con le agevolazioni fiscali di cui all’art. 12 della medesima legge, da estendersi agli enti esponenziali esistenti e ai Comitati di ricostituzione o di nuova costituzione dei Demani
civici;
• estendere agli enti esponenziali delle Proprietà collettive ed ai Comitati di ricostituzione e nuove costituzioni di Dominii collettivi le agevolazioni dell’usucapione speciale abbreviata per i territori montani, di cui alla legge 346/1976, prescindendo dal riferimento alla piccola proprietà.